This is Tasmegalpa

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This Is Tasmegalpa - Encoded by Elianto84
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Antinomie dei sogni

_/-----------| 06.11.12 - 1:41 pm |-----------\_

A me m'ha sempre colpito questa storia dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'è una ragione, perché proprio in quell'istante? Non si sa. Fran. Cos'è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall'inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto tra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 15 maggio, okay, verso le sei, facciamo le sei meno un quarto, d'accordo, allora buona notte, 'notte. Il quadro mette tutto da parte e incassa. Una, dieci, cento volte, fino a non sentire più nulla, fino ad essere sordo al dolore a assimilabile alle piante in cambusa, che si accontentano di uno spiraglio di luce ogni porto. Sette anni dopo, 15 maggio, sei meno un quarto: fran. Non si capisce. E' una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando comprendi un simbolo visto in un sogno, una strana chiave musicale, dopo anni. Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino, e la tua dea ti ripudia perché sei troppo mortale, o perché le hai sacrificato un fiore di troppo. Quando apri il giornale e leggi è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io NON VOGLIO andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando, in mezzo all'Oceano, Circe alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: "E' come se non fossi felice, per te è tutto uguale, e te ne andrai". Ci rimasi secco. Fran. Me travolto dal contrario di me. Me che intendo restare al mio posto, tenere il timone con tutta la forza che ho in corpo, guardare Circe ballare sullo spiazzo di prua e illuminarlo. La velocità di crociera è così alta che il vento strappa via dalla faccia anche le lacrime, e bisogna restare saldi - se mi fossi fatto prendere dalla paura, se fossi rimasto lo stesso, non avrei mai vinto il mio posto. Non navigo verso tutte le stelle, ne ho una sola sulla rotta. La nave passa accanto a via Flamini. Nei sogni del lavapiatti e del vivandiere via Flamini è via Livornese, il nome è preso da un graffito sbilenco e sgraziato su quei muri. Circe sta pensando a qualcosa che in realtà non esiste. Io penso che mi piacerebbe tenermi lontano dalla guerra, dai ghiacci, restare a tavola con lei a ridere degli impieghi del maiale, tracciare i contorni della mia prima isola, dove farla regina, e dedicarle fumetti disegnati male. In lontananza il rintocco delle campane, maledette campane, distorce reticenze e risposte sbocconcellate. -Non si stava meglio da soli? -No, donna mia. Non sono mai stato Capitano, e posso esserlo solo con te.
- Modificato il 06.11.12 - 2:06 pm -

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Le nozze di Michele

_/-----------| 23.09.12 - 2:32 am |-----------\_

Lo sposo e la sposa hanno circa la stessa statura. Lui è un attivista di una sinistra scomparsa, lei una rampante ecologista. Lui ha qualche hanno più di lei. Arrivano assieme alla cerimonia, su una Ford Ka di un limpido azzurro. Sul bagagliaio un rettangolo di cartone e una scritta: "abbiamo portato la limousine in lavanderia, e ci si è ristretta". Il corpetto bianco della sposa è stretto da una fettuccia di stoffa rossa, che termina in un abbondante fiocco. Lui è vestito da safari, e non sa dove collocare il suo panama bianco, quand'è in ginocchio di fronte all'altare, gli trema persino la voce. Ed io che lo ricordo chiacchierare con mia madre e fumare per interi pomeriggi. Maglietta nera, jeans, espressione seria, voce grave, avvolgente, giocherellone grandioso nei regali. Colpisce, come oggi tutte quelle sottolineature degli occhi volgano verso l'alto. Lei lo prende per mano, lo trascina via dal suo caffè molto zuccherato. Lei, l'orchestrina e le danze, lui, il Kremlino. I giorni da cerchiare sono quelli in cui si dismette un gioco, e se ne incomincia uno più grande, spesso accantonando pagine e pagine di paure infantili e schemi logori, mandando tutto al macero in un bicchiere di succo d'arancia, rossa, e quattro gocce di fede.

