This is Tasmegalpa

Il blog di elianto84 aka jack202

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This Is Tasmegalpa - Encoded by Elianto84
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Credo mi occorra

_/-----------| 28.02.12 - 2:26 am |-----------\_

una guida alla digestione del vuoto. Che non contenga espressioni come "c'è tempo" - - sto raccogliendo molto materiale a riguardo, vorrei che una volta cucito, suscitasse quell'esatta sensazione di apnea che sto sperimentando ora - o "ci spiace, ma è così" - magari seguita da una dicotomia d'opzioni egualmente castranti e impraticabili. Quel che esiste, ha delle modalità storiche, di affermazione e dibattito. Il potenziale omicida che è nella bramosia di ciò-che-non-esiste, invece, può essere avvistato solo divincolandosi dall'accademia, dalla coerenza, dall'empatia, dalla biochimica, dal branco, e compiendo tre o quattro passi in direzione del baratro. È per questo percorso in terra straniera e ostile, che vorrei una guida.

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Post Graduation Party

_/-----------| 15.02.12 - 7:02 pm |-----------\_

Stamane sono entrato in ufficio con aria un po' mogia, corrucciato dall'idea di aver innescato una bomba all'interno del mio petto. Penso esploderà al prossimo aperitivo tra colleghi, quando meno me lo aspetto, tra la sedicesima e la diciassettesima oliva. Un lieve scricchiolio della mandibola sarà l'unico, tardivo ed osseo, segnale d'allarme. " Le esperienze passate sono servite a comprendere cosa non voglio. Sono molto esigente: analizzo e soppeso. Vuoi sapere come ho catalogato te? Tu sei un omino basso, buffo e non bello. Insicuro, bisognoso, incline alle dipendenze, emotivamente instabile: una checca isterica. Per giunta possessivo, radicale, poco loquace e poco socievole. Di te si salvano le mani, la voce e un bundle di cultura e abilità logiche. Ammetto che la miscela di queste ultime cose fa abbastanza sesso, ma il resto... Dio ce ne scampi e liberi. " Bi pronuncerà tali parole, io ne loderò l'ammirevole, sacra sincerità con impeccabile sorriso da truffatore professionista - c'è un giro di scommesse molto attivo, in ufficio, è dura tener testa a Bi; per non sfigurare e perdere è necessario "mostrarsi uomini" (quando incontrerò il barbaro responsabile della creazione di tale locuzione, giuro lo sevizierò con crudeltà inumana, inconcepibile), ma mi mostrerò uomo una volta di troppo, per gli esigui margini garantiti dal personale bonus vitale, e la bomba esploderà: i miei polmoni marci andranno a decorare i cocktail dei partecipanti. Dicevo: stamane sono entrato in ufficio. F. mi ha salutato, carezzandomi la barba ispida, e mi ha chiesto se mi fosse passata la sbornia. Ma come poteva lei sapere che avevo trascorso tutto il pomeriggio e la sera del giorno precedente girovago (forse più "ondìvago") tra la cucina e il cesso, in compagnia di diverse bottiglie di rhum? Avevo staccato il citofono e spento il computer, il cellulare e tutte le luci, tranne un faretto fioco, per strappare alla totale oscurità giusto la strada dal frigo al bagno. Nessuno poteva sapere dove fossi, cosa stessi facendo. Liquefatto al punto di diventare trasparente? Improbabile. Segni sotto gli occhi, sulle labbra, eccessivo pallore? Neppure. L'ho allontanata maldestramente, bofonchiando: "Nessuno strascico, per cui credo che rincarerò la dose, più tardi." Ho preso a sfogliare distrattamente le solite carte, in cerca di qualcosa da distruggere o da rinvigorire. Ho pensato alle luci nell'autobus che mi aveva riportato a casa, il pomeriggio prima. Di un blu elettrico, intensissimo, che cozzando contro l'aria stanca dipingeva macchie inquietanti sui vetri, e rendeva, di contrasto, ogni cosa all'esterno più rossa, come in un primo speranzoso pomeriggio d'estate, senza etichette da scrollarsi di dosso, nudo. Alché, ho realizzato. L'idea che qualcosa possa muoversi più veloce della luce percorrendo per questo a ritroso il corso del tempo. Non una particella, ma un frammento di empatia, di intuito, che, nato oggi, possa recare nel passato un'immagine di ciò che sarà - questa energia giunge a destinazione quando viene colta, compresa. Nei casi in cui determini un'effettiva svolta nel corso del tutto, da incentivo o deterrente, un nuovo frammento inizia il suo percorso in senso inverso, generando una biforcazione dell'intera linea temporale. Ci siamo arrovellati per secoli circa l'esistenza di civiltà extraterrestri, cullandoci con il pensiero che queste fossero analoghe alla nostra, addirittura geneticamente compatibili. Abbiamo indirizzato la nostra attenzione verso la dimensione sbagliata! Sono venuto in possesso di questo frammento del Grande Libro di Dio, ed ora mi è chiaro, evidente, che ogni folgorazione, ogni eso-percezione, è soltanto l'effetto della decodifica di un messaggio proveniente da una zona inaccessibile: il futuro, appunto. Dovrò trovare un modo di indagare sulla degradazione dei segnali, per poter vivere più vite in una sola. Vivere questo martirio, questo trambusto di ossa e pelle, cambiare e stupire chiunque, per garantirmi umiliazione e dolore, e, a millisecondi di distanza, salvezza e serenità. Tener lontano il pensiero che esista una linea entro la quale ogni impulso è del tutto impotente. Questo farò.
- Modificato il 16.02.12 - 10:55 pm -

