This is Tasmegalpa

Il blog di elianto84 aka jack202

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This Is Tasmegalpa - Encoded by Elianto84
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Sempre più schegge

_/-----------| 24.12.05 - 2:24 am |-----------\_

Pensate mai alle sorprese che esplodono come temporali quando guardate alla vostra vita dal lato più meccanico e nero? Giunto alla stazione trovo un tipo inchiodato davanti al distributore con l'aria di un bambino nel paese dei balocchi, trent'anni di zucchero filato. Scrivo ad Annamaria, forse sarà tutto spezzato e secco, forse non ha più senso andare a caccia di mostri nella mitologia per paragonarli al marcio cristiano vicino, ma mi prende come un rigurgito d'insoddisfazione, d'istinto omicida represso, si sa i bambini sono perfidi ma in un modo meravigliosamente puro, quasi come gli insegnamenti della strada. Un ragazzo marcia isterico sul cartello d'uscita, dallo sguardo deduco che conosciamo la stessa erbaccia, ci stringiamo silenziosamente la mano, siamo sul binario giusto. Compagni sempre più sparuti e sradicati, ricordate. Il ricordo è un'arma potente. Vorrei deflagrare in un milione di schegge che tutti dicano: l'ho conosciuto, mi ha trapassato quel leone zoppo e rabbioso. Grazie a Sara.

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Opponent is on Holiday

_/-----------| 09.12.05 - 9:44 pm |-----------\_

Gli ingredienti per una storia ci sono tutti: una perfetta grandinata, da suonare le campane della chiesa una ragazza che cade nel fiume, il ritardo dei soccorsi una confutazione schiacciante legata alla spinta del pedone G ed un'altra senza pezzi, silenzi contraccambiati ed è meglio, indubbiamente meglio che domani io sia a Milano con Padanda dietro al freddo e ad un paio di scacchiere. Alle 6.08, fatevi sentire.

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Sic Et Simpliciter

_/-----------| 28.11.05 - 4:31 pm |-----------\_

Malaticcio e abbastanza pallido da risultare inquietante, sotto un cielo di Pisa prodigo di pioggia e venti artici, fumo una sigaretta dopo un delirio proiettivo iperbolico; arriva il mio relatore in bicicletta, occhiali da sole al seguito, sgommata da super motard. Prendo a ridere come un autentico cretino. Non e' che tutti gli oggetti siano ritorti al punto da rovinarti la digestione e la giornata. Esistono anche le cose piu' semplici, e il desiderio di schiettezza. Grazie a GP, ed anticipatamente ad AA, per un sorriso tutto sommato anonimo ma importante. Baci dal pupazzo di neve e Lucky Strike.
- Modificato il 04.12.05 - 3:20 pm -

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Prova Slashes&Affini

_/-----------| 19.11.05 - 5:00 pm |-----------\_

Bene, dovrei aver definitivamente sistemato la questione degli slash. A breve anche la possibilità di utilizzare il TeX nei commenti. Vi fornisco un rapido assaggio: Formula in TeX Common Roadmap: anteprima dei commenti, permalink, faccine, TeX, sessioni utente, modifica dei commenti, HowTo. Nirvana
Grunge! You're all about the music and would even
turn your back on fame just to stay true to
your roots... You reached your high in the
early '90s, but you're still making some good
stuff! Keep rocking!

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Policy of Truth

_/-----------| 13.11.05 - 3:36 am |-----------\_

Nutro un odio inestinguibile per le persone che mi raggirano. Oggi ho sognato di essere anziano, di aver già dato il mio contributo ad un mondo inafferrabile, e di aprire un bar in un posto tranquillo, dove godere di un beato anonimato e della compagnia dei personaggi di paese. Come quando (fiori e picche) da bambino sognavo di essere adulto e di anteporre il bene degli altri al mio, unico paradigma che mi ha toccato di una cultura religiosa barcollante. Ma mi rendo conto di non essere tagliato per il ruolo del filantropo, non perchè il mio interprete sia malvagio (visione di comodo, posa da intellettuale, solo merda) ma soltanto per la presenza di un istinto insopprimibile. Non voglio più ingannare nessuno. Il nero è nero. Non voglio più essere ingannato. Il bianco è bianco. Non scendo a patti, non sorrido alle battute idiote, non ho senso della gratitudine. Io voglio essere a conoscenza dei segni. Sono il Faust. Certo quello che i gatti, il barista o i lettori hanno percepito è un artificio. Palcoscenico incidentale. E s'insinua un po' di morte tra le intenzioni e le realizzazioni. Ma questo non vi autorizza a presentarmi obiezioni più volte camuffate. Una volta è più che sufficiente. La verità di A, la verità su A. O nient'altro. Un abbraccio a mio padre, poveraccio. Ti voglio bene babbo.
- Modificato il 15.11.05 - 9:55 pm -

