| E' una forma d'espressione inquietante, a volte persino alienante... ci si dibatte tra i pensieri di Zeno... li si analizza, e prima o poi ci si arrende all'evidenza : impossibile sottometterli tutti ai freddi meccanismi del raziocinio... li si riassume, senza mai riuscire a fornirne un quadro completo, autodescrittivo. Le catene di implicazioni gravosissime, ed infrangibili, i pensieri di Zeno sempre più fitti... un libro che estende le sue dimensioni nel tempo, con pagine che si frappongono a pagine che si frappongono a pagine... delle righe che frantumano e deridono il concetto di comprimibilità dell'espressione... un'oscillazione disarmonica : Zeno dentro Zeno, l'omino combattivo che pensa; Zeno verso Zeno, l'autolesionista; Zeno contro Zeno, tra un giusto proposito ed un'azione quanto mai sbagliata. |
| In quel momento vidi le sue braccia stringere e rassicurare tutti i suoi personaggi solitari e carichi d'amore, scaglie alla deriva lungo le vie del disastro. Erano già ottantaquattro giorni che Santiago falciava le schiume di quella signora turbolenta e scura : milioni di istanti, eppure la bottiglia d'acqua, e le cime, immobili come il destino. Quando il vecchio, curvo carena e logoro straccio, tornerà a fremere senza fame, vento, o aiuto, le risate di un dio malvagio torneranno ad abbattersi sul suo cuore salato... il vecchio si farà azzannare dagli squali, maltrattare da un presente cinico, ma non ferire nell'orgoglio. Amava le testuggini verdi, detestava i crampi, selvaggio vecchio e coriaceo come nessuno. |
Sogna ragazzo sogna, Roberto Vecchioni | |
E ti diranno parole rosse come il sangue, nere come la notte; ma non è vero, ragazzo, che la ragione sta sempre col più forte: io conosco poeti che spostano i fiumi con il pensiero, e naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo. Chiudi gli occhi, ragazzo, e credi solo a quel che vedi dentro; stringi i pugni, ragazzo, non lasciargliela vinta neanche un momento; copri l'amore, ragazzo, ma non nasconderlo sotto il mantello: a volte passa qualcuno, a volte c'è qualcuno che deve vederlo. Sogna, ragazzo, sogna quando sale il vento nelle vie del cuore, quando un uomo vive per le sue parole o non vive più sogna , ragazzo, sogna, non lasciarlo solo contro questo mondo, non lasciarlo andare, sogna fino in fondo, fallo pure tu! Sogna, ragazzo, sogna quando cala il vento ma non è finita, quando muore un uomo per la stessa vita che sognavi tu; sogna, ragazzo, sogna, non cambiare un verso della tua canzone, non lasciare un treno fermo alla stazione, non fermarti tu! Lasciali dire che al mondo quelli come te perderanno sempre: perché hai già vinto, lo giuro, e non ti possono fare più niente; passa ogni tanto la mano su un viso di donna, passaci le dita: nessun regno è più grande di questa piccola cosa che è la vita. E la vita è così forte che attraversa i muri per farsi vedere; la vita è così vera che sembra impossibile doverla lasciare; la vita è così grande che "quando sarai sul punto di morire, pianterai un ulivo, convinto ancora di vederlo fiorire" Sogna, ragazzo, sogna, quando lei si volta, quando lei non torna, quando il solo passo che fermava il cuore non lo senti più sogna, ragazzo, sogna, passeranno i giorni, passerà l'amore, passeran le notti, finirà il dolore, sarai sempre tu... Sogna, ragazzo, sogna, piccolo ragazzo nella mia memoria, tante volte tanti dentro questa storia: non vi conto più sogna, ragazzo, sogna, ti ho lasciato un foglio sulla scrivania, manca solo un verso a quella poesia, puoi finirla tu. |
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NauséeNon mi dice che un solo verbo: "Mi sopravvivo". L'accento non corrisponde affatto al viso. Non è tragico, è orribile.... Esprime una disperazione secca, senza lacrime, senza pietà. Sì, c'é in lei qualcosa di irrimediabilmente disseccato. La maschera cade, lei sorride. "Non sono affatto triste, Me ne sono meravigliata spesso, ma avevo torto: perché dovrei essere triste? In altri tempi sono stata capace di bellissime passioni. Ho odiato appassionatamente mia madre. E d'altra parte, a te" dice in tono di sfida "t'ho appassionatamente amato" Aspetta una replica. Non dico niente. "Tutto questo, beninteso, è finito." "Come puoi saperlo ?" "Lo so. So che non incontrerò mai più niente né nessuno che ispiri la mia passione. Lo sai, mettersi ad amare qualcuno, è un'impresa. Bisogna avere un'energia, una generosità, un accecamento.... C'é perfino un momento, al principio, in cui bisogna saltare un precipizio: se si riflette non lo si fa. Io so che non salterò mai più." "Perché ?" Lei mi getta uno sguardo ironico e non risponde. L'arsura che ha origine nel mio stomaco - e che si diffonde, con perfidia endogena, attraverso i miei muscoli - porta a termine il suo consueto proclamo di ovvietà; ad un tratto vedo ergersi palizzate e lastroni di marmo, eleganti e verticali come certi fiori velenosi. Precipizi, dici, e non ti seguo più: precipizio è ciò che difetta di nuda terra per spazi considerevoli; io vivo da tempo dibattendomi in un continuum scialbo e levigato. Il mio mondo ha tutto, parrebbe anche che sia tutto, e che goda di una libertà talmente grande da essere una condanna. Forse i miei occhi hanno perso la giovanile capacità di svincolarsi dal cranio per sostituirsi ai tuoi, stelle bellissime. Ora ti volterò le spalle, con lenta fermezza, senza preservare nulla che ti appartenga, nauseato dalla mia (o forse dalla tua) completà cecità. Odio rassegnarmi all'idea che altre pianure vitree e gelide mi attendano. | ![]() |
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