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Ogni cosa al suo posto ed ogni posto nel gorgo, muto.

_/-----------| 09.02.12 - 3:06 am |-----------\_

Subito dopo la proclamazione e il bando tutti mi chiesero quale dovesse essere il pubblico. Io risposi nel mio metro, dalle ventuno alle ventiquattro sillabe, che diviene musicale solo ripensandolo, sezionandolo, spingendolo in profondità parentetiche da cui riemergere affamati d'aria, lungo i tappeti di spine che si srotolano implacabili e dividono dagli appuntamenti con la carne dei sogni. Il pubblico sarà quello più esigente, che squadra in un guizzo i risvolti nauseabondi e cestina, senza pietà. Il pubblico sarà il tempo, il tempo lungi da venire. Il generale chiese agli astanti di scegliere tra lui e la terra d'Atlantide: seguì le indicazioni fornite da un'unica voce, tonante, nella compatta disarmonia del coro. Disarmante manifestazione di un disordine rosso, rossissimo, inconfutabile. Pensare che da piccolo mi sentivo confortato dal sapere che, a tavola, il posto in prossimità della finestra spettava a mia madre, quello centrale era mio e quello vicino alla porta era per mio padre. Ricordo ancora quanto spiazzante, forse persino umiliante, fu, alla sera, trovare il letto sfatto, quando alla mattina mi ero destato accanto a un amico. "Come puoi violare così quanto predichi, e sbraiti?" rivolsi a mio padre, solo attraverso gli occhi. Egli si voltò, e andò via. La prima colazione a letto me la portò A., circa dieci anni più tardi. Fui sorpreso e incapace di gratitudine. Un evento del genere avrebbe ben figurato nel novero dei miei primordiali slanci d'architettura del mondo: tutti dettagli nitidi, unici e incausali. Ogni mattoncino poteva giustapporsi ad uno analogo in almeno quattordici modi: ciò garantiva margini apparentemente buoni di riuscita dell'iniziativa. Nei momenti di smarrimento, era sufficiente una rapida occhiata alle figure, un destro calco dal Libro della conoscenza. Per il bambino, ciò non era né forzare, né barare. Passò sotto silenzio, rimase così. Crebbi perciò ignobile, freddo, mostruoso, ebbro di ambizioni che credevo esistenti, tangibili, ebbro di contatto fisico con la carne dei sogni. Sulla strada che divideva da uno svago geometrico e dal caffè mi imbattei in A., che fremeva, per un bacio. Glielo diedi, quello e molti altri. Troppo freddo, inumano, negarsi, di fronte ad un palpito così puro. Alla prima folata di vento che ci divise per più di un palmo, realizzai di trovarmi sull'orlo di un baratro. Qualcuno urlò: "La leggerezza è un crimine!" ed io la rincondussi alla sua città, fornendole indicazioni per distinguere i mostri ed i ladri, specie quelli che, contro la loro stessa natura, si reputano abili e santi. Le raccontai poi del taglio sulla mano, così come feci con Bi, ma ad A. lo raccontai per incutere timore. Ebbi successo. Il giorno dopo mi scrisse "tu non hai amore, hai solo morte" donandomi questa immagine funebre di me che depongo a terra un trofeo senza vita, candido e delicatamente agghindato. Promise di non far menzione del nostro incontro ma disattese la promessa. Mi sento vile! - per aver scientemente sovrapposto, limato e confuso le iniziali e i percorsi di due donne diverse. Non i luoghi, no: per gli architetti del tempo, i luoghi sono sacri. La scappatoia che mi salva dalla totale abiezione è che per i morti ogni luogo, ed ogni tempo, è il medesimo. Mi incammino così verso casa di Bi, anch'essa prossima al greto, gravando con tutto il peso sul piede sinistro, debilitato da un bruciante senso di colpa. Il paesaggio è spoglio, privo di costruzioni, silenzioso. Le parole "scegli me" giacciono spente sul fondo del mio stomaco.

