This is Tasmegalpa

Il blog di elianto84 aka jack202

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This Is Tasmegalpa - Encoded by Elianto84
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Avviso ai gentili lettori.

_/-----------| 28.10.11 - 10:38 pm |-----------\_

Credo che per qualche tempo mi troverete quasi esclusivamente su Le Saghe di Onan, glorioso blog di M. and company. Vi invito inoltre a sintonizzarvi spesso e volentieri su Radiocicletta; il giovedì, dalle 23 in poi, c'è OrcoTrio, una trasmissione oltraggiosa condotta da tre dementi. Su Facebook, cercando "Orcotrio", potete trovare anche le puntate vecchie, ospitate da Dropbox.

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Stupida bionda,

_/-----------| 28.09.11 - 4:49 am |-----------\_

ho fatto a pezzi ogni cosa avesse a che fare con te, ma un segno deve pure restare. Una traccia indelebile nella memoria, dato che è la memoria che forma il giudizio. C. sostiene di voler intraprendere, da adulta, una carriera dove nessuno possa giudicare il suo operato. Facile ravvisare il desiderio di evadere gerarchie e regole. D'altro canto, come assicurare al futuro due milligrammi fondamenta solide senza la saltuaria necessità di squadrarsi con occhi carnivori? Nelle parole delle donne ho trovato troppo spesso, simultaneamente, una lacerante richiesta di vicinanza spirituale e fisica e un'altrettanto accesa domanda di distacco e margini per poter attuare quanto dettato dalle pulsioni più basse. Irragionevoli, amorali, controproducenti. Mi sono innamorato di D. in un momento turbolento, lei soffriva molto per la rottura con M.. O almeno, così la dava a vedere - alla luce delle evoluzioni successive, ho il forte sospetto fosse tutta un'iperbole, una ribollente brodaglia di simulazioni svenevoli e voluptas dolendi. Le sono stato vicino e ho pregato M. di salvare il salvabile. Siamo stati al mare, sulle montagne russe, in giro per Livorno. Dopo poco, ho voluto stringerla a me, ed è stato sorprendente non essere respinto - di nuovo, un me stesso più crudele sottolinea non la generosità dell'offerta, ma la sua leggerezza. Si sono poi intensificati messaggi, tratti di penna, descrizioni minuziose, richieste. Il laborioso guadagno dell'epiteto "amore mio" è avvenuto a ridosso della partenza di D. per uno scavo archeologico. Due settimane di picconate, al termine delle quali un annuncio risicato, quasi minimale: "non te la prendere, ma non provo per te quello che tu provi per me". Segue il fidanzamento di D. con un tizio insipido, probabilmente raccattato proprio durante lo scavo. E una buffa richiesta: "non essere immaturo, Jack". Provo una rabbia gloriosa, ma intermittente. Le dò della puttana, probabilmente le ridurrò la macchina ad un colabrodo, ma nei momenti di pausa mi pento di non aver dato retta a quella vocina, stridula e cinica, che mi avvisava: "non funzionerà mai, Jack. Non è minimamente disposta ad accettarti per come sei. Inoltre è una gran bugiarda, oltre che una stupida ripetente. Se tu volessi sacrificarti per vocazione da martire, guadagneresti unicamente un grazioso involucro vuoto, un po' di dolore ai testicoli e, probabilmente, due grosse corna." Da oggi mi fiderò ciecamente di te, attendibile stridula vocina. Spero che mi preserverai dalla solitudine, oltre che dalle bionde. (Sventuratamente, non c'è rabbia o epifania che possa istantaneamente sgretolare una passione.)
- Modificato il 28.09.11 - 4:55 am -

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A density version of the Van Der Corput-Roth theorem for 3APs of primes

