Temo sia il tempo di modifiche, rettifiche. Punto e a capo, getta la macchina
da scrivere fuori dalla finestra (per l'esattezza da un balconcino su un
nuovo cortile interno in via Fermi 17) e dà fuoco al palazzo, soffiando
successivamente sulle ceneri, non pago. Ritrovo continuamente pezzi della
mia vita in questi giorni. Mi stupisco di quanta forza potessero sprigionare
quelle parole, e mi batto il petto in preda alle aberranti visioni di realtà
di un imbecille urlante, tutto fumo, che quelle parole poteva immaginarle
ma la riserva sarebbe presto colata a secco, senza riscontri concreti dai
quali attingere. Doppiamente riprovevole il trovarsi a condurre un azzardo
e gettare al vento una mano vincente.
Ho imposto un tutto o nulla, disgustoso sia nella concezione che nell'attuazione.
Perlomeno chi mi riteneva incapace di gesti radicali dovrà ricredersi.
Ma chiarezza no, non ne posseggo neppure una briciola.
Mi trovo a meditare su cosa scardinare per sempre e cosa disseppellire.
Quel desiderio lancinante di costruire dal nulla un paradigma unico.
Avere uno scopo, per quanto contorto e osteggiabile.
Poter assaporare sorprese gradite. Anticonvenzionalità. Antiteoria.
Poter vivere i miei sogni con le persone che li popolano.
Bellezza, comprensione, libertà, rispetto.
Urlare "TI AMO" sfracellandomi in bici tra le colline,
privo di inutili consapevolezze, ridendo di gusto a situazioni solo immaginate,
dando il meglio od il peggio, sempre. Piuttosto che Icaro ingenuo a scalare
la vetta fin su la cima e da lì dritto fino alla solitudine più tetra;
piuttosto che non avere un'anima che ti chieda come stai cosa hai combinato
e perché - per ritrosia paura e indifferenza - o peggio ti suggerisca con
estrema diplomazia di attendere e chiarirti le idee - quando le hai così
chiare che l'attesa ti ha reso vecchio - potresti quasi aprire quel famoso bar,
e startene tutto il giorno a giocare a carte.
Non voglio passare i prossimi mesi a sforzarmi di essere sgradevole,
a macerarmi lo stomaco solo per suscitare una blanda reazione od un ghigno.
Io voglio vivere.
Vecchi amici ed amiche che mi avete rivolto un pensiero, fosse anche ostile,
sappiate che mi mancate. Mi mancate tutti, e tremendamente.
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