WhoI4m


Ridevo dell'insensatezza alla base delle gocce e c'erano dettagli
di maschera ad alleggerire il viaggio, la pazzia, il deserto grigio,
la nomenclatura dei luoghi. Eravamo in due ad ogni angolo, ad ogni fosso,
ad ogni cielo corrotto, circoscritto, ostruito o inenarrabile che fosse.

Avevo inserito una riga, è stato così facile distruggerla da poter esser
calcolo, o premeditazione. Ho 24 anni, sono un tipo schivo e non molto
socievole. Dicono pretenda troppo dalle persone, ma chi lo dice
mi ha già perso, e non cambierò per delle parole facili.
Continuerò a cercare quello che ho già provato, gettando
subito via brutto e debole. Non vedo ragione perché io debba
mostrarmi pietoso, è la mia vita, voglio viverla con ambizione.

Amo chi sa rivolgermi delle critiche costruttive, chi se ne sbatte
dei tradizionalismi, i CD gold-faced, il DOS 6.22, i pensieri dissacranti,
the black humour, i succhi di frutta all'arancia rossa di Sicilia, la Sicilia,
gli insegnanti che sanno essere tali, la fantasia, mangiarmi le pellicine
delle dita, litigare con i miei capelli, trasgredire quando necessario,
il caos, l'ordine, Murphy, chi mi ama, chi mi stima, Lèon, Stargate,
Nirvana, Blade Runner, gli ormai spacciati Lego, le collezioni,
gli occhi vivaci, falsificare qualunque cosa, le abbreviazioni, le
barriere abbattute, la comunicazione gestuale, la comunicazione
telepatica, la comunicazione tramite immagini, l'architettura moderna,
la musica dodecafonica, le dissonanze della vita, il sesto senso,
il tempo quando smette di scorrere, essere felice [cosa vuol dire ??],
le fotografie storte, gli spazi N-dimensionali, i videogiochi
del paleolitico superiore, tutti gli stili di combattimento,
l'ortografia PsIcHeDeLiCa, i posti inesplorati, i posti inesistenti,
essere l'unico, essere il primo. I Radiohead, i R.E.M., gli
Smashing Pumpkins, i Pink Floyd, i Deep Purple.


Le pause ingiustificate, il cielo, le giornate sahariane, Racciatti,
il gelato, LA CIOCCOLATA, la guida sprint, la guida rilassata, gli
ossimori, le sorprese lessicali, la Novalgina, l'Aspirina, i discorsi
a quatt'occhi, insegnare qualunque cosa, ma anche essere semplicemente
ascoltato, le risme di carta formato lettera, le missive digitali e non,
la pallavolo, il calcio, il basket, la pallamano, il ciclismo, Gaeta,
quelli che sono stati a Gaeta, quello che s'è fatto a Gaeta, il caffè,
superare brillantemente le difficoltà, ritorcere le ingiustizie contro
chi le pratica, il mare, la spiaggia, gli ombrelloni, la solitudine
contemplativa, la solitudine riflessiva, la non-rassegnazione, le
calamite, lo yoghurt, gli gnocchi, le carote, correre, correre via,
farmi capire con uno sguardo, ciò che esula dal concetto di tempo
e di limite, parlare.

E adesso, scrivere.

Ciò che talvolta aiuta a capire fino a che punto ami il passato.
Calvino, Buzzati, diverse new entry. Cortàzar, divino. Arrivare
alle 4 e 52 del mattino, non aver freddo. Non avere neppure sonno.
E Jack Kerouac con i suoi sotterranei a stringerti il viso e specie
la bocca in quell'espressione unica incedibile che significa vorrei
andare via da qui e percorrere milioni di chilometri e sentire il
tempo che scorre veloce sulla pelle come una lama piuttosto che
chiudere gli occhi e venire assalito da un crampo allo stomaco che
rigurgita immagini di un domani inetto angoscioso e meschino di un
oggi privo di un pezzo o di altri giorni a saracinesche bloccate.
Il mio sogno è fatto in parte da silenzio in parte da gradini che
mi vedono appoggiato ad un muro del salotto con le labbra sul collo
di Mardou il mio sogno fatto in parte da un'attesa priva di doveri
e una pareta rocciosa lenta con appigli saldi e poche voci.
Ciò aiuta a capire fino a che punto io detesti il passato.

