This is Tasmegalpa

Il blog di elianto84 aka jack202

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La Paz, Azimuth, Utrecht, Cthulhu.

_/-----------| 26.07.10 - 4:50 pm |-----------\_

Puoi sentirne il respiro anche attraverso le grate, o i colori sfalsati di una mattina di agosto. E' l'artiglio sinistro di un leone assopito, è un tuffo da trenta metri tra scogli appuntiti. Si chiama coraggio. Il cielo ne fa dono alle stelle, perché possano trascinare i marinai fuori dalle tempeste, senza incertezze o tremori, per sempre.

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Gambetto di Donna, variante Katy.

_/-----------| 23.07.10 - 1:54 am |-----------\_


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Requiem

_/-----------| 29.06.10 - 4:42 pm |-----------\_

Che possa e debba, necessariamente, nascere da un'inezia, adesso mi disgusta; il materialismo, come il maschilismo, si afferma attraverso il suo opposto. Cosa può non fare un disperato? Sono troppo vecchio, per ogni cosa. Così voglio te, o voglio morire. Hai contro un mondo. Non te ne potrai più difendere. Io potevo affermare il contrario. Fosse solo perché era vero. Non riesco più ad apprezzare la leggerezza, anzi mi mette a disagio. Canuto discorde stupido Tiresia, chi mai potrà guardarti, tu chiedi sia vero e non abbia inizio. Sarà dura sostenere persino lo sguardo della più insulsa creatura. Sulla sua tomba dovranno incidere del silenzio, come tutti i doni ricevuti in vita. E' sempre stato evidente, evidentemente solo per me. Avrei dovuto capirlo subito. Sei facile da rubare. Non ritenertene al di sopra, o immune. Così ti allontano; nel mio modo ti proteggo. Ho pensato di inviarti una lettera con scritto "Scusami" ma leggendo qui so, so che sarà più forte. Ottusi vi detesto, ma forse avete retta. Niente che abbia avuto un altro padrone, o sia solo appartenuto, può essere davvero tuo, per destino. Se esiste è unico. Dunque unico anche in potenza. Non replicabile. Men che mai accidentalmente. A questo punto si può affermare che non esistano idee, ma solo esperienze, che tutto risponda ad una colossale causalità, che sia una sorta di lotta tra armadi dove trionfa... Non lo so, non capisco, in alcune occasioni mi sarò finto sordo. Desidero chiarezza, o esperienza, se vi si riduce. Vorrei aver già vissuto tutto cento anni fa, ora essere giovane, aver risolto e sapere dove mettere le mani, dove appoggiare la lama del coltello. Se vi sembra, se vi pare, allora è. Una sfida, una conta degli eroi e dei pazzi, nel cimento di cancellare il peso di un muro di spine. Discontinuo, intermittente, intollerabile. Bello essere umile. Devono dirtelo, e introdurlo tra gli apprezzamenti, affinché tu non pecchi di superbia. Loro hanno torto, e lo hai anche tu. E' l'unico possibile svolgimento. Che tu sia superbo, malizioso o inconscio della tua mediocrità. Sono pazzo perché voglio credere nelle favole? Una sola, che mi veda sia come artefice che protagonista. Neppure questa libertà ho? Stavi mentendo Augusto? Mi hanno derubato, di ciò che dicevi intoccabile, sicuro. La tua, allora, era una rassicurazione su un letto di morte. Aggravata dalla premeditazione, e dall'ovvia omissione. Spero nascerete stupidi, perché è limpido che l'imbecillità lima la consapevolezza, dunque riduce i danni. Anche se così non potrete punirvi a sufficienza, non potrete darmi ragione, non vi guadagnerete le porte del regno dei cieli, dove risiede quel mostro che mi limita attraverso il mio stesso pensare. L'esperimento è semplice. Voglio che il filo resti teso, la penna resti a contatto con il filo e allo stesso tempo transiti da qui a lì. Puoi usare una sola mano, sei pregata di far tutto né con eccessiva flemma, né con eccessiva rapidità. Al termine ti augurerò la pace, ma non sarò io a fartene dono. Mentre in lontananza romberanno dei tuoni, mi spegnerò.

