This is Tasmegalpa

Il blog di elianto84 aka jack202

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This Is Tasmegalpa - Encoded by Elianto84
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La Neve

_/-----------| 19.12.09 - 11:21 am |-----------\_

mi ricorda di quando avevo nove o dieci anni e tornai a casa - qui sopraggiunge una ripetizione inevitabile, addirittura doppia se connessa alle mie precedenti storie sul colore bianco - è così che insegna la grammatica antica, ha gli occhi di colore nero, marrone è sempre al singolare, al plurale è castagne, di per sé vuole un accento, acuto, con se stesso non necessariamente - la strada e il giardinetto davanti al supermercato erano coperti, sopiti - presi per mano la mia vicina di casa e, infagottati, tornammo. O del pupazzo nel parcheggio del mercato coperto, c'era anche Tania; o di quando io e Zima provavamo a pattinare senza pattini, uno dei molti esperimenti - idiozie - che ci legarono per lungo tempo. Pensare che nell'Abruzzo che abito io - ad uso transitivo borderline - non nevica così spesso. Certo la memoria non è così utile, se uno si ostina a fumare con i guanti - o meglio, fumare senza toglierli - e finisce per bruciarli, come stamane.

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Pensavo

_/-----------| 14.11.09 - 3:23 am |-----------\_

alla rima reason-prison condita da sufficiente rumore, come all'approvazione storica via Kramnik-Shirov d'annata di 1.c4 e5 2.g3 f5!? e al fatto che la mancanza di supporti rigidi mi priverà per un po' della mia musica romantic-pagan-underground, cui mi ero affezionato come al derelitto di un galeone in secca, quadrati vastamente pianeggianti dalle vibrazioni udibili solo in specifiche condizioni climatiche, d'umore e di trasporto - è bello perché sapevo che avresti detto sì e basta - giacigli improvvisati, termiti e lunghi baci alle sirene hanno rivestito un ruolo tutt'altro che marginale nell'acquisizione e la rielaborazione dei ricordi. Pensavo a quel ristorante fast-food della cui esistenza sono incerto, architettonicamente e cromaticamente molto ben congegnato: civile, alto, ampie vetrate alle pareti. Vi ho pranzato in sogno con Erica ed ero molto coinvolto, sia da Erica che dal discorso che dall'incarico o missione, poetica tanto quanto periferica. Alcune immagini prendono forma in notti anonime e da colori troppo accesi si assestano sul bordo della tavolozza in una condizione di torpore mai definitiva: una muta di cani bianchi dinnanzi a due bassi muretti laccati di bianco, tra i muretti lustri ciottoli bianchi che conducono in una spiagga ancor più algida, appena lambita da un mare quasi immobile, solcato dai riflessi accecanti di nuvole sottili - e bianche. Un nitore velenoso e ammorbante, sospeso in un totale e funereo silenzio. Mi ero ripromesso di non parlarne mai. Invece traggo dalla tasca due intimi spiccioli di un conio antichissimo, con la richiesta, sempre la medesima - qualcosa di vero.

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La semantica del sì e del no

_/-----------| 01.11.09 - 3:59 am |-----------\_

Soffermiamoci dapprima sulle valenze, semplificandole nella dicotomia costruttiva/distruttiva: Sì costruttivo - evidenzia interesse nella comunicazione, desiderio che questa si protragga, si approfondisca, conduca in nuovi porti. In alternativa, stabilisce la totale assenza di dubbi, la solidità di quanto dibattuto - è ferreo. Sì distruttivo - taglia corto per evitare l'inasprimento di un conflitto o eventuali complicazioni, è segno di accondiscendenza solo superficiale, ha un valore ironico o sarcastico - è un cavallo vecchio, stupido e bendato. No distruttivo - taglia i ponti di un passaggio logico fallace, è segno di un'opposizione forte a qualcosa di sgradito o mendace, si prefigura come naturale precursore di un discorso costruttivo o correttivo, evidenziando lacune nella solidità di quanto proposto - è il fendente di una spada. No costruttivo - è la catalisi di una paura, di un dubbio, di un tentennamento. In alternativa, è una versione sbiadita (ad arte, o in assenza di dolo) di un No distruttivo, una reazione di forza inferiore a quella dell'azione - è il patteggiamento di una pena. Analizziamo ora alcuni varianti semantiche di un discorso diretto con molteplici interrogativi, anch'essi indiretti: " Posso renderti partecipe della mia vita, sebbene questa non abbia alcunché di brillante, fuor dall'appartenere ad un essere senziente. Posso farlo e posso cambiare, se il mio agire e il mio mutare sono il seme di un miglioramento, di una distensione, o di una nuova battaglia. Posso annettere nuove delibere alla mia morale, una legge sul rispetto, e un fiorir di commi sul rispetto della morale. Far tutto ciò in silenzio, senza proporre emendamenti, credendo ciecamente nella virtù di ogni tua richiesta, nell'insindacabile illecità delle richieste mie e nell'insensatezza degli ultimatum. Poi fuggire in preda al panico e al disgusto, macchiandomi di un reato minore dinnanzi ad aberrazioni maggiori. [...] " [continua]
- Modificato il 01.11.09 - 4:00 am -