_/-----------| 22.08.11 - 5:17 pm |-----------\_

Il titolo del post è ciò di cui mi occuperò oggi. E il titolo della colonna sonora è Numbness. Un pezzo lento, graffiante, profondo. Da sesso. In questi giorni l'albero delle cerimonie si è fatto più spoglio. Riporto i miei "pensierini da quinta elementare", che almeno a quell'età sapevo scrivere, trascinato da certi sogni senza macchia e da validi maestri, di sicuro. La verità. Un pensiero diffuso è che non esista, o che sia strettamente soggettiva, come la percezione dei colori o la passione per il gelato al pistacchio. Io detesto il gelato al pistacchio, e mi sento di affermare quello che vorrei scolpito sulla mia lapide: avete tutti torto. Marcio. Siamo bestie che pensano in maniera tutto sommato lineare - d'accordo, è una generalizzazione di slancio - metto l'album dei Verve in ripetizione, ora c'è Noise Epic - SONO una bestia che pensa in maniera lineare - ci sono le cause, l'elaborazione dei fatti, delle eventuali risoluzioni e delle sicure conseguenze. L'istantanea di questo processo di massa costituisce la verità. Volatile, e dai dettagli scarsamente localizzabili. Ma una. Temo orribile, spaventosa, ripugnante, vomitevole. Non credo all'interiorizzazione, nei nervi, nel metabolismo e negli impulsi elettrici, di sovrastrutture quali nobiltà, estetica, giustizia. Si veda il capitolo "Bestie". La disgiunzione tra amore e possesso. Che colossale idiozia. Già solo per la supercosciente ambiguità del termine "avere" nella locuzione "voglio averti". E poi, secondo quali astruse procedure si dovrebbe riversare se stessi in qualcosa che NON ci appartiene? Con dei tubi molto lunghi, magari. Ma non troppo, onde incappare in problemi pressori. Al diavolo. La condivisione è solo una possibile forma. Ma del POSSESSO, non certo dell'idraulica. Il mito dell'autorealizzazione. Stabilire battaglie, progetti, destinazioni e scadenze. Solo per sè, per la propria grandezza storica. Anche questo concetto, è tanto diffuso quanto aberrante. Non si può ESSERE che attraverso gli altri. Questo me l'ha spiattellato sul grugno G. Eravamo tra i banchi di scuola e litigavamo, con fervore. Io non demordevo. Un po' per orgoglio. Moltissimo, perché era tremendamente eccitante litigare con G. In quella poco-più-che-bambina risiedeva, e credo alberghi ancora, una forza disumana, e un luccichio d'occhi abbacinante. Così è dura ammettere d'averle rubato un caposaldo. Spero che la dea Verità (di cui sopra) possa giustificare questo furto. Da soli non si esiste. Piuttosto che scalare le montagne russe, dovremmo indagare su frequenza e diffusione della solitudine. E contarci spesso, prima e dopo.

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Le Mani.

_/-----------| 13.08.11 - 3:38 am |-----------\_

Stanotte vi scrivo dagli incivili e sgraziati picchi della mia superbia. Penso che mio padre mi reputi una persona estremamente diversa da quella che realmente sono, e penso di aver ragione. Perché è vero, da giovane il mio livello di interazione con gli altri ha spesso rasentato la criminalità. Ma qui si parla solo di sintomi. Bisogna invece assecondare l'istinto analitico, e cercare di raggiungere le radici, le cause. Una tra le più gravose, in quanto poco reversibile, è il tempo. Lo scarso tempo trascorso assieme. Si finisce col vedersi senza guardarsi; essere spettatori impotenti di una lunga serie di pasti, tutte manifestazioni dell'impellenza di un bisogno. Senza il tempo necessario a sbrogliare la matassa del filo conduttore, impresa ardua proporzionalmente alla quantità di colpevoli omissioni, ci si abbandona ad una contenuta, glaciale, vegetativa constatazione. Ciò, generalmente, non è sufficiente ad annientare l'affetto, ma è di per sé un colpo piuttosto violento. I ciarlatani credono che il dialogo possa reinfondere lo spirito in ogni cosa. Tuttavia, ciò che ha diversificato la scimmia dall'uomo non è stato né il fuoco (approssimativamente accidentale) né lo sviluppo dell'apparato fonatorio, bensì l'acquisizione della postura eretta (in zone geograficamente favorevoli, dove era possibile reperire cibo ad un'altezza non superiore ai due metri) con la conseguente opportunità di avere LE MANI LIBERE e sfaccendate. Con le mani libere si hanno le prime carezze, le prime manifestazioni artistiche rupestri, le prime riparazioni di oggetti guasti e le prime gare di getto del peso. L'inadeguatezza del linguaggio (poche ciance di koinè e musicalità) impallidisce al cospetto della straordinaria barbarie, precisione e rapidità delle mani. Queste vengono presto utilizzate per contare. Sboccia così l'arte dei numeri, e Dio ne ha paura, dato che questa cosa ha il potere di trasformare il caos più lacerante e delinquenziale in qualcosa di splendido, perfetto ed eterno. Basta guardarsi per qualche tempo negli occhi ed agitare un po' le mani. Certi sostengono che l'arte dei numeri sottragga l'anima: così, i soggetti più scaramantici ne cedono un pezzo a chiunque conoscano, certificando l'impossibilità di una totale detrazione e talvolta guadagnando, addirittura, una lode. O una carezza.
- Modificato il 14.08.11 - 7:04 am -

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Elì, Elì, Lemà Sabactàni?