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Triste, solitario y final

_/-----------| 19.06.10 - 5:41 am |-----------\_

Esiste un pantheon per le divinità portatrici di concordia e redenzione. Non parlo di simulacri, surrogati, teatrini di periferia, liriche da concorso composte con le solite, stesse, sempiterne parole (è notte - il calore - - il sorriso - il buio - la luce - il mare - i gabbiani - i bambini, mescolate e condite con diversi, inutili, punti esclamativi), ma di qualità dirette e tangibili, anche se un po' crude e per questo poco investigate dai tremolanti pavidi cuoricini di femminuccia. Parlo di matematica, di letteratura, e stanotte soprattutto di pallone. Mi piace intrattenermi in piazza a notte fonda, a cantare, bere e tirare quattro calci ad un pallone. Mi duole persino privarvi del vostro acuto momento psicanalitico, ammettendo candidamente che sì, è uno sgraziato tentativo di resistere al tempo, e che sì, è un modo per godere di leggerezza, disadorna di fastidiosi e adulti scrupoli morali. Mi hanno paragonato a Maradona, probabilmente più per la statura e l'acconciatura che per le doti tecniche, ma poco importa. Quel che importa è che è stato un "deja vu", anzi un "deja entendu". Ero a San Giovanni in Venere, un posto con una meravigliosa vista sul litorale di Fossacesia, tanti fichi d'India e una graziosa chiesetta, dove i miei genitori si sono sposati nel lontano e caldo luglio del 1983. Avevo nove o dieci anni. Un gruppo di ragazzi giocava a calcio sullo spiazzo d'erba di fronte al monastero. La gita fuori porta mi annoiava e volli subito aggregarmi a quei giovani sconosciuti, infischiandomene degli sguardi severi di mia madre, che palesemente disapprovava, in linea con il suo pensiero sempre molto rigido, quasi militaresco. Fatto sta che i giovanotti accolsero il piccolo Jack senza obiezioni, mostrando anzi una certa curiosità per la foga agonistica del nuovo arrivato. Il desiderio di rivalsa nei confronti dell'universo nella sua più ampia accezione si manifestò pochi minuti più tardi, con un goal in sforbiciata del piccolo Jack - manifestazione funambolica naif, ma di sicuro impatto. Il commento del centrocampista più anziano fu lapidario ma esaustivo: "Fre, Maradona!" - per l'appunto. Il pastone di vino e polvere, sulle mani e sulla bocca, mi ha fatto ricordare il sapore dell'"erba sulla". Un gambo fibroso e molto dolce. Ma questa è una storia che racconterò un'altra notte. Mi preme di salutare Giancarlo Ferrigno, invitandolo a calcare di nuovo i palchi underground, e José Saramago, che oggi se n'è andato, ma non per davvero.

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Noel en Juillet

_/-----------| 16.06.10 - 12:30 am |-----------\_

Mi ricordo la scena: l'albero lo si allestiva giù, al piano terra. Era piccolo, di plastica, tutto di paillettes bianche, con decorazioni e fiocchi rossi (tuttora l'accostamento dei due colori mi trasmette qualcosa di profondo e toccante, sinestetico, che mal mi riesce di profilare). Una sera, piuttosto tardi, avvertii schiudersi il portone di casa, ma non sentii fischiare: un rapido doppio fischio è da sempre il segnale utilizzato da mio padre per rendere evidente il suo ritorno, ed accertarsi della mia presenza. Mi sporsi allora, sommessamente, oltre lo stipite della porta del soggiorno, e attraverso la ringhiera delle scale vidi distintamente mio padre distribuire pacchetti sotto l'albero. "Ah, altro che Babbo Natale, sei tu!" - esclamai. Mio padre fece spallucce, e sorridemmo entrambi. A usare le parole di oggi per descrivere il cuore del bambino di ieri, fui fiero e sollevato. Fiero per aver colto, anzi sorpreso in flagrante, un pezzo di verità; sollevato perché qualcosa di prezioso, ma insondabile e forse posticcio, si incarnava nelle mani, nel fiato e nell'indubitabile trasparenza di qualcuno che potevo amare.

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Ricordi dal sottosuolo.