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Pessimo

_/-----------| 19.09.09 - 5:09 am |-----------\_

Non si dovrebbe giocare a scacchi con la testa altrove. E' una sfida che richiede intuizione, fantasia, capacità di calcolo; sia I che F che CC vengono grandiosamente impoverite da qualcuno che ti scuote per un braccio, o chessò io. Due linee da indagare: Est-Indiana d4 Nf6 c4 g6 Nf3 Bg7 Nc3 d6 e4 O-O h3N, con l'idea di contrapporre g4 alla minaccia di f5 e proseguire con Ae3,Ae2,O-O-O e quanto serve per impiantare una simil-Slava-Shabalov; Semi-Slava "Alternative Botvinnik" d4 d5 c4 c6 Nf3 Nf6 Nc3 e6 Bg5 h6 Bh4 g5 Bg3 dxc4 e4 b5 e il setup ideale del Nero prevede Bb7, Nd7 e Nd5, forse Qa5 e forse Bg7, con lieve superiorità materiale ma grande caos: la manovra Nfd2 del Bianco ha esiti incerti, il lato di Re Nero è globalmente debole, il pedone B Nero spesso arriva in prima traversa. Invece mi trovo a giocare una Tarrasch dove eseguo cxd5 e g3 Bg2 come da libro, senza riuscire a cavare più nulla, arrivando anzi in un finale patto per miracolo; successivamente perdo con il Nero giocando la Robatsch con a6 e doppio fianchetto: quando la colonna C si schiude ho l'impressione di prendere un pezzo inchiodato sulla Ra1, ma un'infilata diagonale di Donna prende Torre, Pedone e posizione. S'ì fossi foco. Deficitario sotto diversi punti di vista, vorrei solo riprendesse il tran-tran delle lezioni, con ritmi ben scanditi e prevedibili (ma sempre gradite) occasioni di sorriso. Si affollano logica, topologia, geometria differenziale, supplementi di analisi, algebra computazionale, laboratori, giochi da rompere, gente che mi manda al diavolo alla prima occhiata, mal di denti cronico, scarso appetito, abbondanti droghe e nessun futuro. Non desidero morire, però certamente preferirei non esistere, o quantomeno non essere intercettato da aspettative altrui - gentilezza riconoscenza empatia onore rispetto patria dio bambini bontà Natale e feste comandate. Ho l'impressione che quand'ero più giovane ci fossero possibilità di attuare un Diverso, a suo modo etico, modus relationandi. Ma al momento non registro nulla di Diverso, è un'allucinazione al secondo stadio, come credere di sognar di volare (necessari un flipper, della moquette, dei genitori oppressivi e/o una malsana iper-competitività). Oppure siamo a corto di materie prime, e a provvigioni giunte non ci sarà da accontentarsi, fingere o giustificare; potremo dare un calcio al ciarpame tedioso e sporco e continuare indisturbati l'edilizia onirica. J'éspère, e, incidentalmente, j'accuse. M/N è la probabilità che, una volta invischiati in una permutazione di N elementi, ci si trovi in un ciclo lungo M o meno.
- Modificato il 19.09.09 - 5:11 am -

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I'm baaaack!

_/-----------| 13.07.09 - 4:55 am |-----------\_

Never say there were many options niente sevizie, ma stillicidi rinchiusi acclamati nel bel castello le cui mura grondano nero bollente il dovere è oppio, dovrò amputare, reinnestare inspirare ruggine, collezionare immagini di sole nell'orto degli ulivi ora che posseggo gli affilati strumenti del demonio, inutilizzabili su questi barbari, che tendono legna corda e chiodi su distese di oceani in tumulto privi di ossa che si assottiglino, giorno per giorno... Riccardo l'inetto corone d'alloro sussiegoso nell'angolo, cadaveri sul banco, tentativi disperati già arsi fino all'anima. Noli, obsecro, istum disturbare. La nobiltà frantuma e coagula in un segno appena percettibile. A cavallo del secolo del grandi conquiste altrui, lo vedremo scampare al rogo da egli stesso appiccato sulle melodie di un'aggraziata voce femminile e lo scalpitio di un destriero nero fuliggine.

