This is Tasmegalpa

Il blog di elianto84 aka jack202

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This Is Tasmegalpa - Encoded by Elianto84
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Riflessi

_/-----------| 15.01.15 - 7:22 am |-----------\_

C'è un qualcosa di arcano, di antico, nelle note di questa canzone non negli strumenti, ormai ogni forma è simulazione e dissimulazione ma nella tensione, scarna, in quel luccichio che ti sprofonda dentro ad un tratto si dissolve e ti condanna, ignaro, a cercarlo di nuovo, tra foto stinte, parole raffazzonate, proclami di sovrana ingenuità, per tutta la vita. La prima volta che ho sentito quelle note. Erano l'opera del diavolo, lasciavano senza fiato. Che riuscissi ad ammetterlo o meno. Continuerai a toccarti il sesso e l'anima, pregando di ritrovarlo, quel guizzo. L'amara realtà l'ha sigillato in un ricordo, in altri uomini, altri posti. Nasconditi, allora, chiudi gli occhi a doppia mandata. Ruba alla vita ciò che non sei riuscito a far tuo, e prega che dopo mille inutili affanni, in un letto di morte, arrivi quel bacio.
- Modificato il 15.01.15 - 7:25 am -

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Blue Velvet

_/-----------| 22.11.14 - 2:20 pm |-----------\_


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Non ci sono colpe.

_/-----------| 03.11.14 - 4:39 am |-----------\_

Quello che è accaduto è che ho avvertito una grossa parte di me, del mio tempo, della mia dedizione, dei miei sogni, scaraventata tra le pieghe del passato come un giocattolo in disuso. Ho provato dolore, terrore, un profondo vuoto. Di senso, soprattutto. Ciò che dovrei tacere, per proteggervi da verità acuminate e scomode, è che ho avvertito anche sollievo. Liberazione dall'essere incessantemente contrastato, allontanato, criticato, sminuito, costretto a interpretare una versione edulcorata di me stesso. Di riflesso, in qualche occasione sono stato un cane. Non ne annovero molte, e concretamente non ho fatto assai di peggio che alzare la voce (bazzecole, al pari di quanto combinato in passato; per pudore, l'elenco dell'ignominia sarà omesso), ma le conseguenze sono andate ben oltre il più surreale dei melodrammi, e il punto di non-ritorno è stato oltrepassato in un battibaleno: due anni, o poco più. Peccato, probabilmente sarebbero bastati nervi più saldi da un lato, e un briciolo di serena accettazione dall'altro. Ma ahimè è indiscutibile che ci sia un limite alle richieste che possono essere avanzate, da qualsivoglia fronte di guerra, e ad ognuno i suoi meccanismi di difesa/sopravvivenza, così come le spine per le rose. Sì, sono qui a discorrere di quanto possa essere produttivo piangere sul latte versato: lo sostiene anche Saramago. Sono fiero d'averti reso una persona più conscia delle sue possibilità (professionali e non), un pizzico meno guerrafondaia, un pizzico meno intransigente. Realisticamente, sono stato solo un catalizzatore del processo, e non ho molt'altro di cui vantarmi, eccetto l'averti amata davvero, esserti stato fedele e devoto al limite delle mie possibilità, e ben oltre. Non sono stato capace di renderti emotivamente più stabile o coerente con le tue scelte: sarà perché non si può donare ciò che non si possiede o padroneggia? Spunto di riflessione piuttosto profondo. In ogni caso, quel capitolo della nostra vita ora è concluso. Non c'è alcun bisogno di segregarlo in un cassetto di una scrivania a migliaia di chilometri dalla vera casa (per il sottoscritto, è quella che si sceglie, non quella in cui si viene al mondo), esso non è una minaccia. Inoltre l'irraggiungibilità fisica non ha niente a che vedere con la reperibilità mnemonica: salvezza e dannazione, come sempre, nella copertina del medesimo libro. Che l'entità femminile incarni in sé qualcosa di abominevole e potenzialmente fatale, l'ho creduto prima, l'ho pensato durante e forse lo riterrò vero anche dopo la nostra relazione: non te ne sentire in colpa. Non ci sono colpe. Ciò che desidero adesso è di sognare attraverso gli occhi di G. Ciò che desidero adesso è di sentirmi libero, vivo, sereno, amare quella deliziosa e perversa bambina, così simile a me con tutta la scelleratezza e l'onestà di cui sono capace, e ben oltre.
- Modificato il 03.11.14 - 2:30 pm -