_/-----------| 11.06.10 - 12:16 pm |-----------\_

Insomma, della storia universale si può dire tutto, assolutamente tutto ciò che può venire in mente all'immaginazione più sfrenata. Soltanto una cosa non si può dire: che sia ragionevole. Provate a dirlo e la parola vi si metterà di traverso nella strozza. E per giunta ecco che scherzo capita ad ogni momento: nella vita appaiono continuamente uomini profondamente morali e ragionevoli, persone sagge e amanti del genere umano, che si propongono appunto lo scopo di comportarsi per tutta la loro vita nel modo più morale e più ragionevole, e d'illuminare, per così dire, col proprio esempio i loro simili, con il fine di dimostrare agli altri che a questo mondo è effettivamente possibile vivere moralmente e ragionevolmente. Ebbene? E' noto che molti di questi amatori del genere umano, prima o poi, verso la fine della loro vita cambiano profondamente, dando origine ad aneddoti sul loro conto, e aneddoti talvolta estremamente sconvenienti. Adesso io vi domando: che cosa dunque ci si può aspettare dall'uomo, e cioè da un essere dotato di così strane qualità? Provatevi a seppellirlo sotto tutti i tesori terrestri, affondatelo nella felicità fino al collo, cosicché alla superficie vengano a galla solo delle bollicine; concedetegli un tale benessere che non gli resti più assolutamente nulla da fare se non dormire, mangiare pasticcini e preoccuparsi della continuità della storia universale; ebbene anche in tal caso l'uomo, per mera ingratitudine, unicamente per il gusto di sbagliare, sarà capace di commettere una mascalzonata. Metterà a rischio perfino i pasticcini, e a bella posta desidererà la più dannosa delle sciocchezze, la più antieconomica delle assurdità, col solo e unico scopo di mescolare a tutta questa ragionevolezza così positiva il proprio funesto elemento fantastico. --- Da noi in Russia, generalmente parlando, non c'è mai stato quel tipo di sciocco romantico tedesco e specialmente francese che vive con la testa nelle nuvole e sul quale non c'è nulla che faccia effetto, neppure se la terra gli rovinasse sotto i piedi o se la Francia intera morisse sulle barricate; lui resta sempre lo stesso, non cambierebbe nemmeno per decenza, e continua eternamente a cantare le sue sublimi canzoni, fino alla tomba, proprio perché è uno sciocco. Ma da noi, in Russia, sciocchi non ce ne sono; questo è noto, e appunto per questo ci distinguiamo dalle altre nazioni. --- [...] fino ad arrivare alla piazza Sennaja. E là, tra l'altro, cominceranno anche a picchiarti; questa è l'amabilità di quei posti; là i clienti non sono nemmeno capaci di fare all'amore senza picchiarti. Non credi che sia brutto là? Va' a vedere una volta, e forse te ne convincerai coi tuoi occhi. Una volta io ho visto una prostituta, davanti a un portone, di Capodanno. Quelli di casa l'avevano cacciata fuori per burla, a gelarsi un po', per punirla, perché aveva strillato troppo, e avevano chiuso la porta a chiave. Erano le nove del mattino e lei era già completamente ubriaca, scarmigliata, seminuda, piena di lividi. Era tutta imbellettata, aveva gli occhi cerchiati di nero, e il sangue le colava dal naso e dai denti: un cocchiere l'aveva ridotta a quel modo poco prima. Se ne stava seduta sulla scaletta di pietra e teneva in mano un pesce salato; strillava e raccontava qualcosa a proposito della sua sorte, e sbatteva il pesce sui gradini della scala. Sull'ingresso si affollavano cocchieri e soldati ubriachi e la stuzzicavano. [...] E vedi com'è finita? E che avrebbe detto se, proprio nel momento in cui sbatteva quel pesce sui gradini sporchi, ubriaca e scarmigliata, si fosse ricordata dei lontani, puri anni trascorsi nella casa paterna, quando lei andava ancora a scuola, e il figlio del vicino l'aspettava per strada e le giurava che l'avrebbe amata per tutta la vita e che avrebbe consacrato a lei tutto il suo destino, e promettevano di amarsi eternamente e di sposarsi non appena fossero diventati grandi? No, Liza, sarà una fortuna, una vera fortuna per te se morirai quanto prima di tisi, come quella che ti dicevo poco fa, dimenticata in un angoletto qualunque, in una cantina. --- - A proposito della neve fradicia - Quando, dalle tenebre della notte, Con la parola animata dal fuoco della convinzione Risollevai la tua anima caduta, E tu, in preda ad una profonda angoscia, Maledicesti, torcendoti le mani, Il vizio che ti teneva prigioniera; Quando, punendo col ricordo La coscienza desiderosa di obliare, Tu narrasti la storia Di tutto ciò ch'era stato prima di me, E a un tratto, nascondendoti il volto fra le mani, In preda alla vergogna e all'orrore, Ti abbandonasti alle lacrime, Commossa, sconvolta, Eccetera, eccetera, eccetera. --- - Fedor Dostoevskij