Un pensiero alla moltitudine di angeli che ho abbattuto
e incenerito con le mie parole; sempre oltre un limite
che non sono mai riuscito ad afferrare.
Guardate la mia notte, vegliate sui miei sogni.

Ho un carattere inatteso, diciamo che vivo su un'altalena.
Da buon italiano ho il senso del dovere ridotto all'osso;
per la parte di Canada che scorre nel mio sangue amo la neve
e i grandi spazi, i grandi spazi vuoti. Di me piccolo ho
poche immagini, istanti nella piccola casa in cima al palazzo,
vicino al mercato, moquette, flipper, adesivi sul frigorifero,
un enorme pupazzo ("Giggino"), una libreria bianca e rossa,
in salotto, uno scaffale metallico sul balcone dal quale,
secondo mio madre, prima o poi si sarebbe affacciato l'"uomo nero".
E poi l'ingresso invaso dalle costruzioni (il bidone con i Lego),
camera mia con lo strano lampadario tondo e la tendina con Snoopy,
un aeroplano che non ho più rivisto, la cucina bianca e rossa,
l'armadio bianco e rosso, la tovaglia bianca e rossa.
Al momento ho in testa le immagini di me che nel solito bar,
alla fine di un luglio imprecisato, dò una mano a Micaela con
qualche esercizio, forse di matematica. Lei sempre così dura con
uno scintillio negli occhi che vorrebbe non tradire, un autentico
grazie di quelli che, magari è vero, non merita nessuno.
Il momento in cui ho deciso di diventare insegnante, credo.
Oppure uno di quei sabati in cui ci si riuniva in casa mia
a far baldoria, erano appuntamenti fissi. Una volta tentammo
di cucinare un'improbabile pasta al tonno, non c'era l'acqua
e nemmeno l'olio; alla fine ripiegammo sui dolci che invece,
come sempre, abbondavano. Strano che la cucina di casa nuova
attirasse insoliti momenti di intimità, come la cioccolata
calda con Zima Tania e Silvietta (l'ultima volta che mi ha
rivisto ha annunciato "adesso che sei via non ho più nessuno
che mi faccia il caffé buono". Pazienta piccola, io tornerò
tra qualche anno.) E sempre in cucina il bacio rubato ad Ylenia,
Ylenia con quella pronuncia curiosa ed un fascino strambo e misterioso,
chissà com'è ora. "Ma sei pazzo ?!?!", sbarrando gli occhi.
Sì, sono pazzo, sono fottutamente pazzo. E' lo strumento che uso
per esser felice, anche se non sempre viene bene. Caro Zima,
spero che il sano spirito di cameratismo che c'è tra noi due
possa cancellare i momenti come quello in cui avrei dovuto
chiederti scusa e non l'ho fatto (come da mia irremovibile indole).
O ancora io al campetto di basket delle scuole medie, con un
caldo impietoso e nessuno a farmi compagnia. Arrivarono Silvia
e Gemma e feci un canestro da ben prima della metà del campo,
davvero ai limiti del ragionevole. Poi dicono "coincidenze".
No, io non credo che esistano "coincidenze". Sempre su Zima:
io e lui che diamo fuoco alla porta della classe accanto, un
casino di fumo e Natasha che si gusta una gradevole crisi asmatica
con autombulanza annessa. Cose da manicomio criminale.


Dedicato ad Alessandra, Claudia, Marzia, Anna, Federica, Eugenia, Anna Maria,
Tania, Maria Luisa, Sabrina, Monica, Alessandra(2), Gisella, Erica, Laura, Alice,
Ylenia, Tamara, Simona, Mariangela, Veronica, Maria, Sara, Maria Brigida,
Antonietta, Francesca, Marianna, Eliana, Daniela, Nora, Silvia, Livia, Paola,
Mauriana, Angela, Elisabetta, Micaela, Maria Antonietta. A coloro
che mi hanno abbandonato, che forse torneranno, che con gran fegato resistono
al mio fianco, e soprattutto a coloro che si spera non mi lasceranno mai.

Elianto84

jack202