This is Tasmegalpa

Il blog di elianto84 aka jack202

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This Is Tasmegalpa - Encoded by Elianto84
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The same day as before

_/-----------| 12.03.10 - 11:40 pm |-----------\_

Spero si averlo urlato abbastanza forte, TI AMO, ed averti convinto d'essere sincero, nel pronunciare TI VOGLIO e PER SEMPRE. Al ritorno ho trovato spente le luci della sala pc ed ho pensato fosse una tua sorpresa; questa ed altre disillusioni valgono la pena d'essere vissute. Sul treno un pacchetto lacerato di gomme ricordava una minuscola tartaruga d'argento: lottava contro onde d'erba, rigurgiti d'asfalto, allucinazioni da veglia troppo prolungata. Se devo combattere per averti, se devo star male, combattero' e staro' male, non mi importa delle etichette di forza o debolezza, questa e' la mia vita, e la mia vita sei tu, e' la tua felicita'. Il corvo e la scrivania hanno in comune l'essere istoriati di penne. Non dimenticare, non dimenticare, non dimenticare. TI AMO, Katy.

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Dimenticavo

_/-----------| 11.03.10 - 5:10 pm |-----------\_

di dire che ti amo, che non c'è nulla di insincero nei miei abbracci, e che apprezzerei molto la condivisione di un traguardo comune... Tant'è che mi troverai a casa tua, o sulla panchina davanti casa tua, tra non molto.
- Modificato il 12.03.10 - 1:32 am -

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White in my eyes

_/-----------| 08.03.10 - 10:54 am |-----------\_

Il sogno di questa notte riguarda un viaggio. Negli altipiani della Mongolia, ma ancor più ampli, e verdi. Mi interrogo su come e quando pagherò. Siamo in molti, vi sono diversi alberghi sghangherati disposti a rettangolo. Scandone mi invita a fare quattro passi all'alba, prima di essere affaccendati con il resto della comitiva, ed accetto di buon grado. Transitiamo su una stradina polverosa, ai lati piccole costruzioni bianche. "Sono una popolazione somaticamente interessante. Vedi, le donne sono più alte degli uomini, hanno tratti più fieri e marcati. Ve ne sono alcune molto belle." Nei pressi di una costruzione, una donna lava il bucato. Ha ragione, è molto alta, con qualcosa di rapace nello sguardo, nel profilo degli zigomi, delle sopracciglia. Passeggiamo a lungo, senza parlare troppo, fino a giungere in un punto amplissimo e sabbioso: sullo sfondo, il mare. "Ma come è possibile? Il mare?" - un freddo atroce mi rattrappisce le ossa, ma non placa lo stupore - "E' bizzarro, vero? E' la vicinanza dell'artico. Una mole inimmaginabile di acqua, il livello si innalza di quasi quattro chilometri e ci espone questo spettacolo. Riesci a pensare quanto sia inarrivabile il fondale? Immergermi in queste acque è il sogno di una vita, ma di quelli che uccidono." Mi sveglio di soprassalto, nella mia stanza in Abruzzo, per un rumore sommesso. Per un istante si accende una luce, una figura sgattaiola nella mia stanza e subito ne fugge. Mi pare di riconoscere Claudia, fremo di impazienza ma fingo di continuare a dormire, non voglio rovinarle la sorpresa, è splendido sia qui. Ma di lei più nessuna traccia. Riconosco distintamente la voce di Simone, invita un suo amico a dormire in camera mia; detesto questo rumoroso sconosciuto, vuole persino aprire la finestra, mentre avverto ancora il freddo dell'artico, la desolazione degli altipiani mongoli e di una sorpresa mancata. Infine mi sveglio davvero, con una morsa tremenda allo stomaco e la ferma intenzione di testimoniare la mia alienazione. Non mi era mai capitato prima d'ora di sognar di dormire. Torna da me, ti prego.

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Dashed line

_/-----------| 06.03.10 - 11:37 am |-----------\_

Today I recall il percorso più breve, l'abbiamo appreso, per il cinema Lanteri, non era difficile, so hard is - to make you believe - no, there is no man, no moon, just a rush, anger, cage. Non capisco a cosa appellarmi, da chi altri farmi smantellare, l'ho letto nel Libro e so - che ho un disperato bisogno - così la necessità altrui di solitudine e silenzio ingratitudine spietata rivalsa - feel the discomfort of it - e non mi interessa, ora sono solo il Bisogno, se vuoi ignora la mia testimonianza e tagliami le gambe, my blood will speak for me. Una volta nuova mostrerò a voi e al Libro che posso affondare il piede più in là di quanto pensiate.