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La Questione Bombieri

_/-----------| 25.01.12 - 1:06 am |-----------\_

L'origine del tremore basale è nel consolidato abuso di eccitanti. La relativa importanza dell'aspetto sessuale sta nella contrapposizione tra la "semplice ginnastica", dunque l'opinione, propria anche di mia madre, per cui foia e foga siano sopravvalutate, e il giunto tra Eros e Thanatos, dove la necessità della violenza è la necessità di provarsi in grado di sopravvivere, alla numerosità e all'intensità degli shock. Il mondo delle donne è sorretto da un titano di cartapesta: tonnellate di richieste, cui è indispensabile prestare attenzione, essere all'altezza. Certe gru dai colori sfavillanti vorrebbero nascondere la testa sotto la sabbia, o solo sfregare il proprio lungo collo contro un altro, più morbido. Prevalgono invece, talora a distanza di lustri, i biechi propositi meccanici per cui una gru nasce solo per sorreggere carichi. Tu, giovane, non puoi semplicemente ignorare la tecnica del tuo tempo. Dovrai seguire la tecnica che delineerà l'età di tuo figlio, senza bollarlo sbrigativamente come un inetto, perché non sa giocare ai cavalli ed approfittare delle occasioni. Maleducato, mi dice. Maleducato, irrispettoso, insensibile. Chi mai mi avrebbe dovuto rendere conforme all'etichetta, incline a prostarmi, empatico e facile alle lacrime? Non le raccogli, tu, le parole? Lasci che fuggano impazzite o anneghino in un bicchiere di whiskey? Ora che sto per andarmene, le pareti di questo posto mi sembrano i confini inviolati di un posto nuovo. Me ne sto con la sigaretta al vento buio e gelido, maturando propositi che non hanno possibilità di compimento, ora. Non ridi mai, dice lei. Penso alle occasioni in cui ho regalato una rosa, o me ne hanno fatto dono. La simbologia dei fiori è semplice: ciò che non sarà, il frutto, o che è appena stato reciso, il gambo. Attorno a me si affollano i discorsi frivoli di chi non ha ancora le spalle al muro. "Cinque e mezzo, Ramirez, alla prossima. Eh, ma le gambe." Ci sono le scale di casa tua che mi infondono lo stesso senso di smarrimento e totale dedizione. Ci sono le parole "tua madre sarebbe fiera" come pure una manifesta, inattesa approvazione morale di un volto severo, che senza tremori afferma "potresti essere sprecato, o pentirtene. Non è semplice tornare sui propri passi. Per istigarti a riflettere, ti porgerò ora un dono enorme." Di nuovo in balia del vento. Premurati di sincerare che chi lo conosce, lo sappia interpretare davvero. Nuova boccata di fumo. Ti aspetto e ogni giorno mi spengo poco per volta e ho dimenticato il tuo volto. Mi chiedono se la mia disperazione sia pari alla tua assenza no, è qualcosa di più: è un gesto di morte fissa che non ti so regalare. (Alda Merini)
- Modificato il 25.01.12 - 11:51 am -

