This is Tasmegalpa

Il blog di elianto84 aka jack202

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This Is Tasmegalpa - Encoded by Elianto84
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Noel en Juillet

_/-----------| 16.06.10 - 12:30 am |-----------\_

Mi ricordo la scena: l'albero lo si allestiva giù, al piano terra. Era piccolo, di plastica, tutto di paillettes bianche, con decorazioni e fiocchi rossi (tuttora l'accostamento dei due colori mi trasmette qualcosa di profondo e toccante, sinestetico, che mal mi riesce di profilare). Una sera, piuttosto tardi, avvertii schiudersi il portone di casa, ma non sentii fischiare: un rapido doppio fischio è da sempre il segnale utilizzato da mio padre per rendere evidente il suo ritorno, ed accertarsi della mia presenza. Mi sporsi allora, sommessamente, oltre lo stipite della porta del soggiorno, e attraverso la ringhiera delle scale vidi distintamente mio padre distribuire pacchetti sotto l'albero. "Ah, altro che Babbo Natale, sei tu!" - esclamai. Mio padre fece spallucce, e sorridemmo entrambi. A usare le parole di oggi per descrivere il cuore del bambino di ieri, fui fiero e sollevato. Fiero per aver colto, anzi sorpreso in flagrante, un pezzo di verità; sollevato perché qualcosa di prezioso, ma insondabile e forse posticcio, si incarnava nelle mani, nel fiato e nell'indubitabile trasparenza di qualcuno che potevo amare.

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Ricordi dal sottosuolo.

_/-----------| 11.06.10 - 12:16 pm |-----------\_

Insomma, della storia universale si può dire tutto, assolutamente tutto ciò che può venire in mente all'immaginazione più sfrenata. Soltanto una cosa non si può dire: che sia ragionevole. Provate a dirlo e la parola vi si metterà di traverso nella strozza. E per giunta ecco che scherzo capita ad ogni momento: nella vita appaiono continuamente uomini profondamente morali e ragionevoli, persone sagge e amanti del genere umano, che si propongono appunto lo scopo di comportarsi per tutta la loro vita nel modo più morale e più ragionevole, e d'illuminare, per così dire, col proprio esempio i loro simili, con il fine di dimostrare agli altri che a questo mondo è effettivamente possibile vivere moralmente e ragionevolmente. Ebbene? E' noto che molti di questi amatori del genere umano, prima o poi, verso la fine della loro vita cambiano profondamente, dando origine ad aneddoti sul loro conto, e aneddoti talvolta estremamente sconvenienti. Adesso io vi domando: che cosa dunque ci si può aspettare dall'uomo, e cioè da un essere dotato di così strane qualità? Provatevi a seppellirlo sotto tutti i tesori terrestri, affondatelo nella felicità fino al collo, cosicché alla superficie vengano a galla solo delle bollicine; concedetegli un tale benessere che non gli resti più assolutamente nulla da fare se non dormire, mangiare pasticcini e preoccuparsi della continuità della storia universale; ebbene anche in tal caso l'uomo, per mera ingratitudine, unicamente per il gusto di sbagliare, sarà capace di commettere una mascalzonata. Metterà a rischio perfino i pasticcini, e a bella posta desidererà la più dannosa delle sciocchezze, la più antieconomica delle assurdità, col solo e unico scopo di mescolare a tutta questa ragionevolezza così positiva il proprio funesto elemento fantastico. --- Da noi in Russia, generalmente parlando, non c'è mai stato quel tipo di sciocco romantico tedesco e specialmente francese che vive con la testa nelle nuvole e sul quale non c'è nulla che faccia effetto, neppure se la terra gli rovinasse sotto i piedi o se la Francia intera morisse sulle barricate; lui resta sempre lo stesso, non cambierebbe nemmeno per decenza, e continua eternamente a cantare le sue sublimi canzoni, fino alla tomba, proprio perché è uno sciocco. Ma da noi, in Russia, sciocchi non ce ne sono; questo è noto, e appunto per questo ci distinguiamo dalle altre nazioni. --- [...] fino ad arrivare alla piazza Sennaja. E là, tra l'altro, cominceranno anche a picchiarti; questa è l'amabilità di quei posti; là i clienti non sono nemmeno capaci di fare all'amore senza picchiarti. Non credi che sia brutto là? Va' a vedere una volta, e forse te ne convincerai coi tuoi occhi. Una volta io ho visto una prostituta, davanti a un portone, di Capodanno. Quelli di casa l'avevano cacciata fuori per burla, a gelarsi un po', per punirla, perché aveva strillato troppo, e avevano chiuso la porta a chiave. Erano le nove del mattino e lei era già completamente ubriaca, scarmigliata, seminuda, piena di lividi. Era tutta imbellettata, aveva gli occhi cerchiati di nero, e il sangue le colava dal naso e dai denti: un cocchiere l'aveva ridotta a quel modo poco prima. Se ne stava seduta sulla scaletta di pietra e teneva in mano un pesce salato; strillava e raccontava qualcosa a proposito della sua sorte, e sbatteva il pesce sui gradini della scala. Sull'ingresso si affollavano cocchieri e soldati ubriachi e la stuzzicavano. [...] E vedi com'è finita? E che avrebbe detto se, proprio nel momento in cui sbatteva quel pesce sui gradini sporchi, ubriaca e scarmigliata, si fosse ricordata dei lontani, puri anni trascorsi nella casa paterna, quando lei andava ancora a scuola, e il figlio del vicino l'aspettava per strada e le giurava che l'avrebbe amata per tutta la vita e che avrebbe consacrato a lei tutto il suo destino, e promettevano di amarsi eternamente e di sposarsi non appena fossero diventati grandi? No, Liza, sarà una fortuna, una vera fortuna per te se morirai quanto prima di tisi, come quella che ti dicevo poco fa, dimenticata in un angoletto qualunque, in una cantina. --- - A proposito della neve fradicia - Quando, dalle tenebre della notte, Con la parola animata dal fuoco della convinzione Risollevai la tua anima caduta, E tu, in preda ad una profonda angoscia, Maledicesti, torcendoti le mani, Il vizio che ti teneva prigioniera; Quando, punendo col ricordo La coscienza desiderosa di obliare, Tu narrasti la storia Di tutto ciò ch'era stato prima di me, E a un tratto, nascondendoti il volto fra le mani, In preda alla vergogna e all'orrore, Ti abbandonasti alle lacrime, Commossa, sconvolta, Eccetera, eccetera, eccetera. --- - Fedor Dostoevskij

