This is Tasmegalpa

Il blog di elianto84 aka jack202

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This Is Tasmegalpa - Encoded by Elianto84
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_/-----------| 23.01.05 - 9:47 am |-----------\_

-|- Non sono mattiniero. Ho comprato pane e giornale da francese provetto. Preso il cappuccino da una barista niente male. Ma non sono mattiniero. E' dalle ore 4.32 che vago per Pisa, come un podista dannato. NoW R4diohead Deep Purple D4ve G4h4an G4rb4ge poi tr4sloco e 4ffitto in verità in verità vi dico che la bellezza trionferà sul male ma vi resterà il desiderio: i'm only happy when it rains Ora l'ultimo spezzone di racconto Moak e un caldo buongiorno. -|-
- Modificato il 23.03.05 - 3:22 pm -

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_/-----------| 20.01.05 - 4:55 am |-----------\_

Potrei scrivere un grosso trattato su come sprecare tempo prezioso
tramite l'implementazione violenta di javascript nelle pagine web.
Io che mi ero riproposto di non utilizzarlo. Mi vergogno quasi.
Se solo l'hover fosse supportato decentemente...
Altro che 22Kb per l'encoding di una stupida home.
http://elianto84.altervista.org -> (neW Menu)

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Vertigine

_/-----------| 17.01.05 - 3:17 pm |-----------\_

Mi arrampicai sulla prima rete, sulla seconda, tentai di raggiungere il tetto. Un cancello me lo impedì. Ma ciò non aveva importanza. Ero già un gigante, con grosse difficoltà a girare per strada. C'era una sorta di ponte tra due edifici, com'era in uso durante il medioevo tra palazzi di nobili famiglie congiunte da un recente matrimonio. Con la mia statura non sapevo come valicarlo. Guardai giù dalla prima rete, quindi dalla seconda, la visione del terreno mi fece sentire uno scheletro vuoto, sferzato dal cielo, così azzurro stamane.
- Modificato il 23.03.05 - 3:19 pm -

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F.N.

_/-----------| 15.01.05 - 3:24 pm |-----------\_

[ Considerazioni sulla variabilità della magia sotto l'effetto della nebbia e delle elementi architettonici ] Ho poco tempo. Questo dovrebbe incitarmi a contrarre le costruzioni. Di buona lena. Ero sul fiume, sul ponte, con molta nebbia a offuscare le distanze. E riflettevo sul fatto che questo colpo di tosse potrebbe essere lo stesso colpo di tosse di un grande scrittore francese, o del peggiore derelitto che il mondo possa aver partorito. Altra magia che mai mi sarei sognato di rivelare è che il germe della società come comune spasimo è esattamente agli antipodi col segreto del nulla che, perlomeno nel mio caso, si è rivelato tramite i medesimi strumenti. Il guardarmi dall'esterno. Che queste cataste di mattoni e ruderi e il buio non mi concedono. Nel luogo delle gabbie dei prigionieri, nelle urla stinte, mi sento protetto. Sono polvere. O un granello di sabbia che corre con passo meccanico verso l'ennesimo lasciatemi stare, desiderando ardentemente di restare in cima alla duna. E tanto scomponendosi, egli sprofonda.
- Modificato il 23.03.05 - 3:25 pm -

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CounterMirror

_/-----------| 02.09.04 - 3:29 pm |-----------\_

E Città del Messico, città spettrale dagli agognati moli seduti sulla massicciata di un tetro grigio Ferrocarril tipo Liverpool - io e un'orda della giovane generazione in abiti eleganti con ragazze che sfoggiano fiori da ballo studentesco prendiamo parte a un grande pasticcio, un raduno, in un edificio, una torre - - così affollata, che io, tra matricole, devo aspettare fuori - applausi calorosi, discorsi, musica dall'interno - Strano come nei miei sogni non sembri che tutto sia già accaduto in modo più interessante, ma resta un timore, un dolce timore reverenziale - perché la rabbia mi sbrana il cuore. Che ci faccio in questa sinistra North Carolina impiegato che si alza alle sei del mattino - impiegato fra sinistri impiegati dalle facce avvizzite in un vecchio desolato ufficio delle Ferrovie - nessun sogno potrebbe essere più spaventoso e più simile all'inferno. - Finalmente riesco a unirmi alla festa - no, quello stupido cane mi ha svegliato proprio nel momento in cui avrei potuto ricavare da tutta la faccenda una storia - e negli ultimi tempi comunque mi sveglio in preda all'angoscia. A New York mi rubano le idee, si fanno pubblicare, celebrare, si fottono le mogli degli altri, ricevono ghirlande d'alloro da vecchi poeti - e io mi sveglio in questo letto d'orrore in un incubo che solo la vita avrebbe potuto escogitare. All'inferno. [ Jack Kerouac - Il libro dei sogni ]
- Modificato il 23.03.05 - 3:30 pm -

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22.39

_/-----------| 27.06.04 - 3:35 pm |-----------\_

Je ne connais pas la raison. Qui se trouve de l'autre part, qui se trouve. Non si sarà mai soli a pretender ciò che non si merita. In un perdifiato verticale sono stato assalito - je ne te vois pas - j'ai oubliè tes yeux - veloce inspiegabile io. So solo che le appartengo - stasera sono andato al settimo piano, guardando le mie braccia sulla tettoia ho capito che avrei ucciso anche quella voce terribile - - che un tempo lasciava che i muri tremassero assieme alle ciglia di nere creature del sole del sud - che un tempo infranse vetro sul rosso del pavimento - quella voce terribile di un uomo sordo. E' inutile fuggire, amico mio cavaliere fragile. Potresti leggere, se solo fossi enorme, milioni di volte enorme. Questo ovviamente non significa che tu ne abbia la possibilità. Sai solo dire TI VOGLIO, stupido bambino.
- Modificato il 23.03.05 - 3:35 pm -