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Occhi cavi

_/-----------| 12.01.12 - 12:23 pm |-----------\_

C'era anche questo sogno, tra i lungamente presagiti. Il nostro antieroe, il nostro tafano kafkiano, si riprende rattrappito da un sonno troppo breve, raggiunge il bagno a tentoni, accende la luce (la sua prima parola, tra poco ogni pragmatica verrà distrutta, ogni capriccio smobilitato) e indaga, con l'ausilio dello specchio, riguardo quel fastidioso prurito alle palpebre. Nonostante le labbra riarse, da malato terminale, la sete che lo consuma incessantemente, ora sono le palpebre, sul prioritario piedistallo. "Non puoi più evitare il problema. Quando hai deciso di voler ammettere, hai reso irreversibile la situazione." Le orbite sono cave. Vuote. Buie. Eppure egli vede! Si precipita in strada, in cerca d'aiuto. Corre disperato e veloce, con le mani sugli occhi, o, per meglio dire, sul nulla che li ha sostituiti. Non teme per la menomazione, dato che, per l'appunto, egli vede. Forse il danno estetico, ma neppure. Dove ha origine, allora, questa frenesia? Non ce n'è traccia, nel grande libro. Egli si dimena come un ossesso. Ci sono una casa, una strada e due individui, le fondamenta del semplice plastico hanno le sembianze di un cuneo metallico, il cui filo è delicatamente in equilibrio su una fune. Ogni scossone può essere fatale: si precipita in fretta, nel vuoto dei secoli, nei secoli.
- Modificato il 13.01.12 - 9:38 pm -

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Big Omegas, small alphas.

_/-----------| 05.01.12 - 9:39 pm |-----------\_

La distanza che intercorreva tra i merli delle mura era esattamente pari alla loro larghezza, cosicché, un tessitore d'etere, ricevuta l'investitura per replicare la realtà, perfezionandola a suo piacimento, sarebbe stato posto dinanzi alla scelta: sovrapporre delle mura analoghe, ma ribaltate, raddoppiando l'altezza delle rettilinee difese, o creare un colossale intarsio, uno spigolo, una coda di rondine, dove accogliere un altrettanto colossale primo passo, e darsi lo slancio.
- Modificato il 06.01.12 - 7:39 pm -

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Rapsodia Anarchica

_/-----------| 21.12.11 - 11:20 pm |-----------\_

Tesi: nel primo movimento si manifesta la proprietà. Si aggiungono strumenti e dissonanze, fino a bearsi di ciò che si possiede, di ciò che si ottiene e di ciò che si estorce. Nel primo movimento si descrivono vita e passioni dei ladri. Antitesi: il secondo movimento è la comparsa di un demone. Questo si manifesta sulla via dell'ispirazione, ai confini dell'empirico. È un ribaltamento. Sbarazzarsi di ciò che si ha. Per non esserne posseduti, o per cavarne piacere. Il samaritano esaltava unicamente la propria grandezza, accorciando le distanze tra atarassia ed edonismo, nirvana e apocalisse. Nel secondo movimento si descrivono vita e passioni dei martiri, nonché l'abbandono degli oggetti. "... mi stimava, a tratti mi comprendeva, cercava di rendermi più socievole. E avrei trascorso tutta la vita addosso a lei. È una motivazione sufficiente? Non lo so, ma per me lo è." Sintesi: il terzo movimento - "Epoché" - si apre con un'interminabile apnea, brusco risveglio tra sudori freddi. La terra non appartiene ai demoni. La terra non appartiene a nessuno. Vi sono le labbra di una donna, tutto quello che è inanimato è perso, il resto è rosso. Ciò evidenzia la presenza di un cuore pulsante. Ogni cosa è perciò, parallelamente, nera, imbrattata dal lercio di troppe battaglie. Il terzo movimento potrebbe avere come sottotitolo "Damage". Vorremmo tutti mescolare poesia e prosa, zucchero e coltelli, saper riconoscere i segni come Poe e dire "stavi pensando a questo", "hai preso questa risoluzione per questa ragione" non essere cuccioli rabbiosi e fradici in fondo ad una strettoia, gravidi di risentimento, alla strenua ricerca di calore, e di una mano che accudisca, nettata dal sangue dei martiri. Ci donano una vita, un tetto, delle abitudini e dei pregiudizi. Il processo di conversione dei colori può richiedere molto tempo. Che sia rossa o nera, una volta compiuta, la liberazione non offre garanzie d'alcun genere. All'opzione Bi non piace essere seconda nel cuore di un uomo. Come biasimarla, se moriranno tutti. Risuona un colpo di pistola. Sipario.