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Eera

_/-----------| 27.02.10 - 7:17 am |-----------\_

Sono le ore 6.45, oggi ho visto il sole sorgere sulle strade deserte di Pisa, spettacolo angosciante ed impagabile, specie quando non piove. Sono qui e scrivo, non ho battuto occhio, mi sono rifornito di droga. Dovevo prendere un treno, lo volevo, ma ero solo. Ho detto addio, ma quello no, non lo volevo. Era solo per accelerare il processo, porre sotto gli occhi di un dio che non esiste una ridicola prova di forza, confessare all'onniassente di aver temuto, e forse compreso, la fine. Così sono solo ed aspetto una carezza dall'altro lato del mondo, continuando a credere nel "per sempre", assetandomi di perché, vivendo di sogni tramortiti e inneggiando alla bellezza, dove la vedo. Una volta avevo segreti, ma la memoria è labile, ciò che ne deriva ingestibile, così adesso non ne ho più, a chi mi interroga replico, replico che sì, sono sgradevole, ma non troppo oltre l'evidenza. Desidero, convulsamente, istericamente, con palese esito negativo, Tutto. O qualcosa come un mondo che non si sia inaridito al pari del mio invecchiare, e si commuova ancora al ricordo di una piccola spiaggia riparata dall'ombra dei pini, di una sorpresa notturna, di un bacio sotto la pioggia. Se l'autenticità non è un valore non so cos'altro offrire. Forse finirò dietro una teca di vetro come cimelio di giovinezza bruciata, accanto ad alcuni dischi rock anni '70 e all'opera omnia di qualche geniale scrittore sudamericano, tutti consunti da uno sforzo non ripagato. Ora vorrei queste sei-e-quarantacinque né come il termine né come il principio di un'era, libere da nodi o inesplicabili rifiuti. J'éspère.

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Dovevo appuntare

_/-----------| 24.01.10 - 2:25 am |-----------\_

il locale bianco, e verde, in centro, ALL'ANGOLO, ho bevuto qualcosa. Poi riflessività, dispiegamento, litanie blasmefe. Mi sento solo, cerco qualcosa di travolgente, non solo, conseguentemente affamato. Ho prestato grande attenzione alle ragazze che si baciavano sul divano.

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La Neve

_/-----------| 19.12.09 - 11:21 am |-----------\_

mi ricorda di quando avevo nove o dieci anni e tornai a casa - qui sopraggiunge una ripetizione inevitabile, addirittura doppia se connessa alle mie precedenti storie sul colore bianco - è così che insegna la grammatica antica, ha gli occhi di colore nero, marrone è sempre al singolare, al plurale è castagne, di per sé vuole un accento, acuto, con se stesso non necessariamente - la strada e il giardinetto davanti al supermercato erano coperti, sopiti - presi per mano la mia vicina di casa e, infagottati, tornammo. O del pupazzo nel parcheggio del mercato coperto, c'era anche Tania; o di quando io e Zima provavamo a pattinare senza pattini, uno dei molti esperimenti - idiozie - che ci legarono per lungo tempo. Pensare che nell'Abruzzo che abito io - ad uso transitivo borderline - non nevica così spesso. Certo la memoria non è così utile, se uno si ostina a fumare con i guanti - o meglio, fumare senza toglierli - e finisce per bruciarli, come stamane.

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Pensavo

_/-----------| 14.11.09 - 3:23 am |-----------\_

alla rima reason-prison condita da sufficiente rumore, come all'approvazione storica via Kramnik-Shirov d'annata di 1.c4 e5 2.g3 f5!? e al fatto che la mancanza di supporti rigidi mi priverà per un po' della mia musica romantic-pagan-underground, cui mi ero affezionato come al derelitto di un galeone in secca, quadrati vastamente pianeggianti dalle vibrazioni udibili solo in specifiche condizioni climatiche, d'umore e di trasporto - è bello perché sapevo che avresti detto sì e basta - giacigli improvvisati, termiti e lunghi baci alle sirene hanno rivestito un ruolo tutt'altro che marginale nell'acquisizione e la rielaborazione dei ricordi. Pensavo a quel ristorante fast-food della cui esistenza sono incerto, architettonicamente e cromaticamente molto ben congegnato: civile, alto, ampie vetrate alle pareti. Vi ho pranzato in sogno con Erica ed ero molto coinvolto, sia da Erica che dal discorso che dall'incarico o missione, poetica tanto quanto periferica. Alcune immagini prendono forma in notti anonime e da colori troppo accesi si assestano sul bordo della tavolozza in una condizione di torpore mai definitiva: una muta di cani bianchi dinnanzi a due bassi muretti laccati di bianco, tra i muretti lustri ciottoli bianchi che conducono in una spiagga ancor più algida, appena lambita da un mare quasi immobile, solcato dai riflessi accecanti di nuvole sottili - e bianche. Un nitore velenoso e ammorbante, sospeso in un totale e funereo silenzio. Mi ero ripromesso di non parlarne mai. Invece traggo dalla tasca due intimi spiccioli di un conio antichissimo, con la richiesta, sempre la medesima - qualcosa di vero.