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LARS

_/-----------| 03.10.14 - 9:51 pm |-----------\_


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How to avoid time, part I

_/-----------| 24.09.14 - 11:03 pm |-----------\_


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Padania

_/-----------| 08.09.14 - 1:38 am |-----------\_

Se un sogno si attacca come una colla all'anima tutto diventa vero oppure no.

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La duplice natura

_/-----------| 29.08.14 - 4:14 am |-----------\_

La duplice natura dell'elettrone è racchiusa nell'essere simultaneamente corpuscolo e onda. Riconosciamo che l'elettrone è un corpuscolo quando lo facciamo scontrare contro un suo simile, e quello che osserviamo è un brevissimo match di biliardo. Ma se invece facciamo dirigere una nutrita rappresentanza di elettroni contro una parete con delle fenditure, quello che osserviamo all'uscita non è un ordinato incedere di proiettili, ma qualcosa che assomiglia a una diaspora, uniforme in tutte le direzioni. E allora l'elettrone, non potendo calzare né le vesti del duro né quelle del tenero, è costretto ad essere un po' l'uno un po' l'altro. Spesso neppure ci accorgiamo della complessità nascosta dietro l'agguerrito affermare "l'elettrone è", "la forza è". L'elettrone non esiste, la forza non esiste, e non vi capiterà di incrociare il signor radice-di-due al supermarket. Mi hanno insegnato la cautela nell'utilizzo delle parole "tu sei" nella vita di tutti i giorni. Siamo stati così grati alla distinzione kantiana tra fenomeno e noumeno, che nella lingua comune abbiamo pienamente accettato "è" come forma sincopata di "fa", o "spiega bene ciò si percepisce". Pochi ambiti sono riusciti a tenersi al riparo da questa orwelliana semplificazione. Il possedere una normativa riguardo l'utilizzo dei quantificatori esistenziali permette ad esempio ai matematici come me di tenersi al riparo dall'"opinabile". Nel mio settore se un parere è conforme alla Legge esso stesso è Legge. Paradossalmente, questa peculiarità così austera è uno degli elementi che rende la Matematica una disciplina molto più sociale di qualunque disciplina umanistica. I matematici si spronano vicendevolmente, sono generalmente molto favorevoli a condividere con il mondo intero il loro operato, e quando si osteggiano non tarda mai troppo il momento in cui uno dei due capitola, non serbando rancore nei confronti dell'altro, ma anzi ringraziandolo d'avergli aperto gli occhi su qualcosa di fallace. E' piuttosto semplice cadere in trappola: il criterio di verità è autoreferenziale ed è stato affinato in millenni di storia al fine di rispondere, essenzialmente, a due sole prerogative: la semplicità e la potenza. E' questo il modo, comunitario, che abbiamo scelto per avvicinarci, o sostituirci, a Dio. Nell'ambito umanistico hanno invece prevalso molto più fenomeni "individualistici". Prendiamo ad esempio l'affermarsi della corrente dell'ermetismo. Non vi è alcuno scopo ultimo o storico per sbriciolare la morale di un testo entro i soggettivissimi confini esperenziali di chi ne fruisce, solo un nobile e poetico atto di resa di fronte ad una universalità irraggiungibile. Come rivolgersi a Caino ed Abele ordinando loro che dove non semini uno, semini l'altro. Quei due erano sempre troppo occupati a tenere la contabilità, in partita unica, limitatamente alla sola colonna dell'avere, per pensare davvero a cosa darsi l'un l'altro, o regalare al mondo avvenire. Dio disse: "Fifoni, banderuole, proclamatori di falsità. Siete stati molto sciocchi, voi due. Bando alle ciance. La condanna è che tu, Abele, abbandonerai il tuo amato fratello per venire a risiedere tra i tediosissimi e vacui fasti delle alte sfere. Animum debes mutare, non caelum, dirà qualcuno avveduto tra diversi secoli. Ma per te farò un'eccezione, ti farò saggiare i tuoi sterili desideri, per sempre, e mai ti permetterò di rivedere tuo fratello. Mentre per te, Caino, ho riservato un trattamento fantasioso e romanzesco: passerai alla storia come fratricida. A discolpa di orrendi crimini, molti uomini e donne si giustificheranno affermando che nelle loro vene scorre il tuo sangue, il sangue di un assassino, e l'umanità tutta è vittima di un'onta insanabile. Un efferato assassinio, sarà questo che farò credere a tutti, a giustificazione dell'improvvisa scomparsa di tuo fratello, Dovrai convivere per tutta la vita con il senso di colpa di un misfatto mai compiuto, e ogni volta che tenterai di affermare la tua verità - l'unica testimone della mia divina e irragionevole crudeltà - nessuno ti crederà." "Noli, obsecro, turbare circulos meos..." pronunciò lentamente Caino, il cui pensiero, come in ogni momento di sconforto, era volato ai numeri.
- Modificato il 29.08.14 - 4:18 am -