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Stasera

_/-----------| 05.06.10 - 7:49 am |-----------\_

tutti in Piazza dei Cavalieri. Tu mi manchi, e molto. Figuravo di essere rimpiazzato dai neomelodici, e non mi sbagliavo. So che passerai di qui. So sempre quando passi di qui. Lascia un segno e porta i miei saluti a Lino Banfi. Credo di essermi arrecato dei danni ingenti, anche visibili, letterali, concreti, per colpa tua, di quella che pensavo tu fossi o saresti potuta essere. Fino alla prossima crisi, dunque, tregua. [ status pleonastico funzionale al climax ] Potete smetterla di cercarvi su YouPorn. Tu sei sempre la donzella di un ottuso ottimista [ tralasciando ogni episodico regresso evolutivo della specie, della coppia o della femmina alpha ] ed io ho bisogno di qualcuno, fosse anche un'entità astratta, con cui poter discutere, finalmente, senza manifestazioni di rigetto. Probabilmente, mi accontenterò di bere e cantare.

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Via, via

_/-----------| 06.05.10 - 10:41 am |-----------\_

Vieni via con me. [Magari prima che ti sbrani.] [[Dato che, nonostante tutto, IO TI AMO, puttanella.]] Puoi sostenere che io non esista, ma esisto. Le parole e le immagini lo testimoniano. Non ti servirà a molto giocare a nascondino. A rendermi più feroce, forse. Non dissolverà la misura di quanto mi hai ingannato. Non renderà meno necessario affrontarmi. Di cosa ti lamenti, poi? La gabbia l'hai imbastita tu. - "Le uniche cose importanti della mia vita le ho vissute con te, perché non ti fidi di me?" Perché ho ragione, Katy. Tu non meriti fiducia. Indossi talmente tante maschere al giorno da riempire un teatro. Cosa vuoi sognare? Che ti tengano caldo il letto, che spengano sussiegosi i tuoi piagnistei, che lodino beati la tua biancheria striminzita e la tua profondità, senza mai chiedere in cambio nulla di giusto e vero? Avrai da passare al setaccio molti idioti. Tuttavia, dubito qualcuno riuscirà a intaccare la mia icona nella cerchia. Nonostante il buon litro di fiele nel fegato, sarei pronto a tornare al 18 Novembre anche subito. Pazzo suicida, come sempre. Avverto la necessità di divulgare i dettagli e le modalità della morte del mio cuore, con minuzia. Il che potrebbe avere anche un fine filantropico nei confronti degli inetti cui hai scelto o sceglierai di accompagnarti, salvaguardandoli, tramite piccoli scorci e accessibili moniti, da eventuali tue altre comparsate istrioniche. Ti recapito a casa un bel cazzo di plastica. Ti conosco. Mi manchi.
- Modificato il 19.05.10 - 3:19 am -

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Ora credo

_/-----------| 04.05.10 - 9:52 pm |-----------\_

sia giunto il tempo di tornare bambino, saltare sulle molle dietro casa al mare, lasciarsi spaventare e cullare dal ruggito delle onde, quando il sole china lentamente il capo oltre l'orizzonte. Illuso d'esser stato spettatore d'ogni possibile teatro di burattini, d'ogni possibile accozzaglia di surreali personaggi. Scoprire invece, con voce stridula, lessico e pause sbagliate... di poter dire ancora "grazie".
- Modificato il 04.05.10 - 9:52 pm -

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Ha vinto il primo demone

_/-----------| 28.04.10 - 3:43 pm |-----------\_

e tutto ciò che ti ho donato senza che lo meritassi, ora la voglio indietro. Puttana. Il y a personne qui ne gagne. Smettila di passar di qui, scemo. Hai avuto quel che volevi, o no?
- Modificato il 01.05.10 - 11:45 pm -

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Stanotte

_/-----------| 19.04.10 - 3:03 am |-----------\_

sono tornato a casa in un silenzio così fitto, metonimia o sineddoche, da essere infastidito dal mio respiro irregolare, dal ciondolare dello scheletro. Un anti-climax, se tale, prelude. Sono sospeso, paziente, incredibilmente desideroso.

