This is Tasmegalpa

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This Is Tasmegalpa - Encoded by Elianto84
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Sto molto meglio

_/-----------| 24.07.17 - 1:37 am |-----------\_

Vedi, ora posso ingurgitare tutte le schifezze che vedo senza timore che mi scoppino le arterie, posso ferire chiunque per il solo gusto di sentirmi carnefice, progettare le mie vacanze in un pozzo artesiano a Timbuctu, dimostrare la mia grande devozione, al niente, cercare di superare tutti i miei difetti, nessuno, attendere per anni, decenni, eoni, finché non siano spariti tutti dal pianeta che qualcuno (ma chi, a quel punto?) mi regali un bel pezzo di ferro carico e mi possa far da parte anch'io. Posso sopportare grandi escursioni termiche, ammirarmi mentre mi cavo gli occhi con una forchetta e percorrere decine di chilometri nel mezzo di Cinecittà, per vederti accasciare sul mio corpo sgraziato e dolcemente assopirmi al suono, così rock, delle parole "mi fai schifo". Posso strisciare il medio sulla sabbia senza l'ansia che qualcuno mi paragoni ad Archimede e prepararmi alla dialisi: sai, domani mi immettono un mezzo litro di sangue, che ho gli anni di Cristo e ho dato tutto, ma mi tocca ripartire dacché son rimasto solo, di nuovo. Però ci tengo a ringraziarti, perché sono una persona corretta e perché da quando mi hai strappato il cuore, devo ammettere, sto molto meglio.

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Grande

_/-----------| 22.07.16 - 7:30 pm |-----------\_


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A me piace

_/-----------| 27.09.15 - 3:46 am |-----------\_

l'idea di poter essere me stesso senza turbare l'equilibrio di nessuno. Piace l'idea di essere tremendamente maschile e tremendamente dolce. Piace l'idea di avere un riparo da qualunque avversità e uno sprone a non cedere alla mia indolenza o alle mie tendenze auto-distruttive. Apprezzo la tranquillità, il silenzio quando non c'è alcuna necessità di parole, sapere che troverò il mio mondo esattamente come l'ho lasciato, prima di finire una birra e coricarmi. Mi piace avere delle consolidate abitudini: sarò anche noioso, ma mi danno sicurezza. Mi piace riempire pagine bianche di progetti a corto raggio e realizzarli tutti entro un mese; mi piace combattere per le strampalate cose in cui credo, profondamente, e percepire gratitudine, apprezzamenti, non per quello che dovrei fare, ma per quello che realmente faccio, piccolezze. Mi piace essere fedele a chi ho scelto e mi ha scelto, trasformando ogni languore nostalgico di sensazioni e persone passate in qualcosa di più intenso e duraturo da sperimentare nel presente. Mi piace non avere paura, anche se non sono adatto, perché tutti hanno paura, e nessuno è adatto, solo non lo ammette. Mi piace amarti nella massima semplicità, e spero che, come già accade in altri ambiti, ciò comporti la massima efficacia. Da molto non scrivevo, ma ora è bene che chiuda. Tra poche ore sarai di nuovo tra le mie braccia.

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Riflessi

_/-----------| 15.01.15 - 7:22 am |-----------\_

C'è un qualcosa di arcano, di antico, nelle note di questa canzone non negli strumenti, ormai ogni forma è simulazione e dissimulazione ma nella tensione, scarna, in quel luccichio che ti sprofonda dentro ad un tratto si dissolve e ti condanna, ignaro, a cercarlo di nuovo, tra foto stinte, parole raffazzonate, proclami di sovrana ingenuità, per tutta la vita. La prima volta che ho sentito quelle note. Erano l'opera del diavolo, lasciavano senza fiato. Che riuscissi ad ammetterlo o meno. Continuerai a toccarti il sesso e l'anima, pregando di ritrovarlo, quel guizzo. L'amara realtà l'ha sigillato in un ricordo, in altri uomini, altri posti. Nasconditi, allora, chiudi gli occhi a doppia mandata. Ruba alla vita ciò che non sei riuscito a far tuo, e prega che dopo mille inutili affanni, in un letto di morte, arrivi quel bacio.
- Modificato il 15.01.15 - 7:25 am -

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Blue Velvet

_/-----------| 22.11.14 - 2:20 pm |-----------\_


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Non ci sono colpe.