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Il connubio

_/-----------| 22.07.14 - 6:04 am |-----------\_

Il connubio uomo-macchina ha delle potenzialità incredibili. L'essere senziente e il cretino veloce si completano come neppure il diligente lavoratore e il politico corrotto potranno mai sognare. Tu rovesci sul monitor un risicato bagaglio di strategie e sporchi trucchi, faticosamente conquistato in eoni di interscambi con i tuoi simili, lei ti fornisce un ergonomico accesso alla biblioteca di Alessandria ed abbatte i tuoi tempi di esecuzione di un fattore almeno dieci, concedendoti in linea teorica di spaziare sette volte più in largo o sette volte più in profondità rispetto a quanto avresti potuto fare in assenza di tale ausilio. E' qualcosa di paragonabile all'invenzione della lavatrice, ma con ricadute sull'evoluzione della specie che vanno ben al di là del possedere lenzuola pulite. E' un patto con il diavolo che rende il tempo biologico assai più malleabile. E un patto particolarmente accattivante, poiché lo scotto da pagare, come in quel racconto di Asimov, è soltanto il rischio di non poterne fare più a meno, quando paghiamo un analogo prezzo già in numerose circostanze nella vita, e non ce ne pentiamo. In mezzo secolo dall'invenzione del diavolo, pochi ne hanno colto lo straordinario potere, ancora meno l'hanno valorizzato e quasi tutti hanno optato per un uso deprecabile del nuovo protagonista delle nostre esistenze. E' concepito apposta per darci l'opportunità di arrivare dove mai potremmo altrimenti, e finiamo per farci inghiottire da specchietti per le allodole che altro non fanno che erigere muri e rincretinirci, rincretinirci ed erigere muri. Abbiamo cercato nel diavolo quello che non può darci, sicurezza, affetto, calore umano, e lui si è divertito moltissimo a gabbarci, lucrandoci profumatamente sopra (voi non l'avreste fatto, nei suoi panni?) e infrangendo inesorabilmente ogni speranza d'autenticità d'amore fra i pixel. D'altro canto era stato chiaro, aveva detto: "Ti darò uno strumento, ma non una donna. Per quella, devi rivolgerti al mio collega, le importa a prezzo stracciato dalla Cina, dove le fabbricano con il fango, costolette di maiale e copertine di Vanity Fair. Io ti offro solo la conoscenza." Meglio perciò stare al patto. Il diavolo ne sa una più di se stesso.
- Modificato il 22.07.14 - 9:20 pm -

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Talora

_/-----------| 07.07.14 - 3:54 am |-----------\_

Correvo da te e mi affannavo eri il mio porto franco dal rumore, dalle muraglie e dalle maschere che si accrocchiano a guisa d'alambicco - abbiamo strappato il massimo che potevamo strappare alle nostre divinità personali? Predeterminazione è farsa. Rifugiarsi al tuo petto era come soffiare su una candela recidendo il giorno e le sue strutture. Con te giungeva la notte, assetata e calda l'istante che da sempre bramo come pietra filosofale, come panacea poter imprigionare un unico mostro, me stesso nel contatto di un tallone ogni forma esteriore ogni gorgo dell'anima ogni difetto, intolleranza era dissolto senza orizzonte, nessuna nube all'orizzonte senza tempo, nessun pensiero di morte. Se c'è stata una finestra in trent'anni per abbandonare l'inessenziale alle porte della capanna e dell'alcova io l'ho appena chiusa. Senza neppure desiderarlo.