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Upon This Tidal Wave Of Young Blood

_/-----------| 06.11.08 - 7:14 pm |-----------\_

Mi trovo a Pisa. Seguo lezioni di geometria differenziale, analisi funzionale, probabilità. Scrivo di didattica, o di geometria euclidea, non lo so. Se siete curiosi. Ho problemi con un dente, sono spesso malaticcio. Assumo smodate quantità di caffeina, passo molto tempo in aula studenti, fumo di continuo. Prego che le proteste conducano a qualcosa di tangibile, se non proprio soddisfacente. Sono scettico. Ale e Vins partono stasera per l'Inghilterra. Vanno a trovare Diego, Gabriella e Sara. Non avendo ancora concordate scadenze accademiche, io resto qui. Non sono neppure andato alla laurea di Gisella, se per questo. Se sembra che vada tutto a rotoli, non sembra troppo peggio del solito. Bravo chi si risolleva. Vorrei apportare un contributo, ripristinare una vita meno silenziosa. Ma a chi importa? Se volete appunti di analisi, chiedetemeli. Se volete criticare il mio lavoro, criticatelo. Se volete manifestare apertamente un desiderio, manifestatelo. Se volete raccontarmi la vostra vita, dove andate a bere la sera, in che misura detestate chi vi ha procreato, quanta maliconia vi ispira la pioggia, la lista dei rimorsi, le fallite occasioni per ricominciare da zero... Tanto so già non lo farete. Cancellate pure l'ultimo "vorrei".

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Ognuno danza con il suo demone?

_/-----------| 18.08.08 - 12:10 am |-----------\_

E c'è una parte della mia città Che assomiglia a te Quella dei bar con fuori i tavolini E del silenzio di certi giardini E c'è una parte della luna Che assomiglia a te Quella dove si specchia il sole Che ispira musica e parole Baciami baciami baciami Mangiami mangiami mangiami Lasciami lasciami lasciami Prendimi prendimi prendimi Scusami scusami scusami Usami usami usami Credimi Salvami Sentimi Non ci tornavo da tanto. Desidero riprendere tutto. L'inarrestabile setup del bianco consiste in Cf3 c4 Cc3 e3 Tg1! g4 g5 h4 b3 Ab2 Dc2 OOO Ch2 La figura sottile e nera si stagliava sui gradini e davanti al bancomat, in una luce giallastra o verdognola, implacabilmente muta. Quegli occhi brucianti come voragini, assetati, noncuranti. Dove sei? Ora sono pronto, solo ora. Voltati e trascinami via!

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Sette anni fa

_/-----------| 04.08.08 - 3:28 pm |-----------\_

[Diecigiugnoduemilauno,oretredicietrenta] Quanto vorrei che ti accorgessi che hai davvero bisogno di me. - Io avevo davvero bisogno di te. Ma sei crollata ad un impatto minimo. - Mi hai lasciato insoddisfatto. Molto insoddisfatto. Amicizia, che bella parola è il manto che copre le cose più turpi. - Trovarlo un amico così... sarebbe prezioso. A farmi sentire in colpa per qualcosa che non ho fatto. - Quale colpa peggiore dell'inazione? Tu dici "Ti Amo" troppo facilmente! - Su questo forse hai ragione, ma mi sto ravvedendo. E' questo ciò di cui hai bisogno: essere trattato a pesci in faccia. - Sarò un pizzico masochista, ma complessivamente è una boutade gratuita! Sai che cos'è l'amore? Cosa vuol dire amare? Sei capace di amare? - E tu? Ti ho detto che se un giorno avessi sostenuto di amarti sarei stata sulla strada giusta per sposarti. Era un'iperbole per lasciarti capire che avrei fatto qualsiasi cosa per te, che avrei vissuto di te. - Belle parole, ma di questo scorcio di paradiso, - non ho assaggiato neppure le briciole. Vergognati per come mi hai trattata. - Naa. Quando sono eccessivo lo sono con premeditazione. - E poi, non ho rotto nemmeno un piatto. Rileggo la tua lettera, è stupenda, non posso non piangere! - (qui il freddo Jack vacilla) Si dice che il primo amore non si scorda mai ma il mio è un caso patologico! - (mentre qui sorride) Vorrei risposte, e le vorrei da te. Perché, perché, perché? - Perché non mi piace prender sempre l'iniziativa, diamine! - (Jack fatto di carne) [ora dovremmo essere abbastanza grandi per farci quattro risate davanti a dell'alcool. O andare a Milano per chiuderci in una camera d'albergo. Mi dispiace tanto. Dammi istruzioni su come farmi perdonare, ti prego. E prendi questo bacio.]