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La semantica del sì e del no

_/-----------| 01.11.09 - 3:59 am |-----------\_

Soffermiamoci dapprima sulle valenze, semplificandole nella dicotomia costruttiva/distruttiva: Sì costruttivo - evidenzia interesse nella comunicazione, desiderio che questa si protragga, si approfondisca, conduca in nuovi porti. In alternativa, stabilisce la totale assenza di dubbi, la solidità di quanto dibattuto - è ferreo. Sì distruttivo - taglia corto per evitare l'inasprimento di un conflitto o eventuali complicazioni, è segno di accondiscendenza solo superficiale, ha un valore ironico o sarcastico - è un cavallo vecchio, stupido e bendato. No distruttivo - taglia i ponti di un passaggio logico fallace, è segno di un'opposizione forte a qualcosa di sgradito o mendace, si prefigura come naturale precursore di un discorso costruttivo o correttivo, evidenziando lacune nella solidità di quanto proposto - è il fendente di una spada. No costruttivo - è la catalisi di una paura, di un dubbio, di un tentennamento. In alternativa, è una versione sbiadita (ad arte, o in assenza di dolo) di un No distruttivo, una reazione di forza inferiore a quella dell'azione - è il patteggiamento di una pena. Analizziamo ora alcuni varianti semantiche di un discorso diretto con molteplici interrogativi, anch'essi indiretti: " Posso renderti partecipe della mia vita, sebbene questa non abbia alcunché di brillante, fuor dall'appartenere ad un essere senziente. Posso farlo e posso cambiare, se il mio agire e il mio mutare sono il seme di un miglioramento, di una distensione, o di una nuova battaglia. Posso annettere nuove delibere alla mia morale, una legge sul rispetto, e un fiorir di commi sul rispetto della morale. Far tutto ciò in silenzio, senza proporre emendamenti, credendo ciecamente nella virtù di ogni tua richiesta, nell'insindacabile illecità delle richieste mie e nell'insensatezza degli ultimatum. Poi fuggire in preda al panico e al disgusto, macchiandomi di un reato minore dinnanzi ad aberrazioni maggiori. [...] " [continua]
- Modificato il 01.11.09 - 4:00 am -

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Pessimo

_/-----------| 19.09.09 - 5:09 am |-----------\_

Non si dovrebbe giocare a scacchi con la testa altrove. E' una sfida che richiede intuizione, fantasia, capacità di calcolo; sia I che F che CC vengono grandiosamente impoverite da qualcuno che ti scuote per un braccio, o chessò io. Due linee da indagare: Est-Indiana d4 Nf6 c4 g6 Nf3 Bg7 Nc3 d6 e4 O-O h3N, con l'idea di contrapporre g4 alla minaccia di f5 e proseguire con Ae3,Ae2,O-O-O e quanto serve per impiantare una simil-Slava-Shabalov; Semi-Slava "Alternative Botvinnik" d4 d5 c4 c6 Nf3 Nf6 Nc3 e6 Bg5 h6 Bh4 g5 Bg3 dxc4 e4 b5 e il setup ideale del Nero prevede Bb7, Nd7 e Nd5, forse Qa5 e forse Bg7, con lieve superiorità materiale ma grande caos: la manovra Nfd2 del Bianco ha esiti incerti, il lato di Re Nero è globalmente debole, il pedone B Nero spesso arriva in prima traversa. Invece mi trovo a giocare una Tarrasch dove eseguo cxd5 e g3 Bg2 come da libro, senza riuscire a cavare più nulla, arrivando anzi in un finale patto per miracolo; successivamente perdo con il Nero giocando la Robatsch con a6 e doppio fianchetto: quando la colonna C si schiude ho l'impressione di prendere un pezzo inchiodato sulla Ra1, ma un'infilata diagonale di Donna prende Torre, Pedone e posizione. S'ì fossi foco. Deficitario sotto diversi punti di vista, vorrei solo riprendesse il tran-tran delle lezioni, con ritmi ben scanditi e prevedibili (ma sempre gradite) occasioni di sorriso. Si affollano logica, topologia, geometria differenziale, supplementi di analisi, algebra computazionale, laboratori, giochi da rompere, gente che mi manda al diavolo alla prima occhiata, mal di denti cronico, scarso appetito, abbondanti droghe e nessun futuro. Non desidero morire, però certamente preferirei non esistere, o quantomeno non essere intercettato da aspettative altrui - gentilezza riconoscenza empatia onore rispetto patria dio bambini bontà Natale e feste comandate. Ho l'impressione che quand'ero più giovane ci fossero possibilità di attuare un Diverso, a suo modo etico, modus relationandi. Ma al momento non registro nulla di Diverso, è un'allucinazione al secondo stadio, come credere di sognar di volare (necessari un flipper, della moquette, dei genitori oppressivi e/o una malsana iper-competitività). Oppure siamo a corto di materie prime, e a provvigioni giunte non ci sarà da accontentarsi, fingere o giustificare; potremo dare un calcio al ciarpame tedioso e sporco e continuare indisturbati l'edilizia onirica. J'éspère, e, incidentalmente, j'accuse. M/N è la probabilità che, una volta invischiati in una permutazione di N elementi, ci si trovi in un ciclo lungo M o meno.
- Modificato il 19.09.09 - 5:11 am -

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