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Nautilus

_/-----------| 26.06.04 - 3:38 pm |-----------\_

[ Pubblicata presso Edizioni Il Filo - Roma ] I bar che frequento sono tutti ritrovi per gli stranieri e gli sconosciuti. Case di fortuna per gli avventori del mare. Le gerarchie del ghiaccio stavano a guardare l'uomo con la piccozza Sui rivoli bianchi delle montagne Con questa gamba che diviene il mondo E potrebbe franare Ed io ho soltanto una fune. Potrei prendere un altro caffè Mentre voi discutete di odio comune e guerre E le volpi chiedono carezze ai rispettivi principi. C'è qualcosa di ingiusto e mostruoso nell'avere un corpo. Le ultime gocce di luce da sciogliere piano Prima che la strada deserta e la pioggia battente chiudano i cancelli Alle 9:07 di un giorno che mi ha stretto Fare l'amore dentro frasi accavallate, tortuose, fragili Sospiro il passato, e tu spieghi benissimo Le terre che ho dentro al petto.
- Modificato il 23.03.05 - 3:38 pm -

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Un ladro

_/-----------| 25.06.04 - 3:41 pm |-----------\_

Alla fine smise di sorprendersi. Saldo e inattaccabile. Sul precipizio e poi più giù, dove non dimorano le tigri e si diradano le braccia. Gelida risolutezza, un sepolcro. Un risvolto da sarto, un pennello. Esistono condanne che infuriano il vento, fino ad un posto chiamato "arrivederci". Leggeva il Siddharta una spanna più in alto. Quel giorno volle incamminarsi di gabbia in gabbia, la più misera delle bestie. Basterà una penna ed un po' di carta. Qualche libro. La violenza che ondeggia come pioggia per i danzatori. Licenziato ogni cuore. Senza più forma o accento. Pronto all'addio. Ora no, codardo e idiota. Un monito attraverso una lama. Volle correre lontano dalla sua carne, lontano dagli occhi che affossavano ragioni pesanti. Quando ogni angelo fu alla catena il tizio in nero disegnò un cavalluccio marino. "Mio padre è un falco, mia madre un pagliaio. Stanno sulla collina." I pugni non strinsero le spalle scoperte. I pugni non serrarono i passi lontani, metallici. Assenti e incerti alla sbarra e privi di bende. - una sigaretta - Chissà quale sbornia di insolenza la mattina del primo aprile. Faccia svelto e tenga le mani in vista. Stia zitto o sparo. Il Siddharta delle sedie che traballano e dei respiri pesanti. Mi stai uccidendo. Traditore, infame, maledetto. Dieci milioni. - Perdonami tu che sei stata tutto. Cancellami in fretta. Anche tu, seconda madre. Per coloro che ne han le forze: hasta la victoria. Ogni cosa, meno che nulla. Un ladro. - Una lettera. Invidiò per due ore le formiche. Le ricoprì di colpe e le schiacciò al suolo. Insieme in un lago di vuoto. In alcune oasi dell'universo chi detesta risparmia ai fratelli gli ultimi pesi e gli ultimi chilometri. Cleopatra abbracciata al suo aspide. - Ti era accorta che io fossi un serpente? - Pantomima: benissimo. Tutto a puttane. Semel. All'udienza del venti settembre non si presentò nessuno.
- Modificato il 23.03.05 - 3:41 pm -

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Corno Inglese

_/-----------| 23.06.04 - 3:43 pm |-----------\_

Il vento che stasera suona attento
- ricorda un forte scotere di lame -
gli strumenti dei fitti alberi e spazza
l'orizzonte di rame
dove strisce di luce si protendono
come aquiloni al cielo che rimbomba
(Nuvole in viaggio, chiari
reami di lassù! D'alti Eldoradi
malchiuse porte!)
e il mare che scaglia a scaglia,
livido, muta colore,
lancia a terra una tromba
di schiume intorte;
il vento che nasce e muore
nell'ora che lenta s'annera
suonasse te pure stasera
scordato strumento,
cuore.


- Modificato il 23.03.05 - 4:16 pm -

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Via del Campo

_/-----------| 22.06.04 - 3:47 pm |-----------\_

She went among so many spoiled places Choosing to fancy, to be wrong, to be shining. Just glittering cries, shadow mongers. Livin' in, Haunted by. Era bella Matilda, occhi verdi labbra carnose. Un desiderio avvampante di sentirsi amata. Baci freddi, schiocchi di tenace finzione magica: il cuore li catturava così, senza perché; metteva al mondo sorrisi fragili, speziati, consunti. Quel cuore senza orgoglio Matilda lo seguiva, così come i ragazzi rincorrevano gli aquiloni. Aveva una sfera di cristallo. E le unghie, i denti, la forza per vivere ogni istante come l'ultimo. Un giorno incontrò Orfeo, circondato da un alone accecante; nella sfera comparve nebbia fitta, contundente. Era bella Matilda, occhi di luce e smeraldo. Orfeo agguantò il paradiso che bramava, colmò quegli occhi di lacrime e sale, si fece largo tra i frammenti di un mondo mandato in pezzi. Ora solo una puttana dagli occhi di foglia, grandi, bassi. Nei vicoli si grida che basta prenderla per mano. Lei piccola, senza riparo, che vende a tutti la stessa rosa. Matilda, vissuta solo un giorno, era bella. [AutarKeya]
- Modificato il 23.03.05 - 3:47 pm -

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