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Spiga (v2)

_/-----------| 27.11.11 - 2:03 am |-----------\_

Sempre sulle Saghe di Onan, trovate una rielaborazione di un mio vecchio racconto. Buona lettura.

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Il Teorema Cinese della Scatola

_/-----------| 16.11.11 - 4:34 am |-----------\_

Potete trovare il mio ultimo post presso Le Saghe di Onan. Buona lettura.
- Modificato il 16.11.11 - 4:34 am -

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Come sbarazzarsi di un peso
in due semplici mosse

_/-----------| 31.10.11 - 5:56 pm |-----------\_

Sono sufficientemente ubriaco, e la mia mente è aperta, perfetto. Chiedo anzitempo scusa a Claudio Delicato per molte affinità tra il presente intervento e uno dei suoi ultimi su Ciclofrenia: ogni parallelo è del tutto accidentale. Sorprendente da scoprire, durante la stesura della bozza. Ma veniamo all'intento. Volevo divulgare ulteriori dettagli, nuovi brandelli. La proficua collaborazione con Radiocicletta (approfitto dell'occasione per augurare un felice battesimo di fuoco a Dario e Gennaro) ha portato un taglio di luce sbilenco, inquietante, lynchano, sull'evoluzione dei miei gusti musicali. Dieci anni fa non mi sarei mai sbilanciato in favore del blues, dell'indie-rock o dello slow-core. Certo, gli unici a possedere convinzioni incrollabili sono gli imbecilli, ma mi preme sottolineare il marchio di fabbrica, piuttosto che le velleità etiche. Lo stampo è femminile ("Tanto per cambiare!", direte) e il ferro battuto delinea una A, che pur non designa un'adultera: nell'ormai sepolta vicenda, il maggior carico di macchie e colpevoli omissioni grava sul sottoscritto. Era A perché mi surclassava, mi insegnava a star tra la gente (seppur si trattasse di mostri di una élite dalla erre moscia, privi di qualsivoglia aderenza al mondo dove la gente si dissangua e si lapida) e dimostrava una dose non trascurabile d'affetto e premura. Ma non ero un compagno, ero al più un satellite. Sul suo podio giaceva lei sola coi suoi viaggi. Così tutto Bob Dylan, la musica folk, Les Anarchistes e perfino i White Stripes un giorno mi vennero a noia. Lei volò in Germania per dare nuova linfa alla semantica delle altrui fave da un punto di vista statistico molto confuso ed arrabattato, finendo per reperire un carnoso esemplare di salsiccia americana. Mi chiedo se il suo recente matrimonio abbia assistito alla fioritura di un certo senso di sacrificio, io credo (anzi temo) imprescindibile in un legame vitalizio, o se si tratti di un'arzigogolata sperimentazione legal-emotivo-burocratica. Già detto. Ormai, sono faccende che non mi riguardano. Not my business. I nostri sentieri si sono divisi. Per colpa di un Jack conteso da infatuazioni complementari. Dietro l'angolo, e tuttora lì, la pericolosa, travolgente, inopportuna, amorale ed incredibilmente arrapante K. Non c'è un gran novero dei suoi lasciti musicali, ma quando attingo ad uno specifico album dei Radiohead mi delizia immaginare che lei faccia lo stesso. Ogni tanto me lo scrive, un "ti penso" o un "mi manchi": tuttavia, dai barbuti numi del dolore ho appreso la sovraumana diffidenza, assieme all'inutilità dei consigli. Così, non mi stupisce neppure la frase: "Non compio questo gesto, perché so che sarebbe importante." È una contraddizione in termini, o una velata ammissione di un basso profilo morale, statisticamente molto diffuso nell'universo femminile - anticipo il femminismo oltranzista chiarendo che non si tratta di un pregiudizio, ma di un giudizio a posteriori, per il quale solo una lentissima maturazione ha condotto ad una piena consapevolezza. Ci sarebbe la bionda, certo. Ma che si accontenti di questa sterile menzione, la cretina. K la sovrasta di spanne nell'oculata tecnica di