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Andy

_/-----------| 07.11.05 - 11:17 am |-----------\_

- Andy, ti vedo cambiato. - Tu non conosci la mia vera identità. - Andy, tu non hai una vera identità. - Ah già, dimenticavo. La notizia del giorno e' che ho chiesto a Puglisi di diventare mio relatore per una tesina di combinatoria analitica. Voglio volare alto. Mi ricordo un Natale da mia nonna (Gemma) che eravamo tutti piccoli e immersi in un tepore rosso-giallastro gravido di affetto e roba da mangiare. Le poltrone con quella fodera ruvida a fiori, le foto del Canada sulle pareti.
- Modificato il 07.11.05 - 11:49 am -

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Hamlet

_/-----------| 23.10.05 - 10:17 pm |-----------\_

Vedi Guildenstern, dev'esserci un momento nell'infanzia nel quale si viene a conoscenza della morte, e dev'essere un momento tragico ed indimenticabile, tale da marchiare a fuoco. Eppure Guildestern io non ricordo di avere vissuto un istante così. Forse si viene al mondo già con la consapevolezza della fine, forse nella stessa creazione è incapsulata la morte. E pure vivendoci così a contatto, noi della morte non conosciamo nulla. Per quanto ne sappiamo, potrebbe persino essere un processo... molto gradevole. Sono stato a Bologna, meta di concerti e coincidenze inverosimili. Sono andato alla ricerca del rumore, sono andato alla ricerca del silenzio. Se il peso fosse gravato unicamente sulle mie spalle, sarei rimasto lì a fissare i contorni di una foglia morta, sotto quelle luci arancioni di tramonti, fari, veicoli, autostrade verso il mare. A morire per metà di freddo, per metà di inettitudine, tutto il resto a caccia di una verità inespugnabile. Invece il tempo scorse, dapprima sezionandomi, poi ricongiungendo i diversi pezzi, incastrandoli alla bell'e meglio; risultai accidentalmente testimone del processo. Certamente ciò non avrebbe dovuto aver luogo, secondo i piani dell'Architetto. Ma accadde, e il risultato fu lacerante. Io credo che accanto ad ogni consapevolezza sopravviva il desiderio assassino di sbarazzarsene, magari semisepolto da un qualsiasi mucchio di frottole. Tra le armi del progresso viene talvolta annoverata anche un certa violazione del metodo.

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David Sandison - Jack Kerouac

_/-----------| 23.10.05 - 3:41 pm |-----------\_

Ma non c'erano tracce del padre, nè nessuno che sapesse se fosse vivo, morto o soltanto sulla strada da qualche parte. E così anche loro si misero sulla strada, grazie a un venditore di auto del luogo che cercava qualcuno per consegnare una Cadillac del 1947 a un cliente di Chicago. Dopo una profondamente sentita preghiera di ringraziamento a san Cristoforo, Neal si arrampicò dietro al volante e si precipitò fuori dal parcheggio verso la statale n°6. Secondo il vivido racconto che Jack fece di quel viaggio, Neal mantenne costantemente i centottanta chilometri orari sui lunghi rettilinei dell'autostrada, riducendo la velocità ad appena centoventi nelle curve. La radio pompava, Neal rideva, canticchiava e batteva energicamente il tempo. Raggiunsero Chicago a tempo di record. Dopo lo spasso del famigerato distretto del Loop di Chicago, dove Jack fu particolarmente colpito dalla performance di George Shearing, il pianista jazz inglese cieco, salirono a bordo di un autobus alla volta di Grosse Point per un ennesimo incontro con Edie. Lei arrangiò una sistemazione per loro presso la casa di famiglia di Virginia Tyson, una sua amica. I genitori di Virginia erano in Nuova Scozia, così il duo ebbe libero accesso a quattro vaste camere da letto (ognuna con bagno), a una cameriera che girava, sfacchinava e cucinava per loro (specialità: cene a lume di candela) e un grande pianoforte su cui Jack strimpellava per accompagnare i suoi vocalizzi jazz. ---- Immerso nella ricerca del flusso di coscienza che perseguiva nella nuova stesura di Sulla strada, Jack rimaneva frustrato dalle interruzioni dei suoi straripamenti quasi maniacali (inevitabilmente stimolati dalla benzedrina e dai litri di caffè) ogni volta che era costretto a fermarsi per inserire una nuova pagina nell macchina da scrivere. Soluzione brillante fu l'uso di rotoli di carta continua costruiti assemblando lunghi fogli da disegno. Lo stratagemma gli permise di aumentare incredibilmente la produzione: il 19 aprile raggiunse il tetto delle trentaquattromila parole e, solo undici giorni dopo, quello strabiliante di ottantaseimila. ---- Per aver ragione di ritenersi autenticamente votati al male è indubbiamente necessaria una purezza fuori dal comune. Seguendo questa logica, creatori e proseliti del giovane movimento Beat risplendettero per lealtà e compattezza. Nulla di più opportuno per sancire la definitiva rottura con la cultura borghese, i suoi meschini compromessi, i suoi raggiri in buona (opinabile) fede.
- Modificato il 24.10.05 - 12:10 am -