_/-----------| 03.11.14 - 4:39 am |-----------\_

Quello che è accaduto è che ho avvertito una grossa parte di me, del mio tempo, della mia dedizione, dei miei sogni, scaraventata tra le pieghe del passato come un giocattolo in disuso. Ho provato dolore, terrore, un profondo vuoto. Di senso, soprattutto. Ciò che dovrei tacere, per proteggervi da verità acuminate e scomode, è che ho avvertito anche sollievo. Liberazione dall'essere incessantemente contrastato, allontanato, criticato, sminuito, costretto a interpretare una versione edulcorata di me stesso. Di riflesso, in qualche occasione sono stato un cane. Non ne annovero molte, e concretamente non ho fatto assai di peggio che alzare la voce (bazzecole, al pari di quanto combinato in passato; per pudore, l'elenco dell'ignominia sarà omesso), ma le conseguenze sono andate ben oltre il più surreale dei melodrammi, e il punto di non-ritorno è stato oltrepassato in un battibaleno: due anni, o poco più. Peccato, probabilmente sarebbero bastati nervi più saldi da un lato, e un briciolo di serena accettazione dall'altro. Ma ahimè è indiscutibile che ci sia un limite alle richieste che possono essere avanzate, da qualsivoglia fronte di guerra, e ad ognuno i suoi meccanismi di difesa/sopravvivenza, così come le spine per le rose. Sì, sono qui a discorrere di quanto possa essere produttivo piangere sul latte versato: lo sostiene anche Saramago. Sono fiero d'averti reso una persona più conscia delle sue possibilità (professionali e non), un pizzico meno guerrafondaia, un pizzico meno intransigente. Realisticamente, sono stato solo un catalizzatore del processo, e non ho molt'altro di cui vantarmi, eccetto l'averti amata davvero, esserti stato fedele e devoto al limite delle mie possibilità, e ben oltre. Non sono stato capace di renderti emotivamente più stabile o coerente con le tue scelte: sarà perché non si può donare ciò che non si possiede o padroneggia? Spunto di riflessione piuttosto profondo. In ogni caso, quel capitolo della nostra vita ora è concluso. Non c'è alcun bisogno di segregarlo in un cassetto di una scrivania a migliaia di chilometri dalla vera casa (per il sottoscritto, è quella che si sceglie, non quella in cui si viene al mondo), esso non è una minaccia. Inoltre l'irraggiungibilità fisica non ha niente a che vedere con la reperibilità mnemonica: salvezza e dannazione, come sempre, nella copertina del medesimo libro. Che l'entità femminile incarni in sé qualcosa di abominevole e potenzialmente fatale, l'ho creduto prima, l'ho pensato durante e forse lo riterrò vero anche dopo la nostra relazione: non te ne sentire in colpa. Non ci sono colpe. Ciò che desidero adesso è di sognare attraverso gli occhi di G. Ciò che desidero adesso è di sentirmi libero, vivo, sereno, amare quella deliziosa e perversa bambina, così simile a me con tutta la scelleratezza e l'onestà di cui sono capace, e ben oltre.
- Modificato il 03.11.14 - 2:30 pm -

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LARS

_/-----------| 03.10.14 - 9:51 pm |-----------\_


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How to avoid time, part I

_/-----------| 24.09.14 - 11:03 pm |-----------\_


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Padania

_/-----------| 08.09.14 - 1:38 am |-----------\_

Se un sogno si attacca come una colla all'anima tutto diventa vero oppure no.