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Mi sento

_/-----------| 28.03.10 - 9:49 pm |-----------\_

come se mi avessero rubato l'anima. Ho dentro una battaglia incredibile tra il demone del "se non capisce quanto la ami, se non capisce quanto sei disposto a sacrificarti, se ti ha raccontato solo frottole, se preferisce farsi scopare da quel decerebrato, se se ne va beatamente al cinema con lui, negandosi al telefono perché è troppo dura sentire la tua voce - che scusa del cazzo - o sta male per ragioni insondabili e probabilmente inesistenti - forse solo per sottrarsi all'indagine di uno sguardo vigile - che in due secondi spappolerebbe quell'inconsistente gnégné voglio stare sola perché posso stare bene solo così blabla - esponendo una latrina di miseria e povertà di spirito, allora sarebbe bene che casa sua bruciasse e le venissero recise due dita e un paio di labbra, come minimo sindacale" e il demone del "Jack è un coglione schizoide con il vizio dell'esagerazione. Ama Katy dal primo momento in cui l'ha vista, tant'è che qualcun'altra ne ha subito le conseguenze; è disposto a tutto per lei, incluso amputarsi un braccio. Pensa a - ho capito e voglio essere cordiale - mi piace quando ti cresce la barba - andiamo a vivere insieme - ti amo - penso solo a te - e soffre come un cane, venendo trattato parimenti, ma ha fiducia e forza e desiderio e passione e pazienza sufficienti a schiarire il cielo con un urlo, anche ora che non dorme da troppo." Voglio trionfi il secondo. Temo molto il primo.
- Modificato il 31.03.10 - 1:15 pm -

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Ho discusso con L

_/-----------| 24.03.10 - 5:39 am |-----------\_

delle ragioni dietro un dolore incessante e a sprazzi intollerabile, come quello generato da un tumore subgengivale, o dal ricordo di tua madre che sputa sangue rappreso sulle lenzuola, mentre sei solo in casa ed attendi. Cosa? Mi ha toccato l'accusa di praticare dietrologia, spesso, così spesso da scatenare la necessità di un antiemetico. Non riuscire ad agire prima del sistematico concepimento di un'azione è gravoso, sovrastrutturale. Dovrei avanzare una tale disparata mole di scuse da sentirmi impotente. Non voglio essere assolto in quanto complicato. Non riesco a descrivere le frontiere di gioia, impegno e speranza a svelatemi dalla telefonata di stanotte. Valicano qualunque forma di gratitudine. La conclusione cui era giunta L era che mi sarei fatto del male. Ma ciò che infligge il mondo tempra a deglutire ciò che il mondo infligge, tanto che il mio amore è forzatamente più grande e fermo, più grande e fermo, inamovibile. Voglio starti vicino e toccarti, senza mai smettere di essere vero. Darti tutto. Non chiedere, non millantare. Tu sei ogni cosa, l'unica ragione.

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Probabilmente

_/-----------| 17.03.10 - 1:27 am |-----------\_

ho lasciato la carta di credito nelle macchinette della biglietteria automatica della stazione di Bologna del tardo venerdì scorso. Il diario di bordo del mio raziocinio è fermo a quell'istante, salvo sporadici exploit geometrico-numerici. Domattina incasso un prestito fine alla sopravvivenza settimanale e sporgo una denuncia di smarrimento in Questura. Riguardo alla Polizia: auguri, Zima. Tagliuzzandomi un braccio riesco persino a non fumare, chi l'avrebbe mai detto. Dall'altra parte del cielo "è un periodo", forse il reciproco della mia frequenza. Oggi non ha risposto. "Non puoi rendermi felice" - mi sono sentito dire, prima di smarrire la carta di credito. Mi mandava teneri abbracci alla vodka, concependo, in perfetta concomitanza, la mia dissoluzione e il relativo commiato. Non ho avvertito particolari tremori quando ho dato avvisaglie di voler defenestrare me stesso. Mi preoccupo per lei, mi interrogo su cosa possa desiderare, sul perché non espliciti delle richieste, tagliando corto. Cosa che mi pone molto al di sopra (in materia di trasparenza) e molto al di sotto (in materia di autoconservazione) di qualunque altra forma di vita intelligente sinora catalogata. Ora ho bisogno di pensare alle labbra di Fra che sorridono: -"Perché, che difetti hai?" e sentirmi meritevole di un paio di grammi di autenticità. [ Post Scriptum. Se non vi interesso, non leggetemi. Ma se mi leggete, esprimetevi. Il silenzio mi inasprisce. Vi vedo. ]
- Modificato il 17.03.10 - 1:30 am -

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