This is Tasmegalpa

Il blog di elianto84 aka jack202

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This Is Tasmegalpa - Encoded by Elianto84
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Si, già, beh,

_/-----------| 09.10.10 - 9:26 pm |-----------\_

mi è presa male. Estremamente male. Il principio è "ti amo e ti odio" in quanto: mi hai reso libero. Ma nessuno merita questo privilegio. Dovremmo restare in silenzio, in attesa che le autorità precostituite ci trafiggano. Sono disgustato. Probably I'm overreacting. Who cares. L'unico segno è trovare nella credenza del nonno un segno, una guida. Ma sono fenomeni così sporadici che mi strappano via pezzi di cuore e rigurgiti e asfalto e pioggia e.. perché non sei qui, mio inesistente Dio? Esistono spettatori dello scrigno, talmente tanti livelli prima di accedere alla fiducia indistruttibile, che l'intramolecolare anelastico è concorde, e la mia miseria non ambisce ad altro. Il sesso è sbagliato, ed anche la statura. Disgusto, universale. Cattiveria, anzi, nel senso di clausura entro le sbarre. Siete a bruciare cassonetti, come nelle banlieues francesi? Restateci.
- Modificato il 10.10.10 - 11:02 pm -

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Lo senti, Stefano,

_/-----------| 26.09.10 - 5:39 am |-----------\_

il clangore delle ruspe che si insidiano tra le frange del bosco? Annega di nero ogni insetto, ogni trepidante piccolo arto, scricchiolano gli stecchi sui lembi polverosi del sentiero, ribolle di desiderio l'edera mentre graffia il suo amante. Non giungerà il minimo chiarore prima che siano gru e gru, prima che gli eleganti e ridicoli esili sostegni svestano la forma del vanto, la linfa scorra a fiotti, gli artigli si mescolino alla carne per restarvi. Prima di far posto. SI INCUNEERA' CRUDO IL FREDDO ed avrà inizio una lenta processione di cadaveri in corazze di lamiera. Ciechi, sordi, deformi. Certi desiderosi di esplodere, altri di sciogliersi. Nessuno rovisterà nella cenere. Nuotare, riemergere. Te l'hanno mai insegnato, Stefano?
- Modificato il 26.09.10 - 5:54 am -

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Ockham's razor

_/-----------| 23.09.10 - 5:50 am |-----------\_

Quanto tempo servirà per spostarsi da Roma a Pisa? Se mi saprai sorprendere ti regalerò un Jack. E' piccolo e non eccessivamente peloso. Puoi utilizzarlo come soprammobile, moka o calcolatrice.

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Riflussi

_/-----------| 13.09.10 - 4:24 am |-----------\_

L'altra sera ero felice di sorseggiare una birra estremamente alcolica, offertami dal buon Matteo. A. orbitava sull'anello più esterno e giovane, captando forse qualche parola di tanto in tanto. Si è dissolta in poco, senza neppure un saluto sguaiato. Ma non è questo il punto. Maurizio aveva con sé un saggio di Huxley. Mi è tornato in mente un vecchio progetto, nato a Bologna mentre passeggiavo e tenevo stretta Monica. Si potrebbe scegliere una piazza frequentata, lontana dal traffico, portare con sé un libro e leggere, ad alta voce. Senza inutili toni recitativi, scadenze, appuntamenti, comitati. A titolo puramente masturbatorio. Anzi è proprio il profondo e radicale disinteresse, talvolta disprezzo - quando è evidente che non ne valga la pena, che non vi siano neppure erbacce che promettano di germogliare, quando la scena è di lotta tra emaciati pallidi smunti cadaveri che si rifugiano nella metropolitana e sterili idioti che imbracciano parole e sfoderano orologi - che il terreno è fertile per una radicale follia. Se solo non avessi questa febbriciattola, preannunciata con dovizia da un quasi gradevole abbassamento di voce, e da una sensazione di ruvido in gola molto meno piacevole - anche domani. Sì. "Solo da te ci si può aspettare una risposta del genere - sì, e basta - mi piace. Ma ovviamente non ho idea di come muovermi, dovrai farmi da bussola". Allora ero preparato, dolce Monica. Ora no. Non so neppure cosa aspetto. Forse resterò così per sempre. Per sempre raffreddato, per sempre solo, distinguerò nettamente il contorno della pietà negli occhi altrui, ma senza conseguenze, senza che nessuno alzi un dito. Porterò con me interi rotoli di carta straccia, per riporvi le mie brutte e inutili confessioni, in attesa di essere inghiottito dal Grande Niente. Qual è il punto?