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4 righe calde e scure

_/-----------| 20.10.05 - 11:54 pm |-----------\_

Alcuni testi, come sostengono pure gli autori dal vivo, parlano da sè. Ridevo dell'insensatezza alla base delle gocce e c'erano dettagli di maschera ad alleggerire il viaggio, la pazzia, il deserto grigio, la nomenclatura dei luoghi. Eravamo in due ad ogni angolo, ad ogni fosso, ad ogni cielo corrotto, circoscritto, ostruito o inenarrabile che fosse. --- Sono venuto nella tua città un giorno, era caldo e scuro. Poteva essere mezzogiorno, ma non ne sono sicuro. Avevo tempo da perdere, da guadagnare niente. Non c'eri tu nell'aria, sensibilmente. C'erano macchine ferme sulla tangenziale, e occhi al finestrino che respiravano male. Avessi almeno potuto scendere e fermarmi a mangiare, ma i ristoranti erano tutti pieni e non avevo fame. E sono entrato in un portone e dentro a un grande ascensore e mi hanno fatto domande sulla mia vita interiore. ed in qualcuna delle mie risposte c'era il tuo nome, mentre la tua città prendeva fuoco, sotto al sole. Così mi son sentito piccolo come un chicco di grano, quando ho guardato la tua foto nel muro ed ero già lontano. Tu sorridevi a qualcuno, qualche anno prima ed io ho pensato, sarà meglio lasciare questa città, prima che sia mattina. Ed ho imparato che l'amore insegna, ma non si fa imparare. E ho giocato a nascondermi e a farmi trovare. Ed ho provato a smettere di bere e a ricominciare, e sono stato bene e sono stato male.
- Modificato il 21.10.05 - 12:35 am -

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Canzone del padre

_/-----------| 15.10.05 - 12:42 pm |-----------\_

"Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi solo i sogni che non fanno svegliare?". "Sì. Vostro Onore, ma li voglio più grandi." "C'è lì un posto, lo ha lasciato tuo padre. Non dovrai che restare sul ponte e guardare le altre navi passare le più piccole dirigile al fiume e più grandi sanno già dove andare." Così son diventato mio padre ucciso in un sogno precedente il tribunale mi ha dato fiducia assoluzione e delitto lo stesso movente. E ora Berto, figlio della Lavandaia, compagno di scuola, preferisce imparare a contare sulle antenne dei grilli non usa mai bolle di sapone per giocare; seppelliva sua madre in un cimitero di lavatrici avvolta in un lenzuolo quasi come gli eroi; si fermò un attimo per suggerire a Dio di continuare a farsi i fatti suoi e scappò via con la paura di arrugginire il giornale di ieri lo dà morto arrugginito, i becchini ne raccolgono spesso fra la gente che si lascia piovere addosso. Ho investito il denaro e gli affetti banca e famiglia danno rendite sicure, con mia moglie si discute l'amore ci sono distanze, non ci sono paure, ma ogni notte lei mi si arrende più tardi vengono uomini, ce n'è uno più magro, ha una valigia e due passaporti, lei ha gli occhi di una donna che pago. Commissario io ti pago per questo, lei ha gli occhi di una donna che è mia, l'uomo magro ha le mani occupate, una valigia di ciondoli, un foglio di via. Non ha più la faccia del suo primo hashish è il mio ultimo figlio, il meno voluto, ha pochi stracci dove inciampare non gli importa d'alzarsi, neppure quando è caduto: e i miei alibi prendono fuoco il Guttuso ancora da autenticare adesso le fiamme mi avvolgono il letto questi i sogni che non fanno svegliare. Vostro Onore, sei un figlio di troia, mi sveglio ancora e mi sveglio sudato, ora aspettami fuori dal sogno ci vedremo davvero, io ricomincio da capo.

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