Con la lentezza immobile degli astrolabi.
Io mi presento, sono un uomo di paglia, vivevo nel grano.
E se fossi terra, e se fossi cenere.
La vedi la terra dalle mie mani, in granuli scuri.
Vorrei sciogliermi un giorno, senza bisogno di tasselli che si incastrino.
Tegole rosse e cieli giocattolo che non mi appartengono.
So che c'è un cattivo odore di ammoniaca e disinfettante,
come quel giorno in cui mia madre dovette morire.
So che le ombre dei carri a due palmi dal mio stomaco,
crepe bianche e salate, tepore delle lastre più scure,
portano il canto di una prigione migliore.
Ma anch'essa immobile, e intermittente,
scossa da vertigini meccaniche del crepuscolo.
Un pigro ingranaggio che passa a fil di lama la mia gola,
fino a ridurla in cuspidi sottili, e inermi.
- Modificato il 23.03.05 - 4:09 pm -
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