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Egli avrebbe potuto nominare mille modi per raggiungere il potere, rapidi e
sicuri: il prestigio letterario, raggiunto sia scrivendo opere letterarie, sia
scrivendo opere di sociologia e di saggistica, a cui forse era più portato:
prestigio che avrebbe potuto essere coronato, mettiamo, dal Premio Nobel(sarebbe
stato facile per il Diavolo aiutarlo in Svezia); oppure avrebbe potuto chiedere
di entrare come impiegato in una di quelle grandi aziende, tradizionalmente
propense a instradare gli intellettuali verso un lavoro tecnico (ottenendo
ottimi risultati): anche in tal caso sarebbe stato molto facile al Diavolo
fargli fare, all'interno dell'azienda, una rapida carriera, fino ad affiancarlo
direttamente ai padroni nella gestione dell'immensa impresa, addirittura
transnazionale; oppure ancora, infine, avrebbe potuto chiedere di fare una
carriera apertamente politica, iscrivendosi a un grande partito di potere,
magari al più grande: e qui sarebbe stato facilissimo per il Diavolo guidare gli
scambi di favori, le combinazioni, che unite alla innata seppure ancora
potenziale capacità demagogica del nostro intellettuale di provincia,
l'avrebbero potuto condurre fino ai vertici formali e reali del potere: farlo
diventare ministro, addirittura Capo del Governo, magari un governo
semi-dittatoriale di destra.
No, il nostro intellettuale non propose al Diavolo nessuno di questi naturali
mezzi per giungere al potere: essi sarebbero stati tutti mistificati e
inautentici, e tale loro qualità si sarebbe poi riprodotta nel potere ottenuto
attraverso di essi, svalorizzandolo davanti alla sua coscienza. Questo, forse,
pensò fulmineamente il nostro intellettuale prima di rispondere. Disse:
- Voglio raggiungere il Potere attraverso la Santità.
- Perché no - rispose il Diavolo -
- tu otterrai il potere attraverso la Santità, va bene! -
fece ancora una volta la sua risatina rassicurante, e sparì.
Forse il Diavolo, preso, come si dice, di contropiede, si era comportato un po'
alla leggera, o forse, chissà, tutto era stato disposto da lui per qualche suo
complicato calcolo: fatto sta che fin dal mattino dopo, il nostro intellettuale
cominciò la sua nuova vita di santo, e una vera e propria contraddizione in
termini fu vissuta, con la massima naturalezza, da lui.
[...]
Senonchè, invece di esultare di gioia per il futuro di gloria che cominciava ad
aprirsi davanti a lui, di colpo un'ombra gli calò sugli occhi, un freddo
invernale lo gelò, un'acuta disperazione gli chiuse la gola
e gli sciolse le ginocchia.
I suoi occhi fissarono terrorizzati il vuoto, carichi di un dolore pieno di
struggente senso della verità - e di nobiltà: ché ogni elemento comico era
caduto dalla tragedia, ne rimaneva solo lo stile sublime.
Per restare alle cose, ciò che lo aveva folgorato era il radicalizzarsi della
dissociazione teorica in cui era vissuto preparando la santità. Ecco che di
colpo come in una vertigine Fede e Speranza gli riuscirono inconcepibili se
prive della Carità dalla quale erano state separate (come se si fosse trattato
di Nazismo o di Idealismo!).
Il nostro intellettuale fissava palpitante e strabiliato la semplice forma della
Verità - di cui ormai era preda - quando in fondo al cortile del convento vide
passare il Diavolo che lo guardava ridendo con complicità, quasi facendogli
l'occhietto, pieno del suo rossiccio colore di ubriaco.
Certo, egli aveva mantenuto la parola: era la Santità che egli gli aveva fatto
raggiungere: la Santità, non la finzione della Santità.
La Poesia, non la Letteratura.
- Modificato il 27.03.05 - 5:48 pm -
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