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Sutura

_/-----------| 24.08.12 - 11:00 pm |-----------\_

Il medico curante consiglia di rimuoverla non prima di 10 giorni, e non oltre 20. Peccato, mi stavo affezionando a questa imbastitura nera e sottile, da cerimonia, sebbene allo specchio sembri che mi abbiano divelto l'ala sinistra. Lungo l'autostrada, e nei solchi paralleli, sfrecciano furgoni, treni, aerei, autobus, biciclette e scarpe di gomma con la suola bucata. Un armamentario chirurgico d'attrezzi di sutura. Rasente al moncherino d'ala soffia la voce di mio padre. - Sei stato bene, eppure spasimi per far ritorno al tuo posto adottivo. No, non sentirti in colpa, ti capisco alla perfezione. Non è semplice vivere su due pilastri a centinaia di chilometri di distanza. - E' vero, papà. Uno è rosso e scolpito, l'altro è grigio e panciuto. - Si intonano molto con il nero, complimenti, ottima scelta. Ma non frignare, che ti basta tirare appena i fili, per avvicinarti ora all'uno ora all'altro, non ti serve di certo volare.
- Modificato il 24.08.12 - 11:15 pm -

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Preghiera

_/-----------| 15.08.12 - 1:11 am |-----------\_

Possa la mia forza arrivare anche laddove si smarriscono le voci, le parole ed i tratti di penna.
- Modificato il 24.08.12 - 11:25 am -

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Ed io sbaglio più d'ogni idolo.

_/-----------| 03.08.12 - 11:31 pm |-----------\_

Prendi tutti i tuoi schemi farraginosi, Michele, fanne poltiglia. Nelle intercapedini troverai la profondità spaziale per ripescare i tuoi errori. Respira con la pancia, distendi le spalle, abbandonati senza affanni. Anche se le rughe ti solcano la fronte, il tempo d'apprendere non ti manca. Muta l'impazienza in fermezza, la paura in scherzo, la violenza in devozione, la stanchezza in sogno. Pensa e sgrana gli occhi, ma verso l'interno, ché solo così puoi reclinare appena il capo e fissare il sole, ché solo così puoi baciare e fonderti con lo sconfinato tempestoso oceano che ami, e che ti parla, pur quando è corrucciato e tace, per i tuoi movimenti maldestri, pur quando ti sfida, ti denuda, ti sferza. Non temere d'esser piccolo. Persino Dio è piccolo, a confronto dell'oceano.
- Modificato il 03.08.12 - 11:41 pm -

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Anche gli idoli si sbagliano

_/-----------| 15.06.12 - 6:17 pm |-----------\_

In un grande romanzo Dino parla di un uomo privo di sensi, succube. "Milano grigia, caliginosa e triste" - svegliati! La costruzione del duomo durata secoli, lasciata così, penzolante. Non ha una storia, quest'uomo? Non cerca di vincere il tempo attingendo da mille epoche diverse? Che cosa sogna, quest'uomo? D'essere per sempre ingannato? "Il riferimento è continuo, ora al piegarsi dei rami durante le tempeste, ora al rumore della risacca del mare che s'infrange sugli scogli". Dino, esiste nel mondo un rosso approdo, circondato da vent'anni di tempeste, dalle macerie di una città di nessuno, dove regnano due sovrani bambini. Danno ai frutti e alle immagini nomi e attributi che altrove non esistono: li proteggono, e si scherniscono, e si combattono, e si inseguono, in una rovente danza che li vede scambiarsi d'identità ad ogni crepuscolo. Circe afferra la gomena di prua della nave di Ulisse. - "Ora il tuo vagabondare è concluso. Questa ti servirà a tessere la trama di nuove favole." - "Ma io non so scrivere favole, sono condannato a bruciare all'inferno in un rogo che incenerisce ogni ambizione." - "Balle, Ulisse, balle. Persino il tuo cane sa che ti sbagli."
- Modificato il 15.06.12 - 6:41 pm -