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A diciott`anni

_/-----------| 01.07.14 - 6:49 pm |-----------\_

A diciott'anni tutti scrivono poesie. A trent'anni solo due categorie di persone insistono nel farlo: i poeti, e i cretini. Io appartengo alla seconda. Ciao, sono Jacopo. Ho smesso di scrivere perché nella mia vita tutta la poesia è svanita. Sono un ragazzotto con un sacco di rughe in volto, che fuma come un turco e non ha più voglia di esporsi. I miei amici convolano e procreano, mettono radici e scrivono "diventerai presto zio". Vorrei replicare con congratulazioni e auguri ma mi ripiego sul sempreverde silenzio - sono contento per voi tutti, certo, ma in primo luogo muoio d'invidia e sono molto scontento per me stesso. A volte mi sembra che la mia esistenza sia una sorta di corsa a ostacoli che mi conduce esattamente dove non volevo andare. Storie che mi esplodono in faccia, e tu guarda chi ha in mano l'innesco, il vecchio Jack. Il nocciolo della questione è che è un uomo molto insicuro, con una spiccata inclinazione alla dipendenze. Prende una donna, strappandola via senza troppe remore da qualunque contesto in cui essa si trovi, ne fa oggetto di venerazione, ne fa oggetto sessuale, se la cuce addosso e le si mostra nella spiacevole nudità della sua anima, zannuta, feroce. Ha un aspetto molto serio, il nano. Sin dalla più tenera età i compagni di scuola ne avevano timore. "Ha uno sguardo truce, maligno", dicevano. "Un giorno arriverà brandendo un'accetta e ci ammazzerà tutti", dicevano. Ma è stato solo un autolesionista. Conta i segni indebili che si è lasciato addosso. Un taglio con una lametta, sul pollice della mano sinistra. Due bruciature di sigaretta, sull'avambraccio sinistro. Un fantastico tatuaggio che ha già perso metà del suo valore simbolico, sul braccio destro. E una nocca appiattita, un bel diretto contro un muro. Adesso gli restano poster, ritagli di carta con omini stilizzati, immagini di mignoli incrociati, due paia di bacchette del ristorante giapponese, visioni di estrema tenerezza che si alternano a istantanee di estrema delusione, post-it, libri, nient'altro per cui valga la pena investire uno stipendio da professore. Quel misurare i giorni tra l'idillio e il burrone, tra gli abbracci inattesi e la distanza e la noia. Quel bel pavimento intarsiato di pretese, ripicche, sogni infranti ed estenuanti, inefficaci confronti. Adoravo guardarti mentre giravi seminuda per casa, fantasticando di giornate negli accampamenti di lenzuola, anche se non arrivavano mai. Adoravo essere puntuale per te. Cucinarti, lavarti i piatti, darti una mano in qualunque cosa fossi in grado d'aiutarti. Andava tutto molto vicino all'idea di uno scopo. Detestavo invece sentirmi raccontare cosa ne pensa "la gente", fantomatica creatura senza faccia; detestavo la tua intransigenza e i tuoi continui cambiamenti di programma, detestavo quando mi facevi sentire sotto stretta osservazione e vigilanza, candidato "in prova" o in attesa di un responso inappellabile. Nel tempo e nell'anima il dolce e l'amaro si sono mescolati così tenacemente che non c'è più bocca che possa scinderli. When I was in school, I eagerly awaited adulthood, thinking I would then be the master of my spare time. I was right, too, I did gain the freedom to do what I wanted, except that I no longer had time to do what I wanted. ---------------------------- Pierpaolo Capovilla - Quando ----------------------------
- Modificato il 03.07.14 - 2:20 pm -

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