_/-----------| 08.07.11 - 5:07 am |-----------\_

Parlavo con D. della mia teoria sul momento in cui si diventa adulti. E' semplice, le ho detto, si diventa adulti quando si acquisisce consapevolezza della morte. A G., come a nonno Paul, è capitato all'interno di un negozio di scarpe, a cinque o sei anni. E' frutto di una proiezione mentale nel tempo. Alcuni individui non acquisiscono mai questa capacità. Altri se ne tengono scientemente lontani, per non rovinare la magia del momento. Per sostenere che tonnellate di colorate scricchiolanti foglie secche possano essere un surrogato, se non una valida alternativa, ad un tetto, un tavolo ed un letto. Ma non è della morte come protagonista della storia che si mostrano i contorni. E' la fitta inferta dall'irreversibilità, che si avverte per prima. Se non tornerà, chi mi saprà regalare quello specifico sorriso? Chi mi comprenderà, quando non avrò neppure la forza di parlare? L'ho letto anche oggi alla radio, è Borges: "La morte (o la sua allusione) rende preziosi e patetici gli uomini. Questi commuovono per la loro condizione di fantasmi; ogni atto che compiono può esser l'ultimo; non c'è volto che non sia sul punto di cancellarsi come il volto d'un sogno." Non è perciò una transizione necessariamente segnata da clamorosi mutamenti economici, architettonici o anatomici. Volano via in tanti, senza avvertire. L'altra sera, da un anonimo balcone, venivano su a fiotti delle lanterne cinesi, delle piccole mongolfiere rosse, in un arco lento, che si spegneva docile. Gli scrittori si sono affrettati a trovare una necessità impellente ed una trama, da allacciare stretta ai lumi, in processione verso l'indifferenza di Dio. I pittori hanno scelto un'angolazione ed un contrasto, i musicisti hanno calibrato i silenzi sulle distanze, i superstiziosi sperato fosse di buon auspicio. La premonizione è il seme della responsabilità. Non bisogna per forza pregare, o prendere un voto, o una risoluzione eterna. Dovrebbe bastare l'evidenza che un uomo è nulla per un uomo. Dalla finestra sentivo i proclami: "E' questa la guerra civile" ma senza il fegato di cedere i connotati al banco dei pegni, sarà la celebre "questione bizantina" - futile, oltre che dolorosa.
- Modificato il 04.08.11 - 5:15 am -

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Grazie, I.

_/-----------| 03.07.11 - 2:50 am |-----------\_

Vi ricordiamo che il kit di emergenza è collocato ai vostri piedi e in caso di depressurizzazione le mascherine per l'ossigeno pioveranno dai piccoli vani che vi sovrastano. AgaetisOutro

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Giovani e inesperti

_/-----------| 27.06.11 - 3:41 am |-----------\_

La lezione di oggi è per voi che siete la mia ragione di vita. L'assenza delle rughe vi permette di macchiarvi senza che anima lo noti. Come il rimestio della tempesta, il proposito di guerra che turbina e fa stragi nel profondo delle acque, nel buio, nel silenzio; non vi è increspatura nelle onde che lambiscono il molo, ma lì sotto qualche cucciolo digrigna le zanne, è imminente lo sfacelo di quadro e cornice, migliaia di cocci e gocce di sangue fresco. Posso narrarvi la storia di ogni sasso, le sventure degli esploratori, le imbambolate espressioni dei turisti, i trucchi del mestiere. Per mano di Dio donarvi l'evidenza che sia tutto da rivedere, ridefinire, rafforzare, diffondere, difendere. Da Cassandra ho acquisito l'abilità per convincervi che ognuno di voi è solo. Dalle rupi che ho scalato a forza di graffi, da che sono loro sopravvissuto, vivo e zannuto, ho appreso che "solo" non significa "inerme". Potete credere, anche agli almanacchi, anche alla bellezza dei tratti. Ma prima di credere vi supplico di non credere. Non c'è peccato nel proposito di annientare il dolore. Non abbiate paura di destituirlo dal suo trono, altare di quel Dio infido e spregevole che tiene la conoscenza lontana dalle mani. Le vostre gambe sono forti. Io sono quasi zoppo, ma conosco molti sentieri. Lasciatevi condurre, allora. Poi arrampicatevi sulla sommità del più alto albero della più alta montagna, e urlate a tutti che cosa NON è, eppure regna. Portate quel che è, e regnerà. Uccidetemi con crudeltà e dilaniate le mie spoglie. Solo così, attraverso la potente voce di un Dio non più geloso, non più guardingo, non più bugiardo, io potrò essere felice.