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Stasera

_/-----------| 05.06.10 - 7:49 am |-----------\_

tutti in Piazza dei Cavalieri. Tu mi manchi, e molto. Figuravo di essere rimpiazzato dai neomelodici, e non mi sbagliavo. So che passerai di qui. So sempre quando passi di qui. Lascia un segno e porta i miei saluti a Lino Banfi. Credo di essermi arrecato dei danni ingenti, anche visibili, letterali, concreti, per colpa tua, di quella che pensavo tu fossi o saresti potuta essere. Fino alla prossima crisi, dunque, tregua. [ status pleonastico funzionale al climax ] Potete smetterla di cercarvi su YouPorn. Tu sei sempre la donzella di un ottuso ottimista [ tralasciando ogni episodico regresso evolutivo della specie, della coppia o della femmina alpha ] ed io ho bisogno di qualcuno, fosse anche un'entità astratta, con cui poter discutere, finalmente, senza manifestazioni di rigetto. Probabilmente, mi accontenterò di bere e cantare.

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Via, via

_/-----------| 06.05.10 - 10:41 am |-----------\_

Vieni via con me. [Magari prima che ti sbrani.] [[Dato che, nonostante tutto, IO TI AMO, puttanella.]] Puoi sostenere che io non esista, ma esisto. Le parole e le immagini lo testimoniano. Non ti servirà a molto giocare a nascondino. A rendermi più feroce, forse. Non dissolverà la misura di quanto mi hai ingannato. Non renderà meno necessario affrontarmi. Di cosa ti lamenti, poi? La gabbia l'hai imbastita tu. - "Le uniche cose importanti della mia vita le ho vissute con te, perché non ti fidi di me?" Perché ho ragione, Katy. Tu non meriti fiducia. Indossi talmente tante maschere al giorno da riempire un teatro. Cosa vuoi sognare? Che ti tengano caldo il letto, che spengano sussiegosi i tuoi piagnistei, che lodino beati la tua biancheria striminzita e la tua profondità, senza mai chiedere in cambio nulla di giusto e vero? Avrai da passare al setaccio molti idioti. Tuttavia, dubito qualcuno riuscirà a intaccare la mia icona nella cerchia. Nonostante il buon litro di fiele nel fegato, sarei pronto a tornare al 18 Novembre anche subito. Pazzo suicida, come sempre. Avverto la necessità di divulgare i dettagli e le modalità della morte del mio cuore, con minuzia. Il che potrebbe avere anche un fine filantropico nei confronti degli inetti cui hai scelto o sceglierai di accompagnarti, salvaguardandoli, tramite piccoli scorci e accessibili moniti, da eventuali tue altre comparsate istrioniche. Ti recapito a casa un bel cazzo di plastica. Ti conosco. Mi manchi.
- Modificato il 19.05.10 - 3:19 am -

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Ora credo

_/-----------| 04.05.10 - 9:52 pm |-----------\_

sia giunto il tempo di tornare bambino, saltare sulle molle dietro casa al mare, lasciarsi spaventare e cullare dal ruggito delle onde, quando il sole china lentamente il capo oltre l'orizzonte. Illuso d'esser stato spettatore d'ogni possibile teatro di burattini, d'ogni possibile accozzaglia di surreali personaggi. Scoprire invece, con voce stridula, lessico e pause sbagliate... di poter dire ancora "grazie".
- Modificato il 04.05.10 - 9:52 pm -

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Ha vinto il primo demone

_/-----------| 28.04.10 - 3:43 pm |-----------\_

e tutto ciò che ti ho donato senza che lo meritassi, ora la voglio indietro. Puttana. Il y a personne qui ne gagne. Smettila di passar di qui, scemo. Hai avuto quel che volevi, o no?
- Modificato il 01.05.10 - 11:45 pm -

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