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Per il mio cuore

_/-----------| 14.06.12 - 6:59 pm |-----------\_

Per il mio cuore basta il tuo petto, per la tua libertà bastano le mie ali. Dalla mia bocca arriverà fino al cielo, ciò ch'era addormentato sulla tua anima. In te è l'illusione di ogni giorno. Giungi come la rugiada alle corolle. Scavi l'orizzonte con la tua assenza. Eternamente in fuga come l'onda. Ho detto che cantavi nel vento come i pini e come gli alberi di nave. Com'essi sei alta e taciturna. E ti rattristi d'improvviso, come un viaggio. Accogliente come una vecchia strada. Ti popolano echi e voci nostalgiche. mi son svegliato e a volte emigrano e fuggono uccelli che dormivano nella tua anima. Pablo Neruda

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Senza veli

_/-----------| 30.05.12 - 11:40 pm |-----------\_

In un giorno di pioggia che era a metà tra l'autunno della storia e l'estate degli ostacoli, l'uomo senza occhi si destò di soprassalto, vinto dalla paura della frattura dell'argine, dell'incarnazione di un lembo di dolore, dall'ansimare di un incubo del suo amore, lì, prossimo. Mise nuovamente se stesso alla prova, nel superare una recinzione con una calcolata tesa torsione del busto e delle anche, sussurrò al suo demone: bene, se posso ancora farcela vecchio, potrò farcela sempre. Saranno le fondamenta, che celebrerò ogni giorno, come rito segreto di una chiesa imbastita attraverso superfici scabre (talora vi corrono insetti, e la morte si vince con la morte), sospiri per cingere, mura di vento, d'altezza pari ad un perfetto numero di secondi. Mi recherò in cucina correndo, con dolci briciole di calce nelle insenature delle dita di ambedue le mani, accenderò la fiammella con un saluto, la luce e la voce saranno basse e soffuse, così che, anche affaticato, porterò con me il fedele tono del tempo e delle proiezioni degli alberi, sulla tua pelle. Con una goccia di saliva affiorerà quella fragranza che è un vortice nello stomaco, verrà a galla anche il caffè, da mescolare tre o quattro volte con il cucchiaio più piccolo, e giù ad accarezzare gorgogliante il fondo delle tazzine. Si sovrapporranno gli aloni più scuri sui risvolti dei libri, risalterà ogni dettaglio come frammento di topazio in un mosaico rosso vivido, istoriato ora disteso o impresso slanciato. Più volte mi è capitato di spezzare il manico della caffettiera, per quanto impaziente fossi di serrarla. Ho persino fratturato in due un bicchiere, lungo un parallelo, nella smania d'agitar le braccia per un "vedi? lo vedi?", ma, senza scarpe e senza tosse, nel mio rito non produrrò alcun rumore, costeggerò devoto il profilo del sogno, recando caffè e "buongiorno, patata", pronto a cullare la tua testa sul mio petto ossuto. Sarò forse provato, madido di sudore per la zuffa coi minuti, impacciato e difettoso, ma liquido e nudo, prostrato, zannuto, al cospetto di soffici zampe ed occhi eternamente scintillanti.
SenzaVeli.mp3
- Modificato il 30.05.12 - 11:42 pm -

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Tra Bludus e Mnemonia

_/-----------| 18.05.12 - 5:20 pm |-----------\_

Volevi un avversario all'altezza, John? Eccotelo qui, in carne ed ossa. In virtù del potere conferitomi da chissà-chi, ho l'onore di presentarti te stesso. È come un cane rabbioso, che morde a sangue il suo futuro. La posta in gioco è la tua paura. Se vinci, la perdi. Afterhours - Metamorfosi
- Modificato il 18.05.12 - 5:24 pm -

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Ad Arimane

_/-----------| 30.04.12 - 12:02 pm |-----------\_

Giacomo Leopardi - Ad Arimane

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