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Max

_/-----------| 01.08.08 - 5:59 pm |-----------\_

E ammesso che la milonga fosse una canzone, io l'ho svegliata e guidata a un ritmo più lento. Così la milonga rivelava di sè molto, molto più di quanto apparisse. (Paolo Conte) Quel che mi rode è evidente. Si può essere attaccati alla terra, ma in fin dei conti è la riappropriazione di un primato che motiva. Massa informe di eletti a nulla, frasi di circostanza e nessun gesto. Teatro nella negazione del teatro. Mi si stringe il cuore. Preferivo quasi scappare a raccogliere pezzi di mare, da regalare a chi mi stesse attendendo. Non voglio far parte. Voglio una carezza. Voglio una domanda. La lucidità non semplifica, Max. (Paolo Conte)

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Lostlessness

_/-----------| 20.07.08 - 5:33 am |-----------\_

Nonostante fosse chiaro ormai a tutti, Giuliana restava inebetita dal nesso. Fosse chiaro a tutti, o tutti sostenessero fosse chiaro. Chiaro. Come il sole. Come i riflessi del neon sulla strada, dall'appartamento al quarto piano, ne intravedi i contorni squadrati appena svoltato l'angolo, appena imboccato il vicolo. Da distanze appena maggiori è una macchia violacea in una cornice d'ombra, non c'è un impiegato zelante e smanicato tra quattro mobili angusti, nemmeno la serenità d'un terrazzo che dici potrà uscire, potrà urlare la sua furia d'impiegato, i vicini telefoneranno ai vigili per dar modo alla follia di manifestarsi in divisa, tra le reazioni contrastate di chi porta a spasso il cane e chi cerca una birra a poco prezzo. Solo una macchia del colore opposto a quello che ti aspetti, un riflesso, d'appartenenza ad una architettura più grande e sregolata. Le piacevano le stranezze, sono un pilastro portante del mio modo d'essere Giuliana. Non ha un gran valore saper tornare al punto di partenza. Potrà essere una meta per quelli col cane, diceva. C'era da passare davanti ai negozi, martedì sera, dopo la chiusura, per provare a estorcere qualche scatolone. C'era da litigare, e furiosamente, col vicino di stanza e col tecnico. Assicurarsi di poter mangiare, e non essere arrestati per vilipendio del focolare. COSA CI RICORDA UN LUPO ALLA PORTA? A volte mi convinco, altre mi illudo, che potrei vivere facendo a meno. Ti adoravo, nulla di te poteva essere previsto. Giocai a distruggerti, forse ebbi successo. Parte di me venne dispersa in mare, l'eco truce dei gabbiani serrò bocca e denti, vidi il fondale avvicinarsi, il buio ingigantirsi. Non conobbi più gesti né simboli, fui la pietra che mi reputavate. Ma a poco a poco tornai avido di racconti, e scosso da farse e tragedie riaffiorai, cercandoti. Giocavi una partita con il tuo indiscutibile, superbo amore. Tanto sicura di essere vicina alla vittoria, che ogni affondo sgretolava un blocco del molo sotto i tuoi piedi nudi. In due bracciate stavi già annaspando, alla ricerca disperata di una boa, agghiacciata dalla trappola del cielo nel mare, la sconfitta, la verità. Il silenzio della schiuma che si infrange di domande. Ero lì pronto a sbranarti, poi nuovamente a salvarti. Io non conosco riposo. Sebbene non sappia quanto abbia senso affilare il coltello, al nobile scopo di essere senza macchia, se a tale cristallino vaglio nessuno sopravvive. Certi detestano che si stravolga così una frase, una vita, unicamente per sottolinearne la ragione. D'altro canto, è facile rinvenire del ridicolo o persino del patologico nei vostri tentativi di aggirare la questione. Il perché, per l'esattezza. LA MIA FEDE E' CHE MERITINO I GIUSTI, E COLORO CHE SOPRAVVIVONO AI GIUSTI. Giuliana attraversava di corsa il ponte, diretta alla stazione. Palesemente accaldata, chiedendosi avrò troppo addosso, o troppo poco, che importa, non voglio renderne conto. All'angolo delimitato dai portici, uno spettacolo mille altre volte in scena. UN PAZZO. UNO DEI TANTI. Nel modello positivista è previsto che voi ricopriate il ruolo dei cani e la professoressa De Fanis ricalchi le orme