raggiro. K non è stupida, né maldestra, né prevedibile. Che cosa abbiano da spartire, codeste femmine, con le rispettive facce-di-scimmia, è un interrogativo aperto tanto quanto l'ottimalità del metodo di amplificazione di Vinogradov. Solo il tempo può testimoniare quanto radicato, e radicale, è un amore, sotto l'ovvia ipotesi che queste cinque lettere possano essere effettivamente caricate di un senso compiuto. Fatto sta che nel caso di K il desiderio di farmi a pezzi, o tagliuzzarmi con delle forbici affilate, non si è mai spento, mentre per la bionda D è stata sufficiente quella mezz'ora di totale deturpazione di una stanzetta nei pressi del lungarno pisano. Ci sono poi le persone dissolte, come E. Era molto religiosa, pesantemente malcondizionata. In lei viveva una dolcezza grandiosa, che non ho più ritrovato in alcun essere senziente. Si è trasferita a Roma e si è laureata. Qualcun altro si è divertito a immergerla nelle tentazioni; indiscrezioni affermano ne sia uscita malconcia. Mi dispiace per davvero, vorrei riabbracciarla. G mi ha imposto di non impicciarmi, ma dato che la disubbidienza è la vita, insisto con la prima persona singolare, e continuo a produrre vani appelli. Potremmo persino arrivare a scindere dottrina e fede, etica e dictat. Ci sono le persone di cui non parlo per vergogna, come M. Prendete qualcosa di potenzialmente duraturo, passatelo al tritacarne, quindi al tritacarte. Continuate a catalogare errori, da bravi. Ci sono le persone con cui ho più-o-meno-accidentalmente copulato, come F ed F. Cui proporrei di replicare l'esperimento, per mere finalità scientifiche. Ed arriva quel sogno ferocemente osceno. Non si tratta del sogno del maglione e delle VHS, è ben più recente. Sono in macchina con M, c'è anche la sorella, P, stiamo andando a Perugia ad assistere ad una mostra. La giornata procede placidamente; alla sera siamo tutti un po' stanchi e ci fermiamo in un locale a rifocillarci e sbevazzare. C'è un gruppo che suona dal vivo, un pezzo che ricorda "Sun is on my side" dei Gogol Bordello. Mi prodigo in inquietanti rivelazioni (un grande classico, proprio d'una ubriachezza aristocraticamente molesta); il buio cala presto sulla terra e sui nostri sorrisi. Dio, questa è dura da scrivere. Torniamo in macchina, ma l'autista M è troppo sbronzo per guidare, e si appisola quasi immediatamente. P è su di giri, esuberante come non mai. Mi fa: "Guarda adesso!" Afferra un braccio di M e lo allontana dal torso, lasciandolo ricadere a piombo. Sì, dorme profondamente. P sbottona la patta dei calzoni del fratello, tira fuori il cazzo. Insiste: "Guarda!" - e prende a leccare con voluttà e gran tecnica. M ha dei sussulti, ma non si desta completamente finché il suo membro non affonda ripetutamente nella gola di P. Un attimo, ed M è scosso da un orgasmo quasi esplosivo, che insozza il cruscotto e il viso della sorella, divertita, raggiante. C'è un cambiamento di abitudini, notificatomi per la prima volta da K, che evidenzia simultaneamente una maggiore insicurezza ed una acuita necessità di ispezione (più volte M mi ha dato dello sbirro): una forma di feticismo che si concretizza nel fissare insistentemente la bocca dell'interlocutore, piuttosto che gli occhi. C'è quel che faccio quasi ogni sera: vagabondare, in rete, elemosinando informazioni su ognuna di queste maledette femmine. Mi avranno forse ostracizzato arrivando a comprendere, in un qualche momento d'alta ispirazione, che ero sincero, nella volontà di non arrendermi, lungo il breve corso della mia vita? Chissà. Penso alle parole di mia zia che convintamente asserisce: "Prima o poi il sistema avrà la meglio anche su di te, povero pazzo!" ma mia zia è femmina, ed ha torto marcio.
- Modificato il 31.10.11 - 9:27 pm -

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