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Invece no,

_/-----------| 02.09.10 - 12:55 am |-----------\_

non mi lascerò seppellire dai bisogni, non mi getterò tra le braccia di A, troppo lontane e povere, né sui binari. Ho intravisto una briciola preziosa in parole ed occhi più vecchi (già, incredibile) dei miei: anche se fosse, non è una tragedia. Eppure fantastico all'idea che le tue scelte idiote possano trasudare evidenza, quindi ricondurti da me, sconfitta, certo, ma senza tragedie. D'altronde posso constatarlo: mi leggi. Mi chiedo perché. C'è qualcosa di vivo?

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Questo pomeriggio, cullato dai binari,

_/-----------| 29.07.10 - 12:45 am |-----------\_

ho visto un aeroplano dalla carlinga tutta gialla parcheggiato pochi metri in là e fissato per una piccola eternità il contorno della splendida bocca di A. Tra i riflessi dei riflessi dei riflessi, le mie invalicabili paure da sventare, le confessioni che rivolgo solo a voi parziali sconosciuti (in chi altri riporre fiducia?), l'angoscia del ritorno a casa, il timore di un giudizio cui non sappia tener testa, il gorgoglìo di sangue, sale e bile, un avviluppante bisogno di comprendere e sperimentare l'affetto, lontano da tagliole e fili spinati. Mi mancherai moltissimo, A.
- Modificato il 29.07.10 - 12:46 am -

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La Paz, Azimuth, Utrecht, Cthulhu.

_/-----------| 26.07.10 - 4:50 pm |-----------\_

Puoi sentirne il respiro anche attraverso le grate, o i colori sfalsati di una mattina di agosto. E' l'artiglio sinistro di un leone assopito, è un tuffo da trenta metri tra scogli appuntiti. Si chiama coraggio. Il cielo ne fa dono alle stelle, perché possano trascinare i marinai fuori dalle tempeste, senza incertezze o tremori, per sempre.

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Gambetto di Donna, variante Katy.

_/-----------| 23.07.10 - 1:54 am |-----------\_


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Requiem

_/-----------| 29.06.10 - 4:42 pm |-----------\_

Che possa e debba, necessariamente, nascere da un'inezia, adesso mi disgusta; il materialismo, come il maschilismo, si afferma attraverso il suo opposto. Cosa può non fare un disperato? Sono troppo vecchio, per ogni cosa. Così voglio te, o voglio morire. Hai contro un mondo. Non te ne potrai più difendere. Io potevo affermare il contrario. Fosse solo perché era vero. Non riesco più ad apprezzare la leggerezza, anzi mi mette a disagio. Canuto discorde stupido Tiresia, chi mai potrà guardarti, tu chiedi sia vero e non abbia inizio. Sarà dura sostenere persino lo sguardo della più insulsa creatura. Sulla sua tomba dovranno incidere del silenzio, come tutti i doni ricevuti in vita. E' sempre stato evidente, evidentemente solo per me. Avrei dovuto capirlo subito. Sei facile da rubare. Non ritenertene al di sopra, o immune. Così ti allontano; nel mio modo ti proteggo. Ho pensato di inviarti una lettera con scritto "Scusami" ma leggendo qui so, so che sarà più forte. Ottusi vi detesto, ma forse avete retta. Niente che abbia avuto un altro padrone, o sia solo appartenuto, può essere davvero tuo, per destino. Se esiste è unico. Dunque unico anche in potenza. Non replicabile. Men che mai accidentalmente. A questo punto si può affermare che non esistano idee, ma solo esperienze, che tutto risponda ad una colossale causalità, che sia una sorta di lotta tra armadi dove trionfa... Non lo so, non capisco, in alcune occasioni mi sarò finto sordo. Desidero chiarezza, o esperienza, se vi si riduce. Vorrei aver già vissuto tutto cento anni fa, ora essere giovane, aver risolto e sapere dove mettere le mani, dove appoggiare la lama del coltello. Se vi sembra, se vi pare, allora è. Una sfida, una conta degli eroi e dei pazzi, nel cimento di cancellare il peso di un muro di spine. Discontinuo, intermittente, intollerabile. Bello essere umile. Devono dirtelo, e introdurlo tra gli apprezzamenti, affinché tu non pecchi di superbia. Loro hanno torto, e lo hai anche tu. E' l'unico possibile svolgimento. Che tu sia superbo, malizioso o inconscio della tua mediocrità. Sono pazzo perché voglio credere nelle favole? Una sola, che mi veda sia come artefice che protagonista. Neppure questa libertà ho? Stavi mentendo Augusto? Mi hanno derubato, di ciò che dicevi intoccabile, sicuro. La tua, allora, era una rassicurazione su un letto di morte. Aggravata dalla premeditazione, e dall'ovvia omissione. Spero nascerete stupidi, perché è limpido che l'imbecillità lima la consapevolezza, dunque riduce i danni. Anche se così non potrete punirvi a sufficienza, non potrete darmi ragione, non vi guadagnerete le porte del regno dei cieli, dove risiede quel mostro che mi limita attraverso il mio stesso pensare. L'esperimento è semplice. Voglio che il filo resti teso, la penna resti a contatto con il filo e allo stesso tempo transiti da qui a lì. Puoi usare una sola mano, sei pregata di far tutto né con eccessiva flemma, né con eccessiva rapidità. Al termine ti augurerò la pace, ma non sarò io a fartene dono. Mentre in lontananza romberanno dei tuoni, mi spegnerò.