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Come accidenti fanno tutti?

_/-----------| 27.05.11 - 9:01 pm |-----------\_

Sono i pensieri di un bambino cresciuto male: maleducato, impertinente, difficile da maneggiare, scostante e spesso incapace di esprimere affetto. Non è quello che la mia ottica raziocinante vorrebbe, ma è quello che nelle ore di ieri, di oggi e di domani, all'atto pratico, sono. Con un termine fanciullesco: cattivo. Con un infiorettamento barocco: rancoroso e menefreghista. Tra molto poco tempo dovrò essere indipendente. Un uomo fatto. Avere un lavoro, potermi pagare affitto e cibo, guidare la macchina. Tutto ciò mi terrorizza e mi angoscia. Io non so fare niente. NIENTE. Ricordo la voce suadente e la figura esile della moglie del mio prozio argentino, Carmine. Lui aveva un tumore alla laringe, gli avevano impiantato tutto un ambaradan e avevo dovuto imparare a parlare emettendo aria solo con il diaframma. Una cosa atroce e disgustosa. Lei però era molto bella e in un misto di italiano e portoghese chiedeva a me, bambino, se sapevo guidare: "sapez vous manèr?" Pensavo a cosa sarà della casa in cui sono cresciuto, quando sarò un uomo fatto. Se mi arrenderò a viverci dentro mentre cade a pezzi, o se dovrò svenderla per sopravvivere qualche tempo con i proventi. Tutti i miei giocattoli, i miei libri e quelli di mia madre, le tonnellate di cianfrusaglie in soffitta e tutto il mobilio. I giocattoli e i libri, magari, metterli da parte per mio figlio. Il resto si fotta. Magari lo scopo è possedere le persone, ma di certo non è farsi possedere dagli oggetti inanimati. Un figlio, poi. L'idea della continuità della specie è allettante, ma i prerequisiti sono mostruosi. Dovrei trovare una persona in cui poter riporre cieca fiducia. Perché si parla di un figlio, non di una serata in cui ti mancano i 5 euro per i preservativi, vabè si fa senza, che guaio che guaio, ma che fai lo ammazzi, e tutti genitori perfetti. Perfetti una sega. Anche ammettendo che una persona degna di stima, del giusto sesso, esista, chi mi assicura che un giorno non sia io a commettere qualcosa di irrimediabile e stupido, compromettendo per sempre non solo la mia esistenza (fin qua, è tollerabile), ma anche quella di un soggetto innocente? Tacciatemi pure di codardia, ma è un prezzo che non sono disposto a pagare. Il cieco egoismo può aver senso solo per le bestie. Il cieco egoismo, la fede in un qualunque dogma e la difesa dello status quo, per la precisione. Quando boccheggio supino e con gli occhi sbarrati sulla coperta che mi ha regalato G., certi interrogativi restano marchiati a fuoco sul soffitto. Alcuni riguardano il mio albero genealogico, alcuni la mia inettitudine, altri il supremo burattinaio. Quelli che pongono fine al calvario, in genere, riguardano le donne e la mia inestinguibile sete di tenerezza, più che di sesso. L'esperienza più appagante consiste in me e G. che ci teniamo forte per mano e ci diamo piccole unghiate. Attualmente G. gira il mondo ed è una persona stupenda. Io continuo ad inseguire le immagini di un tempo che non tornerà, l'unico possibile per Jack-bambino. Come si può acquisire consapevolezza e continuare a dormire?

- Modificato il 06.06.11 - 10:19 pm -

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Sono passato dal minimarket

_/-----------| 19.03.11 - 5:12 am |-----------\_

per comperare del dentifricio con tre strisce colorate, della cioccolata al riso soffiato e il primo alcolico con cui sono venuto a contatto, nell'estate del 1993. E' buonissimo. Ha il sapore che aveva il mondo quando ancora esisteva la magia. Ora è rimasta la musica. Non è poca cosa, ma neppure lo stesso. Mi manchi, Katy.

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Ora

_/-----------| 22.02.11 - 12:44 am |-----------\_

berrò molto. Per recare vigore nella speranza del domani. Per potervi regalare altri traumi. Sentirmi sicuro di ciò che conosco. In ogni piega.

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