di Pavlov, mentre io, attuale anima del dissenso, sia un soggetto da reprimere, con metodi arbitrari, derivati dal sadismo connotato nell'unica verità, nell'unica fede, nell'unico dio. Nel modello costruttivista, sorto come sistematizzazione secondo dinamiche socio-psicologiche di un approccio che nessuno si scandalizza ad etichettare come socratico o maieutico, si ha un relazionarsi molto più "à la page", e un'accettazione serena del relativismo del messaggio trasmesso. Quest'appagante struttura, tuttavia, trascina con sé l'ombra di un impegno spossante e della necessaria costruzione di un diffuso consenso che, una volta destituiti gli antichi pilastri, non è ben chiaro dove seminare; posto anche che sia semplice riconoscere un'autorità, tribuirle fiducia si configura indiscutibilmente come un problema di livello superiore. IL PIU' DELLE VOLTE E' UN FRAINTESO. Non vorrei mai che crescere significhi non sapersi più perdere. Mi oriento bene col principio dei quattro angoli retti, o il seguire la parete. Ma sono così tentato dal tornare su altri passi. Questi orizzonti si inerpicano per metri e metri. Ogni metro percorso da me, un metro d'orizzonte in più, a parete verticale, senza appigli, senza riposo, senza affetto, senza la possibilità di mollare gli ormeggi, una gara ai sette piani di scale, al trasloco in un giorno. Cosa sto facendo. Dovrei essere da Giuliana. Invece sono inchiodato qui a rammentare umiliazioni. Come quando da piccolo dovetti parlare con dei ragazzi di chiesa, e fui preso dalla ferocia demolitiva del nuotatore che ha sbagliato una virata, del battito d'ali in rotta con la calda corrente, delle preghiere inesaudite. Lo scopo era quello di sollevarli dalle mansioni faticose, non certo sostituirli; invece fu imbarazzo, e nessun riscatto. Mi promisi una vendetta incentrata unicamente sul ricordo, eterno. Indissolubile. Sarò peggio dell'inferno che vi siete costruiti. Potrete insegnarmi come sia possibile perdersi in due gocce, non guardare dove conduce un breve rettilineo, aggregarsi per condividere la paura, non pensare e gioire del non-pensiero. Alché vi sterminerò. CHI NON SIA GIUDICE, SIA GUARDIANO. Anch'io voglio perdermi. Amare e perdermi. Michele io preferisco la schiettezza alla cortesia. La schiettezza alla cortesia. La brutalità! EGO TE ABSOLVO. Brava Giuliana. Certo, a volte mi sbaglio, a volte mi imbatto in solenni cantonate. Come quando credevo si trattasse di questioni ferroviarie, e i soggetti invece erano ben altri. Che ridere. A volte è un gioco di scatole cinesi, dove sembra che il senso si rovesci ogni qual volta un bambino si sbarazza di un involucro, più adulto, più maturo. E meno bambino. Non sai mai chi hai davanti. Ti dicono d'ogni concezione larvale che verrà riallacciata, presto, presto capirai il perché. E invece ti trovi a lavorare sulle ombre, indagare sull'incastro di pezzi minuscoli, nessuno nel frattempo se n'è curato, le lancette si susseguono e l'aspetto avvizzisce. Sono qui sotto un portico, sto invecchiando, sarei dovuto essere da te molto tempo fa. Mi perdoni? SI DELINEA UNA ROTTA RASENTE LE COLONNE D'ERCOLE. Certo che ti perdono. Però non puoi sparire così, ti immaginavo già chissà dove. Ogni volta mi getti nel panico, è spossante. APPRODO. Intrapersonale pensare al pensiero, ed altre iterazioni analoghe. Raggiunta la padroneggiata soglia, pretendere, sì, pretendere, di potersi sporgere oltre senza dar nell'occhio. Ma mi basta un sobbalzo, un'esitazione, la singola contrazione di una pupilla, il tremolio del mento. Ne ho perfetta coscienza, tanto da sentire il desiderio di sputare tutto in faccia ai miei interlocutori - ma a costo di un martirio e di una mostruosità che non sono disposto a pagare. Assistere alle manifestazioni di un amore così sconfinato dev'essere ripugnante, un trauma irreversibile. CHIOSA. IRREVÉRSIBLE era anche il titolo di un romanzo erotico. Francamente orrendo. Ora ondiamo.
- Modificato il 20.07.08 - 5:35 pm -

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