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La duplice natura

_/-----------| 29.08.14 - 4:14 am |-----------\_

La duplice natura dell'elettrone è racchiusa nell'essere simultaneamente corpuscolo e onda. Riconosciamo che l'elettrone è un corpuscolo quando lo facciamo scontrare contro un suo simile, e quello che osserviamo è un brevissimo match di biliardo. Ma se invece facciamo dirigere una nutrita rappresentanza di elettroni contro una parete con delle fenditure, quello che osserviamo all'uscita non è un ordinato incedere di proiettili, ma qualcosa che assomiglia a una diaspora, uniforme in tutte le direzioni. E allora l'elettrone, non potendo calzare né le vesti del duro né quelle del tenero, è costretto ad essere un po' l'uno un po' l'altro. Spesso neppure ci accorgiamo della complessità nascosta dietro l'agguerrito affermare "l'elettrone è", "la forza è". L'elettrone non esiste, la forza non esiste, e non vi capiterà di incrociare il signor radice-di-due al supermarket. Mi hanno insegnato la cautela nell'utilizzo delle parole "tu sei" nella vita di tutti i giorni. Siamo stati così grati alla distinzione kantiana tra fenomeno e noumeno, che nella lingua comune abbiamo pienamente accettato "è" come forma sincopata di "fa", o "spiega bene ciò si percepisce". Pochi ambiti sono riusciti a tenersi al riparo da questa orwelliana semplificazione. Il possedere una normativa riguardo l'utilizzo dei quantificatori esistenziali permette ad esempio ai matematici come me di tenersi al riparo dall'"opinabile". Nel mio settore se un parere è conforme alla Legge esso stesso è Legge. Paradossalmente, questa peculiarità così austera è uno degli elementi che rende la Matematica una disciplina molto più sociale di qualunque disciplina umanistica. I matematici si spronano vicendevolmente, sono generalmente molto favorevoli a condividere con il mondo intero il loro operato, e quando si osteggiano non tarda mai troppo il momento in cui uno dei due capitola, non serbando rancore nei confronti dell'altro, ma anzi ringraziandolo d'avergli aperto gli occhi su qualcosa di fallace. E' piuttosto semplice cadere in trappola: il criterio di verità è autoreferenziale ed è stato affinato in millenni di storia al fine di rispondere, essenzialmente, a due sole prerogative: la semplicità e la potenza. E' questo il modo, comunitario, che abbiamo scelto per avvicinarci, o sostituirci, a Dio. Nell'ambito umanistico hanno invece prevalso molto più fenomeni "individualistici". Prendiamo ad esempio l'affermarsi della corrente dell'ermetismo. Non vi è alcuno scopo ultimo o storico per sbriciolare la morale di un testo entro i soggettivissimi confini esperenziali di chi ne fruisce, solo un nobile e poetico atto di resa di fronte ad una universalità irraggiungibile. Come rivolgersi a Caino ed Abele ordinando loro che dove non semini uno, semini l'altro. Quei due erano sempre troppo occupati a tenere la contabilità, in partita unica, limitatamente alla sola colonna dell'avere, per pensare davvero a cosa darsi l'un l'altro, o regalare al mondo avvenire. Dio disse: "Fifoni, banderuole, proclamatori di falsità. Siete stati molto sciocchi, voi due. Bando alle ciance. La condanna è che tu, Abele, abbandonerai il tuo amato fratello per venire a risiedere tra i tediosissimi e vacui fasti delle alte sfere. Animum debes mutare, non caelum, dirà qualcuno avveduto tra diversi secoli. Ma per te farò un'eccezione, ti farò saggiare i tuoi sterili desideri, per sempre, e mai ti permetterò di rivedere tuo fratello. Mentre per te, Caino, ho riservato un trattamento fantasioso e romanzesco: passerai alla storia come fratricida. A discolpa di orrendi crimini, molti uomini e donne si giustificheranno affermando che nelle loro vene scorre il tuo sangue, il sangue di un assassino, e l'umanità tutta è vittima di un'onta insanabile. Un efferato assassinio, sarà questo che farò credere a tutti, a giustificazione dell'improvvisa scomparsa di tuo fratello, Dovrai convivere per tutta la vita con il senso di colpa di un misfatto mai compiuto, e ogni volta che tenterai di affermare la tua verità - l'unica testimone della mia divina e irragionevole crudeltà - nessuno ti crederà." "Noli, obsecro, turbare circulos meos..." pronunciò lentamente Caino, il cui pensiero, come in ogni momento di sconforto, era volato ai numeri.
- Modificato il 29.08.14 - 4:18 am -

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