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Triste, solitario y final

_/-----------| 19.06.10 - 5:41 am |-----------\_

Esiste un pantheon per le divinità portatrici di concordia e redenzione. Non parlo di simulacri, surrogati, teatrini di periferia, liriche da concorso composte con le solite, stesse, sempiterne parole (è notte - il calore - - il sorriso - il buio - la luce - il mare - i gabbiani - i bambini, mescolate e condite con diversi, inutili, punti esclamativi), ma di qualità dirette e tangibili, anche se un po' crude e per questo poco investigate dai tremolanti pavidi cuoricini di femminuccia. Parlo di matematica, di letteratura, e stanotte soprattutto di pallone. Mi piace intrattenermi in piazza a notte fonda, a cantare, bere e tirare quattro calci ad un pallone. Mi duole persino privarvi del vostro acuto momento psicanalitico, ammettendo candidamente che sì, è uno sgraziato tentativo di resistere al tempo, e che sì, è un modo per godere di leggerezza, disadorna di fastidiosi e adulti scrupoli morali. Mi hanno paragonato a Maradona, probabilmente più per la statura e l'acconciatura che per le doti tecniche, ma poco importa. Quel che importa è che è stato un "deja vu", anzi un "deja entendu". Ero a San Giovanni in Venere, un posto con una meravigliosa vista sul litorale di Fossacesia, tanti fichi d'India e una graziosa chiesetta, dove i miei genitori si sono sposati nel lontano e caldo luglio del 1983. Avevo nove o dieci anni. Un gruppo di ragazzi giocava a calcio sullo spiazzo d'erba di fronte al monastero. La gita fuori porta mi annoiava e volli subito aggregarmi a quei giovani sconosciuti, infischiandomene degli sguardi severi di mia madre, che palesemente disapprovava, in linea con il suo pensiero sempre molto rigido, quasi militaresco. Fatto sta che i giovanotti accolsero il piccolo Jack senza obiezioni, mostrando anzi una certa curiosità per la foga agonistica del nuovo arrivato. Il desiderio di rivalsa nei confronti dell'universo nella sua più ampia accezione si manifestò pochi minuti più tardi, con un goal in sforbiciata del piccolo Jack - manifestazione funambolica naif, ma di sicuro impatto. Il commento del centrocampista più anziano fu lapidario ma esaustivo: "Fre, Maradona!" - per l'appunto. Il pastone di vino e polvere, sulle mani e sulla bocca, mi ha fatto ricordare il sapore dell'"erba sulla". Un gambo fibroso e molto dolce. Ma questa è una storia che racconterò un'altra notte. Mi preme di salutare Giancarlo Ferrigno, invitandolo a calcare di nuovo i palchi underground, e José Saramago, che oggi se n'è andato, ma non per davvero.

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